Lo hanno seguito per portargli via i soldi appena prelevati. E lo hanno rapinato con una pistola giocattolo, priva di tappo rosso. Il gioielliere ha reagito e ha sparato, uccidendoli. Adesso è indagato per eccesso colposo di legittime difesa. E’ questa la prima ricostruzione dei carabinieri che indagano sul duplice omicidio avvenuto intorno a mezzogiorno a Ercolano, in provincia di Napoli, nel parcheggio di un magazzino di bibite e detersivi all’angolo tra via Alveo all’angolo e corso Resina, non lontano dagli scavi.

Il commerciante di preziosi, 68 anni, era appena uscito dal Banco di Napoli di via IV Novembre, da cui aveva ritirato almeno cinquemila euro e stava entrando nel deposito di proprietà di un parente. I due banditi a volto scoperto e a bordo di uno scooter lo hanno avvicinato nel parcheggio. A quel punto l’uomo ha sparato alcuni colpi con una pistola regolarmente denunciata (aveva da poco rinnovato il porto d’armi): una Beretta calibro 9×21, che è stata sequestrata.

I cadaveri dei due rapinatori sono stati trovati a distanza di pochi metri l’uno dall’altro. I carabinieri li hanno identificati. Si tratta di Bruno Petrone, di 53 anni, residente nel quartiere Secondigliano, e di Luigi Tedeschi, di 51 anni, residente al Rione Sanità, entrambi con precedenti specifici alle spalle. Addosso a uno dei due sono stati trovati i cinquemila euro del 68enne. Mentre nel piazzale del deposito sono stati raccolti 6-7 proiettili calibro 9×21.

Il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli Pierpaolo Filippelli ha interrogato il commerciante nella sede della Tenenza dei carabinieri di Ercolano: è indagato in stato di libertà. “Non ho sparato per i soldi – ha detto durante l’interrogatorio e di cui ha riferito il suo avvocato Maurizio Capozzo – ma perché mi hanno puntato la pistola in faccia e ho temuto per la mia vita”.

Sul luogo del duplice omicidio si sono presentati anche alcuni parenti di uno dei due pregiudicati, tra cui anche la moglie. “Ha sbagliato anche lui e deve pagare”, ha gridato riferendosi al gioielliere. “E’ colpa dello Stato”, ha urlato un ragazzo.