L’indipendenza energetica dell’Italia dalla Russia? Un Egitto in posizione di forza rispetto agli altri Paesi del Nord Africa? Secondo Gabriele Iacovino, coordinatore degli analisti del Centro Studi Internazionali (Cesi), è troppo presto per dire quali saranno le conseguenze geopolitiche della scoperta appena annunciata dall’Eni, che ha individuato al largo delle coste egiziane il giacimento di gas più grande del Mediterraneo e uno dei più importanti al mondo (850 miliardi di metri cubi stimati). “Si tratta di prospettive ancora da verificare e, eventualmente, a lungo termine. Pensare a un’indipendenza dalla Russia nel breve periodo è utopistico”. Quello che già ora si può affermare, però, è che la scoperta del gruppo partecipato dal Tesoro “rafforza i rapporti politici ed economici con l’Egitto”.

Le reali conseguenze della scoperta del giacimento, di cui il Cane a sei zampe detiene il 100% dei permessi di sfruttamento, dipendono anche da come l’azienda deciderà di portare il gas in Europa. “Non c’è un gasdotto che collega l’Egitto all’Italia”, continua Iacovino, “per questo dico che i frutti di questa scoperta si vedranno anche e soprattutto a medio-lungo termine. Le possibilità sono due: costruire nuove infrastrutture che colleghino il Paese nordafricano all’Europa o trasformare il gas in liquido, trasportarlo in Italia e qui rigassificarlo negli impianti nazionali che, in questo, sono molto all’avanguardia. Questa seconda opzione ha però dei costi elevati”.

Nessuna conseguenza immediata per l’Italia, quindi, a differenza dell’Egitto che, dopo gli accordi con Eni, potrà usufruire di un giacimento capace di soddisfare le necessità energetiche del Paese per decenni. “Difficile dire”, per l’analista, “se così l’Egitto potrà diventare una nuova Libia. Certamente questo permetterà all’Eni di portare avanti l’allargamento del proprio bacino di approvvigionamento, un processo iniziato già da anni”. L’indipendenza da Mosca, però, sembra ancora essere lontana: “Oltre al gas russo”, ricorda Iacovino, “c’è da tenere in considerazione anche quello dei giacimenti dei Paesi che orbitano intorno a Mosca, come le Repubbliche dell’ex Unione Sovietica in Asia Centrale, legate a doppio filo con la Russia. Per adesso l’approvvigionamento dipende in gran parte dal Paese del presidente Vladimir Putin, ma non è escluso che nel lungo periodo Eni riesca ad allargare il proprio bacino e a creare mercati diversi”.

Ciò che, invece, si rafforzerà da subito sono i rapporti economici e politici tra l’Egitto e l’Italia, che è già uno dei primi partner occidentali del Paese del presidente Abdel Fattah Al-Sisi: “Renzi è stato il primo presidente del Consiglio a visitare l’Egitto dopo la presa del potere da parte di al-Sisi”, conclude Iacovino, “e questo accordo non fa che migliorare i già ottimi rapporti tra i due governi”. Esiste il rischio che questa partnership si trasformi in una dipendenza anche politica da Il Cairo? “Non credo. Anche se negli ultimi anni l’Italia ha preso posizione, storicamente abbiamo sempre mantenuto una certa neutralità nello scacchiere mediorientale e non credo che questo accordo possa stravolgere la situazione”. Un rapporto di dipendenza simile a quello che abbiamo attualmente con la Russia? “Non corriamo questo pericolo, il peso specifico dei due Paesi è molto diverso”.

Twitter: @GianniRosini