Il pm di Torino Raffaele Guariniello ha aperto un’inchiesta sul caso dei dati sulle emissioni dei motori diesel manipolati da Volkswagen. Il fascicolo, al momento a carico di ignoti, riguarda le auto della casa tedesca che circolano in Italia. Sono già stati ipotizzati alcuni reati, tra cui la frode in commercio e disastro ambientale. Le verifiche della Procura saranno estese anche alle vetture di altre case automobilistiche. Gli accertamenti sulle auto che circolano in Italia sono stati affidati ai carabinieri del Nas.

Intanto, sempre dal capoluogo piemontese, il presidente di Fiat Chrysler John Elkann fa sapere di essere “particolarmente felice che Fca sia tra le società nel mondo più rispettose dell’ambiente“. Alla richiesta di un commento sullo scandalo, il presidente della Fca ha detto che “quello che accade ai concorrenti sono fatti che noi non commentiamo. Indubbiamente quello che è avvenuto molto grave, vedremo di capire meglio perché so che le indagini proseguiranno”. Subito dopo però il presidente della finanziaria Exor ha puntualizzato di essere “particolarmente felice che Fca sia tra le società nel mondo più rispettose dell’ambiente”. L’erede di casa Agnelli ha poi sposato la linea dell’associazione dei costruttori europei, Acea, sostenendo che “quanto accaduto a Volkswagen non è un fatto legato a dei problemi dell’industria automobilistica” ma “un fatto specifico della società in questione”.

In mattinata l’amministratore delegato di Volkswagen Italia, Massimo Nordio, ha risposto in modo interlocutorio al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che insieme all’omologo dei Trasporti Graziano Delrio che aveva chiesto chiarimenti sulla regolarità delle auto vendute sul mercato italiano. Dove circolano 1,5 milioni di vetture diesel della casa tedesca. I nuovi veicoli con motori diesel Euro 6 “sono tutti rispondenti alla normativa europea per i gas di scarico, soddisfano i requisiti legali e gli standard ambientali e risultano totalmente estranei al caso”, ha fatto sapere Nordio. Ma sugli altri motori “sono in corso controlli: siamo nella delicata fase di raccolta di tutte le informazioni necessarie per fare chiarezza sulla vicenda in questione”. Volkswagen “sta lavorando a pieno ritmo per comprendere se le anomalie riscontrate all’estero possano riguardare tecnologie utilizzate anche su autoveicoli in vendita o circolanti sul territorio nazionale”.

Tutte da valutare le ricadute occupazionali della vicenda sulle aziende italiane. A lanciare l’allarme è Maurizio Landini: “Quasi la metà del settore componentistico del nostro paese opera per aziende straniere ed in particolare tedesche, fra cui anche la Volkswagen – ha detto il segretario della Fiom, ospite di un convegno sui modelli di relazioni industriali in Italia e in Germania – essere preoccupati direi che sia un fatto di intelligenza minima”.

In Emilia-Romagna sono attivi due storici marchi del gruppo, come Ducati e Lamborghini, due aziende dove peraltro i rapporti fra azienda e sindacati sono molto buoni ed hanno permesso di raggiungere accordi molto avanzati. “L’innovazione industriale dei prodotti – ha detto Landini – non deve essere un processo lasciato alla competizione del mercato, ma con un’assunzione di responsabilità più generale”.