Il nome è affascinante. Il prezzo è abbordabile. E Napoli ha già provato i suoi effetti devastanti che possono durare anche per molto tempo. Si chiama Amnèsia perché dopo averla fumata non si ricorda più niente. Se va bene. Se va male arrivano gli attacchi di panico. Ma si rischia anche di perdere temporaneamente la memoria, la lucidità e anche le capacità motorie. E’ marijuana di pessima qualità. Ma assomiglia di più a un acido. Non è l’Amnèsia Haze, la rinomata qualità della cannabis geneticamente modificata venduta nei coffee shop di Amsterdam. In comune hanno solo il nome. Perché “l’amnè” che si fuma a Napoli non ha niente di naturale. E’ un cocktail chimico: erba che viene allungata con derivati dell’oppio, eroina e altri intrugli come l’acido delle batterie delle auto. Non solo. In qualche caso – rivelano fonti investigative – è stato accertato che è stata “inzuppata” nel metadone per potenziarne l’effetto. Questo stratagemma, però, serve anche a creare “dipendenza in chi ne fa uso, in modo da fidelizzare la clientela”, spiega a ilfattoquotidiano.it Achille Saletti, presidente della comunità Saman. Anche se gli investigatori sono cauti. “Le sostanze per tagliare l’Amèsia possono variare di volta in volta, ma per accertare quali vengano eventualmente utilizzate sono necessari esami scientifici, quindi non si può generalizzare”, spiega un inquirente. Insomma, nella amnè ci può essere di tutto.

A gestirne il traffico è la camorra. Ma non è ancora chiaro se la marijuana arrivi direttamente già allungata (per esempio dall’Olanda) o venga modificata una volta che entra a Napoli. Si può trovare nelle piazze della droga tradizionali come Scampia o comprare dagli spacciatori che si spostano nei quartieri bene per venderla a prezzi che variano e arrivano anche a cinque euro per un grammo, fino a un massimo di diciotto. L’Amnèsia a Napoli non è una droga nuova. Achille Saletti ricorda di averne sentito parlare “sette anni fa, quando il medico di un Sert napoletano rimase stupito dai risultati delle analisi di un ragazzo che diceva di fumare marijuana, in realtà presentava sintomi da astinenza, cosa che i cannabinoidi non danno. E infatti nelle sue urine vennero trovate tracce di oppiacei“. Anche se la micidiale erba è conosciuta da anni, in questi giorni è tornata d’attualità  perché tre ragazzi, come ha raccontato il Mattino, hanno pagato a caro prezzo la loro curiosità di fumare l’amnè.

Una studentessa di sedici anni del prestigioso liceo Umberto I l’ha provata una ventina di giorni fa. Ha vissuto momenti deliranti e ancora non riesce a camminare bene (anche se le sue condizioni sono migliorate), spiega il quotidiano campano. Un suo amico di diciotto anni e un diciannovenne del Vomero l’hanno usata qualche settima prima e ancora non hanno recuperato la piena lucidità. Saletti però è prudente: “La marijuana a cui è stato aggiunto metadone o oppiacei non provoca la perdita temporanea delle capacità motorie. Ma non si può escludere che in quel caso l’erba sia stata trattata con altre sostanze nocive, ma questo saranno gli esami scientifici a rivelarlo”. Tradotto: l’Amnèsia può essere imbevuta di qualsiasi “veleno”. Per questo Saletti ribadisce l’importanza che “in un Paese come il nostro, arretrato sul tema delle sostanze stupefacenti, si apra un dibattito sulla prevenzione e sul controllo per garantire la sicurezza. In altri paesi come l’Olanda, ad esempio, chi acquista droga ha la possibilità di far analizzare da equipe specializzate quello che ha appena comprato in modo da accertare se le sostanze sono tagliate male o con chissà che cosa”.

Anche il professor Riccardo Gatti, responsabile del Dipartimento dipendenze patologiche della Asl di Milano, crede che dietro l’amnè possa nascondersi una strategia nuova: “Assomiglia un po’ a quello che è avvenuto per l’alcol. Le aziende, ad esempio, hanno creato prodotti aromatizzati alla frutta per avvicinare ai superalcolici quelle persone che normalmente non li bevono. Chi immette sulla piazza questo tipo di sostanza ‘corretta‘ al metadone vuole che i clienti che normalmente fumano solo marijuana e mai si sarebbero sognati di avvicinarsi ad altre sostanze provino altre merci, ad esempio gli oppiacei. E’ puro marketing. Si ha un doppio risultato: fidelizzo su una sostanza e creo potenziali clienti per un’altra. Questo tipo di apertura nel creare mix è un passo avanti. Anche se non riesco a spiegarmi – continua Gatti – come sia possibile che chi gestisce i traffici abbia, come sembra, ‘allungato’ la marijuana con sostanze che provocherebbero gli effetti descritti in questi giorni dalle cronache”.

Intanto dalle colonne de il Mattino il padre di un ventiduenne racconta l’esperienza del figlio che dieci mesi fa ha fumato l’amnè: “Ha soprattutto giramenti di testa, ma anche bruciore agli occhi e ha la vista spesso offuscata. I medici dicono che si tratta di un deficit vestibolare. Non si è ancora ripreso e nemmeno so dirvi se mai recupererà. Mi farebbe piacere incontrare le famiglie dei tre ragazzi che hanno avuto lo stesso problema, vorrei chiedere loro come stanno curando i propri figli, a chi si sono rivolti, un confronto per capire insieme che cosa fare”. Come sempre quando si parla di marijuana, i clienti più a rischio sono gli adolescenti che pensano di trovarsi fra le mani semplice erba, o la rinomata “olandese” e non una bomba chimica che può mandare fuori di testa. Una bomba accessibile a tutti, visti i prezzi stracciati. I tre ragazzi si sono procurati l’Amnèsia in un locale di Chiaia. E proprio tre punti di ritrovo per i giovani napoletani sono sotto la lente dei detective dell’Arma che stanno indagando per scoprire chi ha venduto la droga.

L’ultimo carico di Amnèsia è stato sequestrato il 28 maggio. Cinquantacinque chili nascosti tra fiori, bonsai e prodotti per il giardinaggio. Quando i carabinieri del Nucleo investigativo di Torre Annunziata hanno aperto il portellone del tir proveniente dall’Olanda, i cani antidroga sono impazziti. I due camionisti sono stati arrestati. E la camorra si è vista bruciare tra le mani mezzo milione di euro.