Alla vigilia la “libertà di coscienza”, subito dopo la condanna. A poche ore dal voto in Senato che ha respinto la richiesta di arresto per Antonio Azzollini (Ncd) grazie anche ai voti del Pd, è crisi d’identità dentro il partito di Matteo Renzi. Se il presidente del Consiglio tace, a condannare il comportamento dei colleghi che hanno permesso il salvataggio dell’ex presidente della commissione Bilancio ed ex sindaco di Molfetta sono gli stessi vertici democratici, non solo il gruppo della minoranza critica.

“Sono piuttosto arrabbiata”, ha detto un po’ a sorpresa la vicesegretaria Debora Serracchini. “Credo che abbiamo commesso un errore, se non nel merito almeno nel metodo: la decisione della giunta si rispetta. Se fossi stata un senatore avrei votato ‘sì”. Ma l’altro vicesegretario dem, Lorenzo Guerini, sposa una linea diversa: i senatori, spiega in una nota, hanno letto le carte. Quindi, prosegue, se alcuni hanno votato contro l’arresto “è perché non hanno rilevato dalle carte ragioni sufficienti per dare il loro assenso”. La frattura quindi, questa volta, non è soltanto tra governo e sinistra dem, ma anche all’interno dello stesso Pd renziano.

Cuperlo: “Serracchiani ha preso le distanze un attimo dopo il voto” – Poche ore prima della votazione era stato il capogruppo Pd a Palazzo Madama a mandare una mail ai parlamentari invitandoli a valutare “secondo coscienza” la vicenda e sconfessando la Giunta per le autorizzazioni che si era già espressa per il via libera all’arresto. Poi, dopo la decisione dell’aula, arrivano le parole della Serracchiani, alle quali replica l’ex presidente Pd Gianni Cuperlo: “Ha preso le distanze un attimo dopo il voto di Palazzo Madama, la sua indicazione sarebbe stata più utile un attimo prima“. E poi ha concluso: “Sul caso Azzolini oggi ci siamo fatti del male, e lo dico innanzitutto nell’interesse del Pd. Così si lascia intendere che hanno pesato valutazioni politiche che nulla hanno a che vedere con il merito. Adesso serve un chiarimento“.

Guerini: “I senatori non hanno rilevato le ragioni per dare assenso all’arresto” – E se Serracchiani parla di “errore” non la pensa così il suo omologo in segreteria Guerini, che difende la scelta di chi ha votato contro l’arresto. “Sulla vicenda Azzollini – ha detto – mi è già capitato di dire che i senatori del Pd si sarebbero comportati senza pregiudizi e senza sconti, approfondendo il merito della questione. Immagino che tutti i senatori di tutti i partiti abbiamo letto le carte per formare poi la propria convinzione“. Guerini poi specifica che il voto segreto, “che noi non abbiamo richiesto, ha dato il risultato che conosciamo e mi pare di capire con una certa trasversalità. Se anche alcuni senatori del Pd hanno scelto di votare contro l’arresto, evidentemente è perché non hanno rilevato dalle carte ragioni sufficienti per dare il loro assenso. Ribadisco che, trattandosi di scelte che riguardano le persone, vanno soprattutto analizzate le carte”.

Casson: “Vergogna per salvare la Casta” – Ma Cuperlo non è il solo a chiedere che il partito ora faccia i conti con le sue azioni. “Una vergogna per salvare la casta”, ha commentato a ilfattoquotidiano.it il senatore Felice Casson. A criticare il comportamento dei parlamentari anche il neopresidente della Regione Puglia Michele Emiliano: “Pagina triste alla Don Abbondio. Teniamoci la tessera affinché il Pd ritrovi verità e giustizia!”.

Duri i commenti della minoranza Pd: “Faccio l’avvocato”, ha commentato il deputato Danilo Leva. “Sono un garantista convinto. Però quando un partito è convinto delle sue idee su temi così importanti non lascia libertà di coscienza ma decide in base a solidi principi giuridici“. Polemico anche il deputato Enzo Lattuca: “Trovo incomprensibile”, ha scritto su Facebook, “la scelta del gruppo dei senatori Pd di votare ‘secondo coscienza’. C’è una sola ragione per negare l’autorizzazione agli arresti: l’esistenza del fumus persecutionis. I nostri senatori in giunta per le autorizzazioni del Senato non hanno riscontrato questo elemento. Se nel corso dei giorni questa valutazione è cambiata, sarebbe stato opportuno dirlo apertamente ed argomentare per quali ragioni oggi si nega l’autorizzazione. Così non va”.