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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi continua a dire che non ci saranno tagli al sistema sanitario nazionale. In realtà, con l’aiuto di una giovane studentessa di medicina dell’Università di Firenze, Marta Tilli, scopriamo che non è così.

Infatti la legge n. 28 della Regione Toscana nasce in risposta alla riduzione, da parte dello Stato, dei finanziamenti alla sanità, una riduzione che, per questa regione, si aggira fra i 250/350 milioni di euro. Decreta l’accorpamento delle Aziende Sanitarie Locali (ASL), che da 12 diventeranno 3, con diminuzione del numero dei dirigenti, come sbandiera ai quattro venti il nostro presidente del Consiglio.
“La macro-fusione delle ASL è priva della minima giustificazione tecnico-scientifica”, mi dice Marta Tilli, almeno secondo studi di rilievo come quello del King’s Fund “Future organisational models for the NHS” del 2014, dove si osserva che “su 112 fusioni di ospedali 102 non hanno mostrato alcun miglioramento della produttività e neppure della posizione finanziaria”. Però rappresenta un ottimo elemento di distrazione per la popolazione: la Regione ci dice che si propone di far fronte alla mancanza di fondi tagliando i vertici e riorganizzando il sistema. Questo è quello che dice Renzi e anche la proposta della nuova legge di riorganizzazione sanitaria della Regione Lombardia di Roberto Maroni.

La realtà è leggermente diversa almeno in Toscana dove la regione ha diminuito il personale sanitario di 1500 unità. A seguito di ciò nel giro di poche settimane ha chiuso centri di eccellenza, come la Stroke Unit e la Tossicologia dell’ospedale universitario di Firenze, eliminati per recuperare personale con cui colmare i vuoti lasciati dai prepensionamenti. Ovunque le liste d’attesa si sono allungate.

Quindi la riforma sanitaria Toscana non solo non è validata dal punto di vista scientifico, ma non ha evitato e non eviterà gli ennesimi interventi di ridimensionamento della sanità pubblica a favore di un aumento dell’offerta privata. In tali condizioni i cittadini sono nascostamente indirizzati ad usufruire delle convenienti tariffe delle strutture private, in certi casi più basse dei ticket sulle prestazioni richiesti dal Ssn.

“La cittadinanza toscana si è mobilitata”, conclude Marta Tilli, e si sta mobilitando, per promuovere un Referendum che dica no ad una riforma populista e probabilmente poco efficace, ma che soprattutto dica no allo smantellamento del sistema sanitario pubblico che ormai va avanti da anni e che non accenna a fermarsi.

Occorrerebbe che si mobilitasse l’Italia perché il caso Toscana corrisponde al caso Italia. Presidente Renzi e ministro Beatrice Lorenzin quando inizierete una vera rivoluzione sanitaria basata sul risparmio e non su tagli?