Il premio-Mondiali di Martin Castrogiovanni, pilone della Nazionale, andrà tutto in beneficenza. A stabilirlo è lo stesso atleta azzurro, il quale ha deciso di versare il suo compenso per la competizione iridata ad alcune associazioni di volontariato. Certo non sono le grandi cifre del calcio, ma è il cuore che conta.

Siamo giunti ormai alla vigilia della Coppa del Mondo, e “Castro”, così come viene affettuosamente chiamato dai tifosi, terzo giocatore con oltre cento presenze in maglia azzurra è tra i 31 convocati. “Ho deciso di donare i soldi ai bambini, sono loro a darmi la forza per superare ogni ostacolo”, ha commentato il pilone in forza al Racing Metro di Parigi. Il riferimento va a Olivia, un’associazione benefica che si occupa di integrare i bambini sordi offrendo loro la possibilità di svolgere uno sport, ma anche alla Casa di Andrea dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

Un ragazzo fortunato, Martin Castrogiovanni, come lui stesso ama definirsi. 34 anni ancora compiere, argentino di Paranà, le origini siciliane (i nonni sono di Enna) gli hanno permesso di diventare disponibile sin da subito per l’Italia, con la quale ha esordito nel 2002 in un test contro gli All Blacks. Dopo il titolo di campione d’Italia, vinto con il Calvisano, si è trasferito in Inghilterra, dove è rimasto per gran parte della sua carriera, vincendo quattro Premiership. “Noi rugbisti abbiamo il fisico e la salute, a volte soprattutto dopo gli infortuni,  ti domandi chi ce lo fa fare – racconta l’atleta – poi incontri certi bambini meno fortunati e che fanno molta fatica a correre e capisci che i veri eroi sono loro”, conclude. Un’iniziativa lodevole certamente, ma anche un bel modo per respingere le accuse piovute a giugno con il duro scontro giocatori-FIR. “Eravamo stati addirittura accusati di essere dei mercenari”, ha proseguito Castrogiovanni, facendo chiaramente sapere che i 5 mila euro lordi per la preparazione di quest’estate non rimarranno nelle sue tasche.

Centoventi chili, capelli al vento, barba folta e calzettoni bassi, Martin è da sempre l’icona dell’ovale italiano. Un giocatore che non ama definirsi un campione; “Io non sono un grande giocatore di rugby, Sergio Parisse lo è per esempio”, disse in un’intervista. Nonostante ciò “Castro” è uno di quelli che ci ha sempre messo l’anima per qualsiasi maglia che ha indossato. Lui è fra quelli che sposta. E’ il re della mischia. E’ celiaco, non può bere birra. Un paradosso per chi gioca a rugby. Non importa. In battaglia si va senza boccali. E settimana prossima sarà di nuovo lì, in mischia contro la temibile Francia. E del Mondiale, cosa ne pensi? “Se realizzeremo le cose che abbiamo detto, possiamo fare un buon girone. Tanto il primo incontro è con i francesi e loro non partono mai bene…”