“Una vergogna”. Di più: “Si è voluto salvare uno della casta”. Ci va giù duro il senatore del Partito democratico, Felice Casson, dopo che l’Aula di Palazzo Madama ha votato contro la richiesta di arresto per Antonio Azzollini (Nuovo centrodestra), ex presidente della commissione Bilancio del Senato accusato dalla Procura di Trani di bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere nell’inchiesta sul crac della casa di cura Divina Provvidenza. ‘No’ arrivato anche grazie ai voti del suo partito, nonostante lo scorso 8 luglio la Giunta per le autorizzazioni di Palazzo Madama presieduta da Dario Stefàno (Sel) – di cui lo stesso Casson fa parte – avesse votato a maggioranza (13 a 7) per il ‘sì’ alla misura cautelare. Ecco perché oggi l’ex magistrato, contattato da ilfattoquotidiano.it al termine della votazione, non riesce a nascondere la propria amarezza. “È un altro duro colpo alla questione morale”, dice. Il senatore si era già autosospeso temporaneamente dal partito quando il Pd a ottobre 2014 aveva votato contro la richiesta della Procura di Trani di utilizzo delle intercettazioni di Azzollini nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta maxitruffa del porto di Molfetta.

Senatore, cosa è successo?
Era prevedibile che sarebbe andata a finire così e che l’Aula avrebbe salvato Azzollini. Di fatto, è in corso un tentativo di cambiare le norme aggirandole e senza modificarle secondo le regolari procedure parlamentari.

In che senso?
Nel caso specifico bisognava valutare solo se vi fosse o meno il fumus persecutionis, invece si è andati oltre.

Cioè?
Si è voluto tutelare un componente della Casta.

Questo voto, fra l’altro, ha sconfessato il lavoro svolto dalla Giunta per le autorizzazioni, di cui lei è componente, che aveva votato a maggioranza per il “sì” all’arresto…
Certamente. Anche se la Giunta è un organo istruttorio e le decisioni finali spettano all’Aula. Il voto segreto crea degli ulteriori meccanismi perversi. E lo si è visto anche stavolta.

Come considera la decisione del capogruppo del Partito democratico al Senato, Luigi Zanda, di invitarvi a votare secondo coscienza?
Personalmente, la reputo una scelta del tutto incomprensibile. Ma il perché di questo atteggiamento dovete chiederlo a lui…

Un’altra volta il rischio di elezioni anticipate ha preso il sopravvento su tutto il resto?
Credo che ci siano ragioni più profonde di questa. Prima fra tutte l’istinto autoassolutorio della Casta. Ma non solo. Si tratta infatti dell’ennesimo messaggio lanciato alla magistratura nel tentativo di tirar fuori dai guai tutti coloro che sono coinvolti in vicende processuali.

È l’ennesimo duro colpo alla questione morale da sempre sbandierata dal Pd?
Non c’è dubbio.

Twitter: @GiorgioVelardi