Lorenzo Toma, il 19enne morto domenica mattina dopo una serata nella discoteca Guendalina a Santa Cesarea Terme (Lecce), era affetto da una cardiomiopatia ipertrofica, che può causare anche una morte improvvisa. La cardiomiopatia ipertrofica è una malattia che riduce la cavità del ventricolo sinistro del cuore, soprattutto in casi di stress. Il problema si manifesta sin da piccoli e tra i rischi da evitare c’è quello di bere alcolici.

Il risultato degli esami è stato diffuso dal medico legale al termine dell’autopsia eseguita all’ospedale Vito Fazzi di Lecce, durante la quale sono stati effettuati anche i prelievi per i successivi esami istologici e tossicologici, i cui risultati dovranno pervenire al magistrato entro 60 giorni.

L’esame è stato eseguito dal dottor Alberto Tortorella, incaricato dal sostituto procuratore presso il tribunale di Lecce Stefania Mininni, che ha aperto un fascicolo d’inchiesta con l’ipotesi di reato di “morte come conseguenza di altro delitto”. All’esame autoptico era presente il cardiologo Claudio Perrone, consulente nominato dalla famiglia della vittima.

Lorenzo Toma si è sentito male mentre stava ballando in compagnia di altri ragazzi. Un’amica ha raccontato che il 19enne ha bevuto da una bottiglietta che gli è stata passata da uno sconosciuto. Dopo dieci minuti ha detto di aver caldo e subito dopo si è accasciato a terra. Sul posto sono intervenuti i sanitari che hanno tentato di rianimarlo, inutilmente.

Sulla morte di Toma interviene anche uno dei manager del Cocoricò, la discoteca di Riccione dove a luglio è morto per un’overdose da ecstasy un sedicenne. “Purtroppo come avevamo detto non bastava chiudere il Cocoricò per risolvere i problema della droga: sono morti altri due giovani – dice Fabrizio De Meis in una conferenza stampa per una serata organizzata dal locale contro la droga – Io spero che almeno in questo momento si possa essere uniti per contrastare il problema. Sono contro coloro che additano a qualcuno di specifico la colpa di questo dramma. Le colpe sono di tutti e ognuno di noi può fare qualcosa”.