Anche Romano Prodi frena sul Ttip, il discusso trattato di libero scambio sul tavolo negoziale tra Stati Uniti e Unione Europea. “La riflessione sulle trattative commerciali deve essere profonda e meditata”, ha detto giovedì 16 luglio l’ex presidente della Commissione Ue nel corso di un convegno. Prodi ha innanzitutto sottolineato che la discussione attorno al trattato avviene in un periodo storico molto complesso per le potenze occidentali che faticano a “inquadrare il disordine che ci circonda. Sul tavolo ci sono temi che avvelenano la situazione, come l’Ucraina, che rappresenta un punto fondamentale per il futuro. Non si può trovare la pace senza un accordo tra Russia e Stati Uniti“. Le preoccupazioni del Professore riguardano soprattutto il ruolo nel contesto internazionale che sta assumendo l’Ue: “Questa è un’Europa delle minoranze. In questa fase, o si riottimizza l’intero sistema, o non si va avanti. Mi stupisce che la Germania abbia concluso da sola un accordo con la Russia per la costruzione di un grande oleodotto. Serve chiarezza. Gli effetti del Ttip si vedranno nel lungo periodo”. Oltre a questo, Prodi ha sottolineato che occorre coinvolgere maggiormente Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, i cosiddetti Paesi Brics, in prospettiva del rallentamento della loro crescita economica: “Dobbiamo evitare che si apra un solco drammatico tra i Paesi sviluppati e le economie emergenti, accompagnando questi trattati con una grande apertura verso i Paesi in via di sviluppo”.

Molto più ottimista il vice ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda che nella stessa sede ha tenuto a sottolineare come “il potenziale inespresso” dell’export italiano verso gli Stati Uniti, che sarebbe possibile “liberare” con il Ttip “è di 10 miliardi di euro. Fra cinque anni avremo un’alleanza di Paesi ‘free traders’ che varrà più della metà del Pil mondiale e contribuirà ad avere una globalizzazione più equilibrata e più regolata. Il Ttip è un contributo alla stabilità”. Contrariamente a Prodi, poi, il vice di Federica Guidi ritiene che la nuova area di libero scambio avrà proprio “il compito di attrarre nuovi paesi emergenti, far aprire le economie dei Brics ma soprattutto dettare i nuovi standard dell’economia globale”. E, se mai non fosse stato chiaro, Calenda ha voluto segnare la distanza con la corrente del suo partito di appartenenza, il Pd, che ha fatto sue le critiche delle associazioni al trattato che è per altro “fortemente sostenuto” dal governo, come ribadito dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. “Si dice che il Ttip sia un documento tenuto segreto, ma è il trattato con il più alto grado di trasparenza tra i trattati internazionali, perché tutti i documenti consolidati sono pubblici. Sarà inoltre mantenuto il principio di precauzione, che garantirà la tutela dei consumatori. L’opposizione spesso è solo ideologica, guidata da un pregiudizio anticapitalista ed antiamericano“, ha concluso Calenda.

Di tutt’altro avviso è Monica Di Sisto, portavoce della campagna Stop Ttip Italia, che sempre giovedì è stata ascoltata in audizione dalle commissioni Agricoltura e Politiche Ue del Senato e secondo la quale “O obblighiamo le nostre imprese a chiudere nel momento in cui si troveranno di fronte prodotti che costano il 40 o il 50% in meno, visto che non devono passare tutti quei controlli in casa, oppure cominceremo a semplificare le nostre normative”. Secondo l’analisi di Di Sisto: “Questo non è un trattato commerciale perché l’abbattimento dei dazi e delle dogane in realtà impatta solo sul 15% dei benefici potenziali del Ttip. L’80% dei benefici arriverebbe da misure non tariffarie: l’etichettatura, i controlli di qualità e sanitari, gli standard di produzione, di sicurezza ambientali, alimentari e di sicurezza sul lavoro”. Quindi la valutazione complessiva: “Si parla spesso della strategicità del Ttip per il mercato, ma le condizioni in cui questo trattato verrà attuato sono importanti, perché il pregiudizio per il commercio all’interno dell’Ue creerebbe affanni ulteriori in Europa, in un momento che è già di crisi – ha detto -. Fare una operazione di maquillage su un trattato così complesso non è possibile. Si tratta di un trattato che ridisegna la struttura del mercato: o lo cambi nella sua filosofia di base o lo fermi”. Da qui il monito a “ragionare bene prima di compiere un passo del genere”.