I risultati del Piano casa di Maurizio Lupi? Per il momento non pervenuti. A meno che non si vogliano considerare un successo i 204 contratti rinnovati in tutta Italia a chi senza colpa non è riuscito a pagare l’affitto, quando nel 2014 gli sfratti per morosità, colpevole e non, sono stati 69mila. Le norme che avrebbero dovuto risolvere l’emergenza abitativa, a un anno e mezzo dall’approvazione da parte del governo del decreto voluto dall’ex ministro delle Infrastrutture sono ancora al palo. Restano in gran parte inutilizzati i fondi stanziati per aiutare le persone disagiate, che hanno perso il lavoro o si sono ammalate all’improvviso, e evitare loro lo sfratto. Mentre, a causa dei ritardi dei decreti attuativi, sono ben lontani dal partire gli interventi di recupero degli alloggi di edilizia popolare da rendere disponibili a una piccola parte delle 650mila famiglie in graduatoria da anni per una casa. Eppure proprio con l’utilità di tali misure Lupi aveva giustificato a febbraio la decisione di non inserire nel decreto Milleproroghe la consueta proroga a lungo termine degli sfratti per finita locazione, sostituita questa’anno dalla possibilità di una mini sospensione di quattro mesi per casi i più gravi. Una scelta già allora giudicata insufficiente dai sindacati, con il segretario nazionale dell’Unione inquilini Massimo Pasquini che a mesi di distanza parla di “una vera e propria debacle sociale delle politiche abitative del governo, basate su contributi insufficienti e con una incapacità di spesa imbarazzante da parte di comuni e regioni”.

Fondi in gran parte non utilizzati – Per aiutare le famiglie che fanno fatica a pagare l’affitto, il Piano casa ha rifinanziato il Fondo nazionale per l’accesso alle abitazioni in locazione, portando a 100 milioni la disponibilità sia per il 2014 che per il 2015. Il governo ha successivamente deciso di riservare il 25% della quota 2015, ovvero 25 milioni, alle famiglie disagiate sottoposte a procedure esecutive di sfratto per finita locazione. Con risultati però assai deludenti, come risulta dai dati dello stesso ministero delle Infrastrutture, nel frattempo passato sotto la guida di Graziano Delrio. Su una disponibilità complessiva per il biennio 2014-2015 che con i finanziamenti degli enti locali arriva a oltre 324 milioni, al 30 giugno le risorse assegnate dalle regioni ai comuni sono state di appena 93,7 milioni, di cui solo 88 milioni effettivamente trasferite. Va ancora peggio se l’analisi si limita alla riserva del 25%, con trasferimenti ai comuni di appena 3,5 milioni su 25. Un dato che restituisce una situazione di “pressoché inutilizzo”, per dirla con le parole pronunciate di recente dallo stesso sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro in risposta a un’interpellanza del deputato del Pd Roberto Morassut.

Nessuna buona notizia nemmeno per quanto riguarda il Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli, rifinanziato con il Piano Casa fino a raggiungere i 266 milioni per i sette anni dal 2014 al 2020, a cui poi va aggiunto quanto messo a disposizione a livello locale. Per il periodo 2014-2015, su un totale di 83,4 milioni, di cui 68,5 statali, le risorse assegnate al 30 giugno dalle regioni ai comuni sono state 23,5 milioni, mentre quelle effettivamente trasferite poco più di 12. Soldi che hanno consentito di rinnovare 204 contratti, rinegoziarne 38 con un canone inferiore, stipularne 78 nuovi a canone concordato, ritardare l’esecuzione di 501 sfratti e assegnare 31 alloggi popolari. Solo una goccia nel mare degli oltre 77mila provvedimenti di sfratto del 2014 (il 5,3% in più del 2013), di cui 69mila per morosità. Ed è di nuovo il sottosegretario Del Basso De Caro a sottolineare la criticità della situazione, parlando di un “utilizzo non soddisfacente delle risorse impiegate da parte degli enti beneficiari”.

Sunia: “Procedura troppo pesante, soldi arrivano quando sfratto c’è già stato” – Tra i problemi del decreto Lupi, secondo Aldo Rossi, responsabile dell’ufficio legislativo del sindacato degli inquilini Sunia, c’è quello di “prevedere la distribuzione dei contributi attraverso bandi comunali solo dopo una serie di passaggi che appesantiscono troppo la procedura, tanto che i soldi arrivano quando ormai il rapporto tra l’inquilino e il proprietario si è guastato e lo sfratto è già stato eseguito”. Di decreto che “non funziona” parla anche l’assessore alla Casa di Milano Daniela Benelli, che a Repubblica ha detto: “Le regole troppo stringenti non rassicurano i proprietari che, di conseguenza, non vogliono rischiare di accumulare altre perdite. Come Anci abbiamo chiesto al governo di modificare il decreto per intervenire prima che si arrivi allo sfratto”. Del resto a luglio, in risposta a un’interrogazione della deputata del M5S Federica Daga, era lo stesso governo a individuare tra i possibili interventi migliorativi quello di “studiare o rafforzare strumenti a livello locale che favoriscano il passaggio ‘da casa a casa’ utilizzando le risorse già disponibili”, in modo da “indirizzare le risorse che si renderanno disponibili più verso una logica di ‘prevenzione’ e affiancamento dei soggetti che possono divenire morosi incolpevoli piuttosto che intervenire a posteriori”. Parole che per il momento sono rimaste sulla carta.

Gli interventi di recupero degli alloggi popolari? Mai partiti – Ancora più nera la situazione del Programma di recupero di immobili e alloggi di edilizia residenziale pubblica, a cui il decreto di Lupi ha destinato 467,9 milioni di euro. Di questi 67,9 milioni dovrebbero finanziare piccoli interventi fino a 15mila euro per rendere disponibili il prima possibile una parte dei 16mila appartamenti al momento non utilizzati, mentre 400 milioni spalmati su 10 anni servirebbero a manutenzioni straordinarie più consistenti. Ma la somma sinora impiegata fa cifra tonda: zero euro. Il decreto attuativo infatti è stato pubblicato in gazzetta ufficiale solo a maggio, più di un anno dopo l’approvazione del Piano casa da parte del consiglio dei ministri. E dava tempo fino al 18 settembre perché le singole regioni inviassero al ministero la lista degli interventi programmati. Hanno risposto tutte, tranne la Campania che ha chiesto ancora più tempo. Mentre i lavori non sono ancora iniziati da nessuna parte, con i primi interventi che ormai potranno essere portati a termine solo dopo i primi mesi dell’anno prossimo. “Il governo – accusa Daga – non ha alcuna intenzione di risolvere il problema dell’emergenza abitativa, che ormai non è più emergenza. Ma una situazione cronica da 30 anni, con nuovi poveri e nessuna soluzione per loro”.

@gigi_gno – luigi.franco.lf@gmail.com