Gli hanno gridato “gay di merda” e lo hanno picchiato a sangue, fino a provocargli un ematoma cerebrale che lo ha trascinato al coma. Dopo mesi di indagine i carabinieri di Genova hanno arrestato tre ragazzi (tra i 18 e i 20 anni, uno era minorenne al momento dell’aggressione) e denunciato due ragazze ritenuti responsabili del pestaggio andato in scena la notte del 14 luglio scorso su un autobus fermo in piazza Caricamento. Sono tutti italiani e tutti studenti di buona famiglia, ora accusati di tentato omicidio. Per individuare il gruppo sono state decisive le immagini delle telecamere e – scrive il Secolo XIX – l’analisi delle celle telefoniche.

Quella notte, verso le 3 e 45, Luca, 44enne proprietario di un noto locale del centro storico e musicista dallo stile eccentrico, si trova in compagnia di un amico inglese sul bus 1. Vicino a loro un gruppetto di ragazzini. Gli sguardi si incrociano e subito il gruppo ricopre Luca di insulti credendolo omosessuale. “Gay di merda, che cazzo guardi, il mio fidanzato?”, gli urla una ragazza come racconterà la vittima alla fidanzata alcuni giorni dopo. Poi le botte. Pugni e calci in testa sotto gli occhi dell’autista che non interviene (è indagato per omissione di soccorso). Luca riesce a sfuggire e ad arrivare a casa. Racconta quello che è successo alla fidanzata. Ma non scende troppo nei dettagli per non spaventarla. Si rifiuta anche di andare all’ospedale: teme di essere ricoverato e di perdere così giorni di lavoro. I dolori alla testa però aumentano giorno dopo giorno. Luca racconta alla compagna che quella notte è stato picchiato perché il gruppo lo credeva omosessuale. Il 20 luglio cede. Manda un messaggio alla ragazza: “Mi sento morire“, poi perde conoscenza. Lo salvano per un soffio. Luca entra in coma farmacologico, dal quale si risveglierà solo a metà agosto.

Uno degli arrestati, però, ha detto ai carabinieri che l’omofobia non c’entra nulla in questa storia. A scatenare la violenza del branco – dice – è stato un complimento a una delle due ragazze. Le indagini dei detective del nucleo radiomobile sono arrivate prima a una delle due giovani, poi il cerchio è stato stretto sugli amici. Durante l’interrogatorio la ragazza indagata ha raccontato le pressioni subite dai tre amici. “Di questa vicenda non si deve parlare. Dovete stare zitte, fatevi i c…i vostri”, intimò nelle settimane successive alle botte uno dei tre arrestati dopo aver visto una trasmissione in tv sull’aggressione.