Le borse di Shanghai e Hong Kong crollano bruciando miliardi di yuan e milioni di dollari, ma le giovani generazioni di ricchi cinesi sperperano denari, auto, gioielli e ogni bene materiale di lusso come fossero noccioline. Così in Cina il fenomeno sociale Fuerdai, letteralmente “la seconda generazione di ricchi”, è diventato un caso politico nazionale tanto che il presidente Xi Jingping e il partito comunista cinese si sono organizzati per creare una “guida” educativa che aiutasse i giovani rampolli a redimersi, a comprendere il valore del denaro, e a ripulire la loro immagine pubblica di figli viziati oramai fonte di ironia e soprattutto di indignazione popolare.

L’ostentazione di ricchezza dei Fuerdai, i figli e le figlie dei nuovi ricchi cinesi, coloro i quali a partire dalla fine degli anni settanta si sono gettati nell’imprenditoria privata ricavando in una trentina d’anni cifre da capogiro, si manifesta principalmente online sui social dove vengono mostrati di continuo in foto dove si fanno ritrarre sdraiati su letti ricoperti di gioielli, o da migliaia di banconote, o con vagonate di oggetti firmati con i più grandi marchi della moda. Ci sono poi le varianti con Ferrari, Lamborghini e moto da corsa: non tanto in garage per essere lucidate ma distrutte volontariamente in incidenti  dentro a qualche tunnel delle grandi città cinesi. O ancora una delle foto che fa più arrabbiare quei milioni di cinesi che non vedono un becco di un quattrino in tutta questa infinita crescita del Pil nazionale: la figlia ventenne di ricco imprenditore immobiliare brucia con l’accendino centinaia e centinaia di yuan.

Il South China Morning Post riporta la genesi dei provvedimenti governativi a riguardo. Il presidente Xi ha chiesto al dipartimento governativo del lavoro, un ufficio di stato che fa parte del Comitato Centrale del Partito Comunista, di “guidare gli uomini d’affari del settore privato, in particolare le giovani generazioni, per aiutarli a pensare alla fonte della loro ricchezza e a come comportarsi dopo essere diventati ricchi”. “Alcuni ricchi giovani sanno solo di essere ricchi, ma non hanno alcuna idea sulla provenienza del denaro che hanno in mano”, spiegano i funzionari governativi. “Sanno solo come mostrare la loro ricchezza, ma non sanno come crearla. Se questo comportamento diventa un problema comune per le imprese a conduzione familiare, mettendo tutti gli imprenditori privati in cattiva luce, il problema dei Fuerdai colpisce la fiducia sociale verso le imprese private e ciò non sarà più solo un problema economico per la Cina”.

Il Beijing Youth Daily ha pubblicato un articolo in cui viene raccontata la sessione di formazione per 70 figli di miliardari cinesi nella provincia orientale di Fujian. L’età media dei partecipanti era di 27 anni. Una delle regole dello spazio rieducativo governativo comportava 1.000 yuan (103 dollari) di multa per chi si alzava oltre l’orario prestabilito. “Anche se non è una grande somma per i ricchi, la regola mira a costruire un senso di responsabilità per loro inesistente”, ha affermato il direttore del centro riabilitativo.

I casi di ostentazione della ricchezza si stanno moltiplicando sempre più, finendo per diventare persino ridicoli: una delle ultime testimonianze fotografiche vede Keke, il bel cane di Wang Sicong, il figlio dell’uomo più ricco della Cina, indossare due Apple Watches nelle zampe davanti. “Una delle spiegazioni per questo fenomeno è la mancanza dei genitori durante il periodo della crescita, visto che questi rampolli studiano all’estero e i genitori si sentono in colpa per averli lasciati soli. La loro redenzione si materializza nel dargli sempre più denaro al loro ritorno”, spiega Wang Daqi nel suo libro sul fenomeno Fuerdai, Children of the Wealth. Nel saggio Wang, egli stesso figlio di un uomo d’affari, ha raccolto sei storie di ragazzi ricchissimi ma che si sentono molto soli. Uno di questi viene descritto così: “Odiava talmente tanto rimanere solo che una volta maggiorenne ogni volta che usciva la sera si attorniava di almeno venti persone, oppure al cinema comprava 30 biglietti per stare in compagnia”.