“La revisione della spesa? Funziona, sta andando e sta andando bene ma non butto via il bambino con l’acqua sporca: tagliamo 1000 poltrone e non la sanità“. Così Matteo Renzi, a In mezz’ora, ha negato quello che il suo governo ha scritto nero su bianco nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza: il profilo della spending review sarà “più graduale” rispetto a quanto previsto nella prima versione del Def, quella approvata lo scorso aprile. Questo perché, si legge, “il taglio delle spese riduce l’impatto favorevole sulla crescita della cancellazione delle clausole di salvaguardia“. Dunque il taglio della spesa pubblica non sarà di 10 miliardi ma si fermerà, stando alle anticipazioni, intorno ai 7. Eppure il premier, nel giorno in cui il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici avverte che l’eliminazione delle tasse sulla prima casa va coperta proprio con i tagli alla spesa pubblica, non lo ha ammesso. E ha preferito battere sul tasto delle “poltrone” tagliate e sulla crescita che riparte (“è stato prevista al rialzo al +0,9%, ma secondo me arriviamo all’1%”). Poi ha ripetuto che non ci saranno riduzioni dei fondi destinati alla sanità, anche se lui stesso ha detto che l’anno prossimo saranno 111 miliardi contro i 113,1 previsti.
def nota
Poi Renzi ha annunciato che con la legge di Stabilità che verrà presentata entro il 15 ottobre verrà ridotto il canone Rai: “Oggi costa 113 euro, il prossimo anno costerà 100 euro”. E ci sarà un meccanismo per cui “chi è onesto e paga, paga meno”. Per farlo “credo che lo strumento che verrà scelto sarà la bolletta”. Idea vecchia, quella del canone nella bolletta elettrica: se ne è tornato a parlare nella primavera 2014 e il governo avrebbe voluto introdurla nella manovra dello scorso anno, ma l’ipotesi fu archiviata dopo le critiche del presidente dell’Autorità per l’energia Guido BortoniIl taglio dell’Ires, promesso per il 2017, sarà poi anticipato “almeno in parte” all’anno prossimo e non solo per le imprese del Sud, perché in quel caso finirebbe nel mirino di Bruxelles come aiuto di Stato.
“Io voglio l’economia più forte d’Europa”, ha detto l’inquilino di Palazzo Chigi. “Per questo nel 2017 porteremo il peso delle tasse pagate dagli imprenditori sugli utili sotto il 25% che è il livello della Spagna, il più basso d’Europa. Contro il 31,4% attuale, il 32% della Francia e il 30% della Germania”. Smentita invece l’indiscrezione secondo cui la “digital tax” entrerà in vigore già il prossimo anno: “Dobbiamo trovare un modo per far pagare le grandi multinazionali ma ‘cum grano salis’ e a livello europeo. O l’Europa lo fa nel 2016 o noi nel 2017, abbiamo detto. Ma dobbiamo evitare di farla percepire come una tassa sull’innovazione“.
Sul fronte delle entrate, Palazzo Chigi punta sul rientro dei capitali, a cui grazie alla proroga decisa la settimana scorsa si potrà aderire fino a fine novembre. “Il primo miliardo e mezzo è già entrato”, ha detto Renzi, e “sul prossimo anno saremo molto prudenti nella legge di Stabilità, metteremo poco: 2-2,5 miliardi. Ma sono convinto che dalla Svizzera arriverà una cifra intorno ai 5 miliardi“.