«L’Italia è un paese con un grave difetto di laicità, in cui la nostra libertà di essere, di amare e di decidere, è spesso negata e delegata ad altri. A settant’anni dalla fine della guerra la Repubblica non ha ancora reso pienamente operanti i principi della Costituzione che proclama l’uguaglianza dei cittadini indipendentemente da ogni loro condizione personale e sociale, e la piena libertà di religione, garantendo finalmente a tutti parità di trattamento e riconoscendo i diritti dei non credenti». Comincia così il manifesto politico della manifestazione di domani, intitolata “Le nostre vite, la nostra libertà” – e per cui è stato creato l’hashtag #Milano3Ottobre – che si terrà nel capoluogo lombardo in piazza del Cannone a partire dalle 14.00 e organizzata da “I Sentinelli”, movimento nato nel 2014 in contrapposizione alle famigerate sentinelle in piedi.

Un appuntamento al quale, così come dichiara il portavoce Luca Paladini, è importante partecipare perché da troppo tempo la voce dei laici rimane nel chiuso delle nostre coscienze e, molto spesso, inascoltata da una classe politica più attenta ad obbedire ai diktat delle gerarchie ecclesiastiche che ad accogliere le istanze della società civile. E anche questa legislatura sembra non fare eccezione, come ci dimostra il tira e molla sulle unioni civili e il silenzio su altre questioni: la legge contro l’omofobia è impantanata da anni al Senato, lo stesso che a sentire i maggiorenti del Pd dovrebbe approvare il ddl Cirinnà; le discriminazioni contro le persone Lgbt non trovano il dovuto stigma da parte delle istituzioni (ministero della Pubblica Istruzione in primis), e ce lo ricorda il caso del ragazzo gay lasciato fuori dall’aula nella scuola privata di Monza, a causa del suo orientamento sessuale; o ancora, in regioni come la Lombardia è praticamente impossibile ricorrere all’interruzione di gravidanza. Di fronte a questi eccessi i partiti di ogni schieramento, con poche lodevoli eccezioni, non forniscono appropriate risposte democratiche. Per tali ragioni Milano scende in piazza.

Una manifestazione, quella di domani, che non si concentra solo sulla questione dei diritti delle persone Lgbt, ma che spazia anche su altri temi: la legge 194, da proteggere oggi più che mai, il trattamento di fine vita, la fecondazione assistita e la tutela della scuola pubblica, laica e democratica. Tutti temi abbandonati dai palazzi di potere e quindi divenuti “pascoli felici” per le scorrerie dei poteri religiosi che pongono il loro veto nei confronti dei diritti individuali e dei diritti affettivi della nostra società.

Le adesioni a “Le nostre vite, la nostra libertà” sono tante e importanti e coinvolgono esponenti della politica, della cultura, della fede fino ai singoli elementi della libera cittadinanza. In prima linea troviamo i nomi del Partito Radicale, da Emma Bonino a Marco Cappato, il leader di Sel Nichi Vendola e il sindaco democratico di Pavia Massimo Depaoli. Ascolteremo le parole di Beppino Englaro e di Mina Welby, con la loro esperienza rispetto alla questione del testamento biologico che ha scosso le coscienze del paese pochi anni or sono. Ci sarà anche don Franco Barbero, il sacerdote sospeso da Ratzinger per le sue parole di accoglienza nei confronti delle famiglie composte da persone dello stesso sesso. E poi personaggi del mondo del teatro e dello spettacolo – quali Renato Sarti, Lella Costa (che ha anche girato un video in sostegno dell’iniziativa), Manuela Doriani e Elio De Capitani – e della letteratura come Matteo B. Bianchi e Sebastiano Mauri. Ci saranno, infine, i racconti di cittadini e cittadine che ogni giorno affrontano il loro quotidiano con la dignità delle proprie scelte e delle singole identità, che contribuiscono a rendere grande e forte il nostro paese, attraverso il lavoro di tutti i giorni, il volontariato e l’associazionismo, la politica attiva. Persone che lo Stato finge di non vedere e per le quali domani Milano lancia un messaggio forte e inequivocabile: quello della laicità delle istituzioni e dell’autodeterminazione del proprio essere. Un messaggio di democrazia, insomma. Ogni tanto fa bene ricordarlo ai nostri politici e ai partiti che ci governano.