Il “grado di arretratezza” dell’Italia rispetto alla banda larga è “preoccupante” rispetto agli altri paesi d’Europa. Eppure è soltanto su internet che cresce il settore media, con un aumento da 1,4 miliardi a 1,6 (+10%), mentre la tv mantiene la porzione maggiore e l’editoria registra un forte calo. In particolare, prosegue il “declino strutturale” dei quotidiani e la crisi del settore pubblicitario. E negli ultimi 5 anni quotidiani, tv, radio – ovvero i “media classici” – hanno perso quasi 2 miliardi di euro. Per quanto riguarda invece i ricavi nel settore tv Sky è prima in Italia nel 2014. Mediaset si riprende il secondo posto, toltole nel 2013 dalla Rai.

Sono alcuni dei punti chiave della relazione Relazione annuale dell’Agcom al Parlamento, presentata dal presidente dell’autority Angelo Cardani. In evidenza anche la crisi del settore pubblicitario e la necessità di due riforme: la prima “in materia di comunicazioni, informazione e media” e la seconda sul canone Rai, “nel segno di semplificazione, perequazione sociale e effettività della riscossione”.

Declino di quotidiani, tv, radio. “Ruolo primario del web come mezzo di informazione”
Negli ultimi 5 anni i media “classici” (quotidiani, tv, radio) hanno complessivamente perso quasi 2 miliardi di euro, con una riduzione pari al 16% nel periodo 2010-2014, con punte superiori al 30% nel caso dei quotidiani. “Mentre la televisione, anche grazie alla sua funzione di intrattenimento, mantiene una posizione importante, i quotidiani soffrono di un declino strutturale”, spiega Cardani secondo il quale “in questo settore è necessario un radicale ripensamento del disegno istituzionale e regolamentare”.

“I quotidiani soffrono di un declino strutturale in questo settore è necessario un radicale ripensamento del disegno istituzionale e regolamentare”

“In primo luogo – afferma ancora il presidente dell’Agcom – occorre adottare un quadro di regole coordinate per i vari media, flessibile, al passo con l’evoluzione del sistema e in grado di continuare a garantire il pluralismo informativo. Il quadro dovrebbe tener conto in particolare delle specificità del web e del primario ruolo di mezzo di informazione che esso va assumendo in virtù dei molti operatori che agiscono come piattaforme di aggregazione, ricerca e condivisione sociale“. “In questo scenario, occorre rivedere anche il ruolo dell’intervento pubblico a sostegno del sistema nazionale e locale dell’informazione”, conclude.

Ricavi televisivi: Sky in testa
Sky resta regina dei ricavi tv in Italia nel 2014, con una quota del 34,1% (in crescita dell’1,4%). Mediaset si riprende il secondo posto, toltole nel 2013 da Rai. Ora il Biscione ha una quota del 27,8% (-0,7%), Rai ha una quota del 27,2% (-1,5%). Seguono Discovery (1,9%) e Gruppo Cairo (1,7).

Banda larga, “grado di arretratezza preoccupante in Italia”
In Italia gli indicatori sulla banda ultralarga presentano “un grado di arretratezza preoccupante rispetto all’Europa”. I numeri, relativi al 2014, parlano chiaro: l’‘Italia registra un livello di copertura del 36% contro il 68% dell’Ue a 28 paesi e “di conseguenza un digital divide doppio rispetto a quello europeo e con situazioni regionali che arrivano al 100% (ovvero totale assenza di reti a banda ultralarga)”. Ed è “ancora più critica” la situazione se si considera il livello di penetrazione: solo il 4% delle famiglie utilizza connessioni superiori a 30 Mbps (contro il 26% dell’Ue a 28) e praticamente nulle sono le connessioni superiori a 100 Mbps (9% nell’Ue a 20).

L’Italia registra un livello di copertura del 36% contro il 68% dell’Ue a 28 paesi e di conseguenza un digital divide doppio rispetto a quello europeo

A giudizio dell’Agcom “un ruolo decisamente importante nella direzione di colmare tale divario potrà essere svolto attraverso gli strumenti messi in campo dal governo in attuazione della Strategia per la banda ultralarga, che – ricorda Cardani – prevede la destinazione di una quota significativa di incentivi e contributi finanziari alle aree bianche (percentuale di digital divide pari al 100%) del Paese”.

Crisi del settore pubblicitario
L’andamento dei ricavi mostra una continua riduzione, passando dai 9,8 miliardi del 2010 ai 7,4 miliardi del 2014 (rispetto al 2013 il calo è contenuto a 54 milioni). Per quanto riguarda la tv, la componente pubblicitaria rappresenta la fonte di ricavo prevalente, pesando per oltre il 40% sulle entrate complessive. Un’incidenza non molto inferiore (37%) è esercitata dalla pay tv, mentre il canone rappresenta il 19%.

Nell’editoria i ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria si riducono del 9% (da 941 a 859 milioni di euro). Gli introiti derivanti dall’utente valgono 1,2 miliardi, con una perdita di 30 milioni (-2%): in flessione in particolare i ricavi da vendita di copie (-4%, pari circa a 40 milioni). Il valore complessivo della pubblicità online, dopo una leggera flessione nel 2013, è tornato a crescere (del 10%) nell’ultimo anno. Gran parte di tale crescita è attribuibile all’incremento (del 13%) delle inserzioni pubblicitarie di tipo display (soprattutto di tipo social) e video.

Nell’editoria i ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria si riducono del 9% (da 941 a 859 milioni di euro)

Buon risultato per i servizi mobili
Al contrario delle reti fisse di telecomunicazioni, l’Italia mostra invece un buon risultato nel mercato delle reti e servizi radiomobili. Il livello di copertura delle reti di terza generazione raggiunge il 98% (contro il 97% della media UE), in linea anche l’infrastrutturazione delle reti di ultima generazione (LTE) con il 77% della popolazione raggiunta (79% nell’Unione). Anche i livelli di penetrazione si mostrano in linea con quelli europei con il 71% della popolazione che ha sottoscritto contratti di acquisto di servizi mobili. La situazione nel mercato mobile si presenta migliore anche in termini di prezzo, ove l’Italia presenta offerte mediamente più vantaggiose dei principali paesi europei sia per i servizi bundled voce-dati che per i servizi solo dati.

Settore comunicazioni in calo rispetto al 2013: -6%
In Italia il valore del macrosettore delle comunicazioni per il 2014 è stimato pari a 52,5 miliardi di euro, circa il 6% in meno rispetto al 2013.
I comparti che compongono il settore registrano tutti una riduzione nel valore: -7,7% le tlc, -3,2% i servizi media (tv, radio, editoria, internet), -2,3% i servizi postali. Per quanto attiene i servizi media, internet è l’unico mezzo che cresce nel 2014 a 1,63 miliardi contro i 1,48 miliardi del 2013.

Investimento nella fibra
Gli operatori di tlc che investono nella fibra ovvero Telecom e gli altri due operatori impegnati nel settore, Fastweb e Vodafone, “si muovono verso soluzioni di posa della fibra fino all’armadio di strada” (FTTC ovvero Fiber to the cabinet), “limitando per ora gli investimenti in cablaggio fino a casa dell’utente” (FTTH o Fiber to the home).

Su questa scelta “pesa innanzitutto, come spesso detto, la mancanza di pressione concorrenziale da parte di soggetti alternativi” (come tv via cavo o soluzioni wireless). Cardani sottolinea comunque che la soluzione FTTC (35%) è in linea con la media europea, sebbene in Europa rappresenti solo la metà delle soluzioni complessive. Attualmente 185 Comuni risultano coperti con reti FTTC, per effetto degli investimenti privati e in parte con il co-finanziamento pubblico del Piano strategico per la banda larga 2012-2014.

Sulle scelte degli operatori in merito alla fibra pesa la mancanza di pressione concorrenziale da parte di soggetti alternativi

Si stima complessivamente che l’ammontare delle unità abitative coperte attraverso intervento pubblico al 31 dicembre 2014 sia pari a circa 520mila, ovvero il 6,6% delle unità complessivamente coperte da una nuova rete (NGA). In prevalenza nelle province di Regioni del Sud (Campania, Calabria, Molise).

Agcom: “Mercato Tlc verso il consolidamento”
Il mercato europeo delle tlc mostra una “tendenza al consolidamento” e “anche in Italia si intravedono negoziati tra le principali imprese del settore delle comunicazioni, finalizzati al consolidamento”. La relazione dell’Agcom individua anche altre due tendenze: l’incremento di accordi tra operatori di tlc e imprese di marcati complementari; le partnership tra produttori di contenuti e i cosiddetti Over the Top.

“Le tendenze del mercato – ha sottolineato Cardani – si muovono in linea con il nuovo scenario e mostrano un’accelerazione derivante dal ruolo propulsivo della domanda. Una prima tendenza del mercato europeo è quella al consolidamento; le dimensioni delle imprese europee sono relativamente modeste rispetto ai concorrenti extra-UE e con problemi di indebitamento per affrontare investimenti considerevoli. Le acquisizioni e fusioni che coinvolgono le reti di comunicazioni elettroniche sono numerose e trasversali alle diverse piattaforme”.

Anche in Italia, ha proseguito, “si intravedono negoziati tra le principali imprese del settore delle comunicazioni, finalizzati al consolidamento. Ne sono esempio l’annuncio della joint venture tra Wind e H3g; l’aumento della quota di capitale di Vivendi in Telecom Italia, il tentativo di Opa di EI Towers su Rai Way”.

Riforma del canone
“Una riforma del canone nel segno di semplificazione, perequazione sociale e effettività della riscossione”. Secondo Cardani “anche il servizio pubblico non si sottrae alle sfide poste dal nuovo quadro digitale e convergente. Al riguardo la prossima scadenza della concessione alla Rai, prevista per la metà del 2016, costituisce un’occasione per interrogarsi sul ruolo del servizio pubblico nel nuovo contesto e, in particolare, sulla capacità di mantenere elevati standard di qualità ed autorevolezza dei contenuti, nello scenario multipiattaforma che costituisce il naturale orizzonte del servizio pubblico del prossimo decennio”.

La riforma deve essere “accompagnata da un recupero di efficienza dell’azienda nel segno della trasparenza, indipendenza e accountability”

“Il canone – ricorda il presidente Agcom – è la principale fonte di finanziamento del servizio pubblico rappresentando il 61,3% del totale delle risorse economiche della Rai. Pertanto una riforma del sistema di finanziamento pubblico nel segno della semplificazione, della perequazione sociale e dell’effettività della riscossione è certamente auspicabile, tanto più se accompagnata da un recupero di efficienza dell’azienda nel segno della trasparenza, indipendenza e accountability e dall’individuazione di una nuova missione di servizio pubblico in questa era sempre più digitale e convergente”. “L’individuazione del nuovo perimetro del servizio pubblico – sottolinea ancora Cardani – rappresenta il punto centrale della riforma Rai. L’Autorità è pronta a dare il proprio contributo al processo di revisione in corso nell’ambito delle competenze che la legge le assegna”.

Serve riforma ampia su comunicazioni e media
E’ necessaria “una riforma ampia della normativa italiana in materia di comunicazioni, informazione e media. Il quadro esistente, tra l’altro molto frammentato e disomogeneo, è infatti ormai obsoleto rispetto alle sfide imposte dal nuovo sistema”. Cardani sottolinea tra l’altro, che “per molti aspetti, i servizi on-demand sono soggetti a minori obblighi, dal momento che gli utenti hanno una più alta autonomia nella scelta e maggiore controllo su contenuto e tempo di visualizzazione”.

“Il quadro esistente, tra l’altro molto frammentato e disomogeneo, è infatti ormai obsoleto rispetto alle sfide imposte dal nuovo sistema”

Cardani aggiunge che “il processo di evoluzione tecnologica in atto va nella direzione di un superamento della distinzione tra comunicazioni elettroniche e media audiovisivi e della necessità di una sostanziale riforma del quadro normativo nazionale”. “L’Autorità – spiega – è coinvolta nel governo del sistema dei media audiovisivi in due principali aree di intervento: la promozione del mercato unico europeo dei servizi audiovisivi e delle opere europee, e la tutela del pluralismo sia nei termini di accesso ai media, sia nei termini di vigilanza e contrasto della costituzione di posizioni dominanti. Sotto il primo profilo l’Autorità, nell’anno appena trascorso, ha approfondito il problema dell’adeguatezza della regolamentazione esistente rispetto all’evoluzione del mercato. Risponde a questa esigenza l’Indagine conoscitiva ‘TV 2.0 nell’era della convergenza”.

Infine – spiega il presidente Agcom – “per quanto riguarda la par condicio, attualmente limitata ai mezzi di comunicazione di massa radiofonici e televisivi, l’Autorità ancora una volta sottolinea come la trasformazione del sistema dell’informazione metta in crisi il modello legislativo “analogico” su cui si fonda la legge n. 28 del 2000, di cui in più occasioni l’Autorità ha richiesto l’aggiornamento”.