Una rete separa il suo giardino di casa dalla mitica pineta, il polmone verde di Milano Marittima. La giornata di Arrigo Sacchi è iniziata in sella alla mountain bike e proseguita con esercizi per la spalla che fa le bizze. Il campionato di calcio 2015-2016 inizia oggi, ma per il mister di Fusignano ed ex commissario tecnico della nazionale vice campione del mondo nel 1994 la prima uscita sarà domenica allo stadio di Reggio Emilia per osservare Sassuolo e Napoli: le compagini allenate rispettivamente da Eusebio Di Francesco e Maurizio Sarri. “Sono due maestri, allenatori che hanno capito che il gioco nel calcio serve per migliorare i giocatori. Il gioco è la spina dorsale di tutto il collettivo. Perché il football è gioco di squadra, non individuale. Il gioco è come la trama per uno scrittore e lo spartito per un musicista”.

Arrigo Sacchi è anche le sue citazioni, metafore di uno sport nel quale ha lasciato un’impronta indelebile introducendo la centralità del pressing. “Quella che servirebbe oggi nella politica e nella società italiana” ammette, sintetizzando con due immagini: “L’ultima volta che abbiamo attaccato è stata con le campagne degli antichi romani“. E a seguire: “Se il rettangolo di gioco fosse lungo 20 chilometri i calciatori italiani giocherebbero negli ultimi 20 cm”.

Mister, inizia il campionato. Novità?
Non ne vedo all’orizzonte.

Ma come? E le campagne acquisti delle grandi società?
Preferirei partire dall’analisi di ciò che sta intorno: club che non sempre brillano per correttezza e trasparenza nella gestione dei propri patrimoni, società che vivono senza una visione a lungo termine, strutture fatiscenti, allenatori che non sempre hanno le idee chiare e giocatori che non sempre hanno valori motivazionali e professionali. Inchieste e scandali. Ma capisco che a voi interessi sapere come sarà il campionato. Dal mio punto di vista, anche se sarò scontato: Juventus favorita ma con le incognite delle partenze di giocatori come Pirlo, Vidal e Tevez. La Roma con un importante bagaglio di singoli che tuttavia ha ampi margini di miglioramento rispetto al collettivo mentre il Milan ha ricominciato e continua a investire molto.

Qualche nuovo top player da ammirare? Magari ci sorprende qualche talento tutto “genio e sregolatezza”…
Il talento viene dopo. Genio e sregolatezza non appartengono alla mia visione di vita e di gioco del pallone. Faccio spesso l’esempio di Messi: inarrivabile al Barcellona, normale con l’Argentina. Io credo nella qualità delle persone. Passò alla storia la mia convocazione di 90 atleti in vista dei mondiali. Gli addetti ai lavori mi chiesero perché chiamare così tante persone per portarne poi solo 23. Risposi “pensate che 23 lavoratori io riesca a trovarli tra 90 giocatori italiani?”

Il calcio è una grande industria economica, girano molti soldi. Oggi più di ieri? Una volta i calciatori dovevano firmare il cartellino delle società di appartenenza, oggi ci sono i grandi fondi di investimento che gestiscono il business…
Diciamo che nel campionato italiano, per il momento, la finanza non sta ancora dettando legge. Speriamo non si peggiori seguendo questa realtà che caratterizza talune grandi squadre a livello mondiale. E comunque guardi, parlare di soldi con me non le darà molto gusto. A suo tempo firmai il mio contratto al Milan in bianco…

In bianco? Ha lasciato che la cifra del suo contratto la decidesse Galliani?
Non so se lui o Berlusconi, fatto sta che ho guadagnato meno di guanto prendessi al Parma. E guardi che non mi lamento. Solamente ho sempre detto che non voglio essere “il più ricco del cimitero”. Alla fine di ogni partita la domenica io non lasciavo mai la valigia in albergo perché ho sempre pensato che mi sarebbe scocciato entrare dalla porta principale e uscire dalla porta di servizio. Sono uno che ha sempre pensato che tutto potesse interrompersi bruscamente anche se quando c’ero, ci sono stato sempre al massimo delle mie possibilità. Lo stesso chiedevo ai miei giocatori. Lavoro, impegno, dedizione e ancora lavoro. Negli atleti ho sempre cercato intelligenza interpretativa e capacità di giudizio. Dribblare, smarcarsi e fare passaggi indietro, tutto ciò richiede intelligenza. Il calcio è fantastico ti abitua a pensare collettivamente. Solo così si raggiungono grandi risultati.

Quello che in fondo praticano molti dei nostri politici lavorando con impegno e ottenendo risultati e il bene comune…
(Ride). In viaggio per la finale mondiale l’allora premier Berlusconi mi disse: “Se vinci anche questa ti nomino ministro dello Sport”

E lei?
Gli risposi che ognuno deve fare il suo mestiere…

Le hanno mai chiesto di raccomandare un allenatore?
È accaduto. Me lo chiese un politico per un suo caro amico.

Cosa fece?
Dissi che non lo avevo mai visto allenare e non ne conoscevo la professionalità. Mi era dunque impossibile raccomandarlo solo perché era suo amico…

e.reguitti@ilfattoquotidiano.it