Roma ha avuto ragione nell’applicare gli interessi sugli interessi alle somme chieste indietro ad A2a, a titolo di recupero di quelli che la Ue ha ritenuto aiuti di Stato. A stabilirlo è stata la Corte di giustizia europea, chiamata in causa da Asm Brescia e Aem che nel 2008 si sono fuse nel gruppo dell’elettricità, del gas e dei servizi idrici. Le due società avevano fatto ricorso contro la richiesta di restituire allo Stato non solo i 170 milioni di euro di imposte non versate negli anni Novanta, ma anche 120 milioni di interessi composti, per un totale di 290 milioni.

I giudici del Lussemburgo hanno respinto le loro rivendicazioni, con la motivazione che il regolamento europeo in materia prevede esplicitamente la capitalizzazione degli interessi. Cioè il famigerato anatocismo, tornato negli ultimi giorni al centro delle polemiche perché un regolamento della Banca d’Italia vuole di fatto reintrodurlo, a tutto vantaggio delle banche. E in contrasto con la legge di Stabilità 2014 che lo aveva proibito demandando però al Comitato interministeriale credito e risparmio l’approvazione di una delibera dettagliata in materia. Delibera la cui approvazione è stata rimandata fino a oggi, cioè per un anno e mezzo, tanto che Bruxelles a giugno ha fatto presente al governo che il divieto non poteva considerarsi in vigore.

Per la Corte Ue, nel caso degli aiuti di Stato illeciti il problema non si pone. Anzi, “l’applicazione di interessi composti costituisce un mezzo particolarmente adeguato per giungere a una neutralizzazione del vantaggio concorrenziale conferito illegittimamente alle imprese beneficiarie dell’aiuto di Stato in questione”.

All’origine del pronunciamento c’è una decisione presa nel 2002 dalla Commissione Ue, che ha dichiarato incompatibili con il mercato comune le esenzioni fiscali concesse dall’Italia ad alcune società di servizi (utility) tra cui appunto Aem e Asm Brescia. E ha ordinato al governo di recuperare quegli aiuti. La Cassazione italiana, a cui sono arrivati i ricorsi delle aziende contro l’applicazione degli interessi composti, ha rimpallato il problema alla Corte Ue. Che ora spiega come l’anatocismo in questo caso sia pienamente giustificabile e anzi “particolarmente adeguato” per eliminare i vantaggi indebiti ottenuti con quegli sconti fiscali. Non importa nemmeno che il regolamento Ue sul recupero degli aiuti che consente di applicare gli interessi sugli interessi sia datato 2004, quindi successivo alla decisione della Commissione.

Dal canto suo A2a fa sapere che la sentenza che prevede il pagamento di interessi per 120 milioni “non ha impatto sui conti della società” in quanto “le somme in questione sono già state interamente restituite allo Stato italiano gravate da interessi calcolati secondo il criterio dell’interesse composto”. Insomma, i 290 milioni sono già stati versati.