Si sono rifatte il look tornando a spendere come non succedeva da tempo. Ma le squadre di A e B continueranno ad accogliere i tifosi in salotti impolverati. Vestiti nuovi e case vecchie. All’orizzonte non si scorge l’ombra di una novità, per colpa anche di una legge sugli impianti sportivi partita probabilmente con altre e più striscianti intenzioni, corretta in corsa e rimasta una norma morta alla prova degli investimenti. La fotografia delle condizioni in cui versano gli stadi delle principali squadre italiane è disastrosa. I numeri: nella massima serie il Carpi giocherà a Modena, il Sassuolo si è ormai stabilito in pianta stabile a Reggio Emilia, l’Empoli gioca in un Castellani con una capienza leggermente inferiore al minimo stabilito dai regolamenti, il Frosinone sfrutterà la legge 210 del 2005 per rimanere al Matusa. In B non se la passano meglio: Crotone, Latina, Trapani, Pro Vercelli, Virtus Entella (che verrà ripescata) e Lanciano hanno ottenuto l’ok in deroga ai regolamenti, la squadra abruzzese disputerà le partite interne a Pescara almeno fino a novembre, il Como probabilmente si trasferirà a Novara nel primo match interno e a Latina lo stadio è al centro di una baraonda politico-giudiziaria a causa dei lavori di ristrutturazione di due settori. Totale: 9 squadre su 42, più del 20%, hanno problemi legati all’impianto. E nel breve periodo non si prevedono rivoluzioni legate all’impiantistica, stadio di Udine a parte. La Roma si è impantanata nella palude di Tor di Valle, il Milan ha compiuto una parziale ma clamorosa marcia indietro, l’Empoli ha beccato un sonoro “no” dall’amministrazione comunale.

Cosa dicono i regolamenti
La capienza minima per la Serie A è pari a 20mila posti. Il Sandro Cabassi di Carpi si ferma a poco più di 4000 e già nei giorni di grande festa per la storica promozione in A era tutto pronto per il trasferimento al Braglia di Modena. Il Matusa di Frosinone si ferma a 10mila, il minimo per poter sfruttare un passo della legge 210 del 2005 in materia di sicurezza degli impianti sportivi che prevede l’utilizzo di stadi di quella capienza “per lo svolgimento di competizioni calcistiche del campionato professionistico di Serie A a condizione che si tratti di impianti costruiti nel territorio di comuni aventi una popolazione inferiore a 100mila abitanti e la competizione riguardi una squadra calcistica promossa al predetto campionato per la prima volta negli ultimi venti anni”. Una postilla inserita appositamente per consentire al Treviso di giocare all’Omobono Tenni nel 2005 e sfruttata, dieci anni più tardi, anche dai ciociari. Per quanto riguarda i criteri infrastrutturali della B, la Figc ha fissato in 10mila posti la capienza minima. Una cifra che quest’anno non è raggiunta da sei stadi. Si può tuttavia giocare in deroga con una capienza minima di 5.500 posti.

Della Seta: “Non si fanno per inadeguatezza dei dirigenti”
“Ho sempre pensato che il motivo per cui non si fanno nuovi stadi non sia di tipo normativo”. Roberto Della Seta, ex parlamentare del Pd, fu uno dei più critici nei confronti della nuova Legge Stadi inserita della legge di Stabilità 2013. “Quella manovra fu voluta da molti presidenti, Lotito in primis, perché con il pretesto degli impianti si potessero realizzare interventi di edilizia residenziale. Un rischio alla fine scongiurato”. Resta una procedura accelerata ma poche (o nessuna) novità concrete all’orizzonte: “Gli stadi non si costruiscono per l’inadeguatezza di chi dirige le società. Infatti chi ha voluto realmente portare avanti nuovi progetti, penso alla Juventus o all’Udinese, lo ha fatto anche con le vecchie norme. Il problema impianti è enorme, ma la sua risoluzione si gioca sulla qualità degli interventi”. Come per esempio per il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle: “Ora il Comune ha messo in discussione anche il prolungamento della metro. Che non si possa arrivare in un nuovo stadio senza prendere l’auto mi pare una bestemmia”, commenta Della Seta a ilfattoquotidiano.it. “La qualità e l’utilità del progetto del club giallorosso si giocherà molto sulla possibilità di utilizzare la metropolitana e non l’auto. Guardiamo all’estero: il nuovo Emirates Stadium dell’Arsenal non ha un parcheggio che sia uno. Una cosa impensabile in Italia”.

Milan ed Empoli: come finisce?
Quello del traffico – nonostante la recente apertura della fermata della metro lilla – è stato uno dei cavalli di battaglia del comitato No Stadio che ha osteggiato la realizzazione del nuovo impianto del Milan al Portello. Alla fine ci ha pensato lo stesso club rossonero a farsi da parte a causa dei costi di bonifica dei terreni, nonostante avesse ottenuto l’ok della Fondazione Fiera, proprietaria dell’area, anche grazie a un rilancio sui soldi messi a disposizione per ‘ripulire’ la zona. Tramonterà il sogno di Barbara Berlusconi? La marcia indietro provocherà certamente un rallentamento rispetto alle previsioni che fissavano il taglio del nastro per la stagione 2018/19. C’è poi il caso di Empoli. La proprietà ha proposto all’amministrazione un progetto per la totale ristrutturazione del Castellani che, da rendering, dovrebbe diventare una mini Allianz Arena. Buona parte degli sponsor già contattati, ma stop immediato: il Comune ha già un progetto di ristrutturazione e non vuole rinunciare alla pista di atletica, che l’Empoli prevede di smantellare. Dopo anni di problemi, sequestri e partite a porte chiuse, ha iniziato a muoversi anche il Cagliari. A spalleggiarlo la stessa Lega Serie B tramite B Futura, una società di scopo creata ad hoc per l’assistenza alla realizzazione di infrastrutture sportive per i club. È già successo con Cittadella, Varese (ma la società è poi fallita) e accordi sono in dirittura d’arrivo con Avellino e Lanciano.

Caso Udine: ci guadagna tutto lo sport
Tra pochi mesi saranno ultimati i lavori di ristrutturazione del Friuli. Venticinquemila posti, terreno riscaldato, free wi-fi e costi di ristrutturazione contenuti in appena 25 milioni di euro. Quello dell’Udinese diventerà uno stadio all’avanguardia e un volano per gli altri impianti sportivi comunali. È infatti in via di definizione un accordo per i naming rights. Secondo quanto riportato dal Messaggero Veneto, il club è pronto a chiudere una sponsorizzazione con Dacia. Lo stadio si chiamerebbe “Dacia arena Friuli” e al Comune verrebbe stornato il 10% della cifra, circa 500mila euro all’anno. I soldi incassati dalla partnership pubblico-privato saranno investiti dall’amministrazione nella ristrutturazione di impianti sportivi minori. Un deciso passo avanti per la città grazie a un’operazione pubblico-privato. Intanto da domani si gioca. La Lega Calcio annuncia che la Serie A sarà visibile in quasi 200 Paesi nel mondo. Tra qualche mese chi si collegherà da Taiwan apprezzerà il nuovo Friuli, fatto e finito. Per gli altri stadi ci sarà da aspettare. Chissà quanto.