Più di duecento richieste di rinvio a giudizio per altrettanti soggetti collegati alla  ‘Ndrangheta. Se saranno avallate dal gip sarà un vero e proprio maxi processo quello che andrà in onda in Emilia Romagna: i pm della dda di Bologna hanno infatti firmato 219 richieste di rinvio a giudizio per i soggetti coinvolti nell’inchiesta Aemilia. Rispetto agli avvisi di fine indagini di giugno sono state stralciate cinque posizioni, per un vizio di notifica e si pensa di poterle ricongiungere alle altre nell’udienza preliminare. L’udienza dovrà poi essere fissata dal gup e quasi certamente si terrà a Bologna, in un padiglione della fiera.

L’inchiesta, che a gennaio aveva portato a 117 misure di custodia cautelare, contesta a 54 persone l’associazione a delinquere di tipo mafioso. Si trattava di un sodalizio ritenuto legato alla Cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone) operante dal 2004 e tuttora permanente, con epicentro a Reggio Emilia. Nell’avviso di conclusione delle indagini notificato lo scorso giugno, gli inquirenti spiegano che l’associazione a delinquere che  fa capo a Nicolino Sarcone, Michele Bolognino, Alfonso Diletto, Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri e Romolo Villirillo.

Dell’associazione fanno parte, tra gli altri, come organizzatori, l’imprenditore Giuseppe Giglio, Gaetano Blasco e Antonio Valerio, questi ultimi intercettati mentre ridevano dopo le scosse di terremoto. Tra i partecipanti al sodalizio, Giuseppe Iaquinta, il padre dell’ex calciatore della Juventus e della nazionale Vincenzo, anche lui indagato per reati di armi. Confermate erano state le accuse di concorso esterno all’associazione per il consigliere comunale di Forza Italia a Reggio Emilia Giuseppe Pagliani, l’ex assessore Pdl del Comune di Parma Giovanni Paolo Bernini, il costruttore Augusto Bianchini, la consulente fiscale bolognese Roberta Tattini, il giornalista Marco Gibertini. Tra gli indagati per i quali è stato chiesto il processo anche Nicolino Grande Aracri, considerato boss della ‘Ndrangheta, che non risponde, però, di associazione mafiosa.

Appena tre giorni fa era stato notificato l’avviso di chiusura indagini per 23 indagati del secondo troncone dell’operazione Aemilia, che il 16 luglio aveva portato all’applicazione di nove misure cautelari. La seconda fase dell’inchiesta aveva colpito la cosiddetta “Ndrangheta imprenditrice“e i suoi presunti legami politici ed economici sul territorio. In pratica si era concentrata sull’aspetto economico e, in particolare, sulle intestazioni fittizie delle società. La prima fase dell’inchiesta Aemilia, invece, aveva portato a 117 arresti alla fine del gennaio del 2015: erano gli uomini della ‘Ndrangheta trapiantati in Calabria. Che ora, insieme ai fiancheggiatori, finiranno alla sbarra in quello che passera alla storia come il primo maxi processo antimafia in Emilia.