Per i medici, già sul piede di guerra per il decreto sugli esami “non necessari” e i tagli al Fondo sanitario nazionale attesi nella legge di Stabilità, è la goccia che fa traboccare il vaso. Una direttiva del ministero delle Finanze pubblicata in Gazzetta ufficiale il 7 ottobre e in vigore dal 22 aumenta a 50mila euro la multa massima che potrà essere inflitta a chi non trasmette per tempo e senza errori all’Agenzia delle Entrate i dati sulle spese sostenute dai pazienti ai fini della nuova dichiarazione dei redditi precompilata. Al contrario, sostiene la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), via XX Settembre aveva assicurato che non ci sarebbero state sanzioni. Il presidente degli odontoiatri Giuseppe Renzo e il segretario della Federazione dei medici di base Giacomo Milillo hanno sollevato il caso e martedì la Fnomceo ha di fatto dichiarato guerra al Tesoro: per reazione non collaborerà più con il ministero. Da ora in poi “non fornirà alcun dato relativo agli Albi dei professionisti” e gli Ordini provinciali, “non svolgeranno alcun ruolo per il rilascio delle credenziali ai singoli iscritti”.

Come è noto il modello 730 precompilato non comprende, nella sua prima versione, le spese sanitarie. Il decreto sulla Semplificazione fiscale ha previsto che tutti i soggetti che erogano servizi sanitari (medici, ospedali, ambulatori e farmacie) debbano trasmettere le informazioni al fisco in modo che siano integrate nella dichiarazione. La direttiva di via XX Settembre, che integra la legge, ha specificato che “in caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati (…) si applica la sanzione di euro 100 per ogni comunicazione, con un massimo di euro 50.000″. Il tetto si riduce a 20mila euro se la comunicazione è trasmessa in modo corretto entro 60 giorni, mentre la multa non si applica se il medico rimedia entro cinque giorni.

“Ancora una volta la semplificazione della pubblica amministrazione è scaricata su spalle dei medici”, attacca Milillo, chiedendo “se il ministero dell’Economia consideri che gli studi medici dispongano di un apparato amministrativo in grado di sostituirsi all’amministrazione fiscale, se i professionisti se ne debbano accollare l’onere delegando commercialisti esterni o se ritenga invece che il medico se ne debba occupare personalmente togliendo tempo all’ascolto e alla cura delle persone”. Tutto questo, peraltro, “si aggiunge alla minaccia di sanzioni del prossimo cosiddetto decreto sull’appropriatezza e al continuo appesantimenti burocratico della professione”.

Lo “stupore” per il provvedimento, sostengono i medici, “è tanto maggiore se si pensa che era stato lo stesso ministero dell’Economia e della Finanze a convocare la Fnomceo, per comunicare – a decisioni ormai prese – l’obbligo e le modalità di trasmissione e a richiedere la collaborazione della Federazione per l’invio nel formato opportuno dei dati degli iscritti agli Albi e quella degli Ordini provinciali per il rilascio delle credenziali ai professionisti. In quest’occasione, proprio il ministero assicurava che non vi sarebbero state sanzioni“.