Che pacchia le multe e i processi per le Poste. Per consegnare le contravvenzioni agli sventurati automobilisti che se le sono beccate e i 28 milioni di atti giudiziari generati da 9 milioni di processi l’anno, le Poste ci guadagnano così tanto e per di più in beata solitudine, senza il disturbo di nessuna concorrenza imponendo il prezzo che vogliono, che ormai ci si sono affezionate come una madre con i figli. Non vorrebbero perderli a nessun costo e in questo accaldato mese di agosto faranno di tutto per scongiurare la separazione. L’amministratore Francesco Caio e i suoi, già impegnati con il tour de force della quotazione in Borsa prevista per l’inizio di autunno, saranno costretti a moltiplicare gli sforzi rinunciando alla sdraio e all’ombrellone per organizzare anche una disperata battuta di lobby all’ultimo politico per mantenere con le unghie e con i denti la consegna di multe e atti giudiziari. Che sono un mercato ricco e sicuro del valore di almeno 300 milioni di euro l’anno, conosciuto in gergo come “riserva legale sugli atti giudiziari”. E sulla cui sopravvivenza o soppressione il Parlamento voterà alla ripresa di settembre nell’ambito del decreto per la Concorrenza.

Le due cose, la quotazione e la riserva legale, sono intrecciate. Per Caio la riserva significa non solo mantenere in casa un mercato comodo in regime di monopolio, ma creare condizioni migliori per la quotazione potendosi presentare agli investitori con un boccone appetitoso. In pratica e secondo la migliore tradizionale italiana, il viatico per la privatizzazione in corso è ancora una volta il consolidamento di un monopolio. Proprio questa settimana l’amministratore di Poste consegnerà alla Consob il piano per la quotazione e c’è da giurarci che in quel documento la parte riguardante la faccenda della riserva legale sarà generica. Perché la partita è aperta e nonostante le cose non si stiano mettendo bene per le Poste, Caio spera di recuperare in volata. Di recente, nel corso di un’audizione parlamentare davanti alle Commissioni Attività produttive e Finanze dedicata alla concorrenza, l’amministratore delle Poste si è fatto coraggio azzardando la richiesta: la possibilità di mantenere per altri 3 anni e fino al 2019 il monopolio sulle multe e gli atti giudiziari che dovrebbe scadere il 10 giugno 2016. Caio sa benissimo che la sua richiesta rasenta la temerarietà. Per tanti motivi. Il primo è che in Europa il mercato della consegna delle multe e dei documenti giudiziari è libero ovunque tranne in Italia e altri due paesi: Polonia e Portogallo. Il secondo sta nel fatto che da almeno 6 anni l’Antitrust considera un’anomalia il monopolio delle Poste, auspicando un suo superamento. Proprio l’Antitrust nel 2013 ha approvato una delibera specifica sull’argomento (la numero 728) in cui chiarisce che il prezzo preteso dalle Poste per la consegna degli atti giudiziari è del 100 per cento superiore al costo. I prezzi imposti ai comuni e alle amministrazioni pubbliche sono da amatori: si va da un minimo di 7 euro ad un massimo di 19. Dipende dal tipo di atto da consegnare, dal suo volume e peso, dalla zona interessata. Costano di più, ovviamente, i recapiti in zone periferiche e di meno quelli nelle città e ancora di meno quelli nella stessa città di spedizione. Secondo l’Antitrust i prezzi praticati dalle Poste sono da 4 a 5 euro superiori a quelli di un potenziale mercato. Detto in altro modo: con gli atti giudiziari le Poste guadagnano da metà a circa un terzo più del dovuto.

Caio sa, inoltre, che il governo per le Poste ha già abbondantemente dato nei mesi passati. L’amministratore dell’azienda pubblica e Matteo Renzi avevano concordato un patto non scritto: Renzi si impegnava a varare una serie di provvedimenti favorevoli alle Poste, compreso l’aumento delle tariffe. In cambio Caio prometteva di rinunciare senza strepiti alla riserva sugli atti giudiziari tanto che il 20 febbraio, Renzi in conferenza stampa aveva annunciato fiducioso il suo superamento. Il governo ha mantenuto gli impegni: ha garantito alle Poste altri 260 milioni di euro per lo svolgimento del servizio universale (la consegna della corrispondenza in ogni parte del paese, anche a costi superiori ai ricavi), nonostante le Poste, da anni, snobbino questo impegno e lo trattino con la mano sinistra. Poi il governo ha concesso che, dal primo ottobre, la posta ordinaria prenda il posto della prioritaria con un aumento tariffario da 0,70 a 0,95 centesimi, mentre la prioritaria diventerà un espresso (2 giorni per la consegna) costando fino a 3 euro. Infine per soprammercato il governo ha permesso alle Poste di consegnare a giorni alterni la corrispondenza in una bella fetta del territorio nazionale, il 25 per cento circa del totale, oltre 5 mila comuni di campagna, in aree montane e nei luoghi più decentrati. Lo ha fatto sfidando le indicazioni dell’Europa che stabiliscono almeno 5 giorni di consegna a settimana. Il pacchetto pro Poste è stato approvato nell’ambito della legge di Stabilità con l’obiettivo di favorire il più possibile la quotazione dell’azienda. Ora toccherebbe a Caio sdebitarsi mollando la riserva sugli atti giudiziari. E, invece, in prossimità del filo di lana tenta lo sgambetto.
Sa che dentro il governo ci sono degli amici. In particolare il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che dalla quotazione delle Poste vuole il massimo possibile in termini di soldi subito e per raggiungere questo obiettivo è disposto a chiudere entrambi gli occhi. Chi, invece, non ci sta è la ministra dello Sviluppo economico, Federica Guidi, per la quale la soppressione della riserva legale è ormai un passaggio obbligato a favore della libera concorrenza.
Guidi vorrebbe che il decreto sulla concorrenza di cui il Parlamento tornerà a occuparsi alla ripresa, recepisse l’indicazione dell’Antitrust sulla consegna degli atti giudiziari. Per le Poste si sta riproponendo in sostanza lo stesso scontro in atto per le Ferrovie. Per le Fs Padoan è deciso a mettere sul mercato il 40 per cento della holding per raccattare un po’ di soldi anche rinunciando a incassi maggiori, ma meno immediati.

da Il Fatto Quotidiano del 3 agosto 2015