“Attenzione che i profughi non vengano impegnati per lavorare gratis dai Comuni in difficoltà di bilancio”. La Legacoop Emilia Romagna mette in guardia sul tema degli immigrati richiedenti asilo e sulle loro “attività di volontariato” nei comuni emiliano romagnoli. “La mia per ora è solo una preoccupazione che poggia sulle difficoltà economiche che molti comuni hanno nel mantenere in vita dei servizi. E quindi la tentazione di poter continuare a svolgere delle attività utilizzando dei volontari, in questo caso i migranti, non è un aspetto da sottovalutare”, ha detto il numero uno regionale del settore sociale delle coop rosse, Alberto Alberani, in un’intervista a Redattore sociale.

Le sue parole arrivano a pochi giorni dalla firma di un protocollo tra Regione Emilia Romagna, Prefetto di Bologna, sindacati e altre realtà (tra cui la stessa Legacoop), che regola le attività che i profughi possono svolgere per dare un contributo a chi li ospita: per esempio pulire strade, curare parchi e giardini pubblici. Secondo il protocollo, ai profughi che accetteranno di svolgere queste attività in modo volontario, verranno garantiti, oltre all’assicurazione, percorsi di orientamento e formazione. Non uno stipendio. “La decisione di consentire ai migranti che sono in attesa di un permesso di svolgere dei lavori socialmente utili è una scelta nobile che si muove in un percorso d’integrazione”, ha spiegato Alberani. “Però, ho il timore che a lungo andare qualche comune possa sostituire il lavoro svolto delle cooperative sociali con quello dei volontari”.

Il dirigente cooperativo con queste frasi ha però anche riaperto la ‘guerra’ tra la Legacoop Comune di San Lazzaro di Savena alle porte di Bologna. “Per esempio, il comune di San Lazzaro – si legge nell’intervista – ha chiesto ai migranti che ospita di svolgere come attività di volontariato il lavoro di pulizia dei muri della città. La stessa operazione a Bologna la fanno i lavoratori della cooperativa sociale Fare Mondi. Non dico che domani saranno sostituiti, però potrebbe accadere”.

Pochi giorni fa era scoppiato il caso della cosiddetta Colata di Idice: il sindaco Pd Isabella Conti aveva denunciato ai Carabinieri presunte pressioni subite dopo avere deciso di bloccare la costruzione di un nuovo quartiere in cui avrebbero dovuto lavorare anche alcune coop rosse. E ora una causa tra i costruttori e l’amministrazione è pendente al Tar, mentre la Procura di Bologna per la vicenda delle presunte minacce ha indagato tra gli altri il direttore generale di Legacoop Bologna Simone Gamberini.

Subito è arrivata la replica del vicesindaco Claudia D’Eramo, che implicitamente lega le parole di Alberani proprio alle vicende della Colata: “È evidente una sorta di rivalsa rispetto all’immagine offuscata in questi giorni della Legacoop proprio da San Lazzaro, anche perché dei vari Comuni apripista (Budrio, Sasso Marconi e San Lazzaro) Alberani ‘bacchetta’ solo San Lazzaro. Inelegante e inefficace”. Poi la vice di Isabella Conti, in un lungo sfogo su Facebook prosegue: “Legacoop solleva il problema perché i ragazzi sono neri? – scrive D’Eramo – Un cittadino virtuoso è tale solo se strutturato e sanlazzarese da dieci generazioni? O anche chi temporaneamente abita la nostra città può avere il desiderio di contribuire e la dignità di essere riconosciuto, non solo in quanto rifugiato, ma anche in quanto cittadino attivo? Colgo in questa distinzione una sottile ma pericolosa forma di razzismo”.

Dopo queste parole è arrivata la controreplica delle coop rosse: “Non c’è nessuna guerra di Legacoop e delle cooperative sociali contro i profughi; anzi, quello che è stato detto è anche a loro tutela”, ha spiegato il segretario regionale Giovanni Monti in una nota. “Alberani – prosegue Monti – ha espresso una preoccupazione che condivido: quella che i profughi non vengano impegnati da Comuni in difficoltà di bilancio sostituendo chi presta regolarmente servizi. Che così non debba essere è scritto a chiare lettere nell’accordo firmato in Regione (quello del 23 settembre, ndr) anche con il contributo (e la firma) delle cooperative sociali, dello stesso Alberani e del Forum del Terzo Settore”.