Resta in carcere il vicegovernatore (autosospeso) della Lombardia, Mario Mantovani, dopo aver respinto tutte le accuse che gli vengono rivolte – corruzione, concussione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio – sia nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Stefania Pepe sia in quello di ieri pomeriggio davanti al pm Giovanni Polizzi. Tutte, tranne una: quella di essere il vero proprietario di Spem Srl. Un’ammissione importante, perché Spem Srl è la società che secondo i magistrati custodisce il tesoro immobiliare del politico, ammontante secondo le stime della Procura a 11,2 milioni di euro: 40 immobili e 8 terreni sparsi tra Arconate, Busto Garolfo e Milano, oltre a una villa del ‘700 con un parco immenso nel cuore della valle del Ticino, a Cuggiono. Un patrimonio cumulato negli anni, le cui origini risultano però sconosciute. Tanto che, dopo le perquisizioni nelle sedi delle cooperative riconducibili a Mantovani, avvenute martedì 13 ottobre appena dopo l’arresto, si indaga ora anche sui soldi. La famiglia del politico, come lui stesso ripete, “ha origini contadine” e Mantovani, fino all’età di 40 anni, è un professore nelle scuole medie, di religione e di francese. Poi, nel 1990, fonda la prima cooperativa (Sodalitas), cui segue sei anni più tardi Fondazione Mantovani e tutte le altre. Si tratta però di onlus, che godono di un regime fiscale ultra agevolato proprio perché non hanno scopo di lucro, devono chiudere i bilanci in pareggio e, se c’è un attivo, non può essere ridistribuito tra i soci, bensì reinvestito in servizi per anziani e disabili. Dunque, si domandano i magistrati, da dove vengono tutti questi soldi, con cui Mantovani ha cumulato un tesoro milionario?

La storia di Spem Srl comincia il 30 gennaio del 1987. Amministratore delegato è da sempre Stefano Sacchi, ragioniere commercialista, milanese, 60 anni, pure lui indagato (concorso in abuso d’ufficio) nell’inchiesta sulla compravendita di un palazzo seicentesco ad Arconate, villa Taverna. Spem è controllata da due società fiduciarie (ovvero società ‘segrete’: vengono nominati prestanome che amministrano per conto terzi): Fidital Srl che detiene l’80% delle quote e Servizio Italia per il restante 10%. Secondo la Procura c’è Mantovani dietro Fidital, allo scopo di controllare Spem. Circostanza che il politico ha in sostanza ammesso. Del resto, già l’anno scorso, era comparso per un breve periodo sul sito di Regione Lombardia uno strano documento. Mantovani, come tutti i consiglieri, deve rendere pubblici reddito e patrimonio immobiliare della propria famiglia. E alla voce ‘partecipazioni in società’ si legge: “90% Spem Srl” (il restante 10% è del figlio Vittorio).

Inutile andare a chiedere alla sede della società, a Milano in corso Venezia 61: nessuno ha mai sentito parlare di questa Spem. Che però, si legge in un’informativa della Procura, “risulta essere intestataria di ingente patrimonio immobiliare, verosimilmente riconducibile a Mario Mantovani”. Ad Arconate, paese dove il politico è stato assessore all’Urbanistica dal 1983 al 1988 e sindaco per 13 anni, dal 2001 al 2013, Spem possiede 8 terreni di piccole dimensioni: da 100 a 300 metri quadrati. Sempre ad Arconate, Spem è intestataria di vari immobili in via Silvia Pellico, di una palazzina a due piani e altre proprietà in via IV Novembre, di parecchi immobili in piazza Libertà, fra cui un appartamento più box (in usufrutto a Marinella Restelli, moglie del politico), di un grande edificio in centro in usufrutto a Fondazione Mantovani, di alcuni locali in vicolo San Rocco (utilizzati dalla cooperativa Sodalitas), di un magazzino in via XXIV Maggio e di un rustico. Nel comune di Busto Garolfo, invece, le proprietà di Spem sono 7, tutti in via Alessandro Manzoni: 6 appartamenti più un magazzino. A Cuggiono Spem possiede 18 unità immobiliari, tutte facenti parte di villa Clerici di Rovellasca, un edificio del ‘700 con annesso grande parco, sul quale grave ancora un mutuo da 900 mila euro. A Milano, infine, a Spem è stato concesso nel 2002 un mutuo da 7,2 milioni di euro per l’acquisto di più unità immobiliari in via Franco Faccio, fra cui un edificio di categoria D/4 (cioè la classificazione di ospedali e case di cura) e uno di categoria B/1 (ospizi e ricoveri). Usufruttuario di entrambi, anche stavolta, risulta essere Fondazione Mantovani. Di cosa da spiegare ai magistrati, il politico berlusconiano, ne ho davvero molte.