Tre arresti e un sequestro di beni per 35 milioni: è l’ultimo atto dell’operazione Aemilia, l’inchiesta della procura di Bologna sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Emilia Romagna. L’ultima ordinanza di custodia ha colpito Michele Bolognino, ritenuto uno dei capi dell’associazione ndranghetista, e i gli imprenditori modenesi Palmo e Giuseppe Vertinelli. Ordinata dal gip di Bologna Alberto Ziroldi, l’ordinanza di custodia è stata eseguita di carabinieri del comando provinciale di Modena e del raggruppamento operativo speciale, supportati dal comando provinciale di Reggio Emilia.

Le indagini sono state coordinate dai sostituti procuratori Marco Mescolini e Beatrice Ronchi e contestano agli indagati le accuse di associazione di tipo mafioso, intestazione fittizia di beni, impiego di denaro e proventi illeciti, riciclaggio ed altri reati aggravati dalla finalità mafiosa. L’operazione è stata condotta nelle province di Reggio Emilia, Parma, Aosta, Bologna e Crotone, e ha portato al sequestro di 16 società di capitali, 9 beni immobili, 16 autoveicoli e 21 tra rapporti bancari e finanziari.

In passato era già emerso come Bolognino, originario di Locri, avesse continui contatti con la Bianchini Costruzioni: il numero uno della ditta di famiglia, Augusto, è finito in carcere con la accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Le nuove indagini hanno ricostruito l’ingerenza della ‘ndrangheta nella gestione e nel controllo di attività imprenditoriali, formalmente intestate a prestanome, che avevano come obbiettivo l’accumulo illecito di significativi patrimoni personali. Attraverso l’analisi della documentazione contabile sequestrata,  si è scoperto che gli indagati erano i veri dominus alle aziende, mentre i gestori ufficiali delle società non erano nient’altro che prestanome.

Il primo atto dell’inchiesta Aemilia era andato in onda il 28 gennaio scorso e aveva portato allo scoperto l’esistenza di un’organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetista con epicentro a Reggio Emilia, collegata alla cosca Grande Aracri di Cutro, in provincia di Crotone. Le indagini hanno ricostruito le capacità della cosca di infiltrarsi in vari settori dell’economia locale: la prima tranche dell’inchiesta aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 224 persone, mentre 117 erano finite agli arresti. Il secondo troncone dell’inchiesta, invece, è scattato il 16 luglio colpendo altri 23 nuovi indagati. Pochi giorni fa, invece,i  pm hanno chiesto il rinvio a giudizio per 219 persone, probabile preludio del primo maxi processo per ‘ndrangheta in Emilia Romagna.