In Aula verso l’approvazione finale della riforma della scuola, in piazza la protesta: martedì 7 luglio i sindacati hanno organizzato l’ennesimo sit-in in piazza Montecitorio. Ma la vera battaglia si combatte sul web, dove i docenti si mobilitano. E mentre il ministro Stefania Giannini lancia l’idea di un confronto su tutto il mondo dell’istruzione attraverso Facebook, proprio dal social network parte l’iniziativa che punta a smontare la riforma: una massiccia raccolta firme per un referendum abrogativo sul ddl.

Di gruppi, più o meno spontanei o organizzati, negli ultimi mesi ne sono nati a decine. Gli esclusi dal piano straordinario di assunzioni per chiedere una cattedra, gli abilitati (Tfa o Pas) per rivendicare una valorizzazione del loro titolo nel prossimo concorso, tutti per contestare la nuova valutazione e i poteri dei presidi. Alcuni hanno anche c’entrato il loro obiettivo: gli idonei, ad esempio, inizialmente tagliati fuori dalle immissioni, sono riusciti a far cambiare idea al governo anche grazie ad una forte campagna su Twitter. Adesso, però, c’è un gruppo che – anche solo dal punto di vista numerico – fa impallidire tutti gli altri: “Pronti per raccolta firme referendum abrogativo ddl La buona scuola”. Creato ad inizio maggio, in meno di due mesi ha superato quota 67mila iscritti: una cifra enorme nel contesto del web italiano. L’obiettivo è molto chiaro dalla denominazione scelta dagli amministratori. “Il gruppo raccoglie tutto il personale della scuola, gli studenti e le famiglie che chiedono il ritiro del ddl, e in caso di approvazione anticipano fin da ora la volontà di promuovere attivamente un referendum”. Certo, l’ipotesi della consultazione popolare è ambiziosa e impegnativa. Dal punto di vista politico, fin qui è stata ventilata soltanto dal Movimento 5 stelle, anche Pippo Civati ci sta pensando. Servono 500mila firme solo per proporlo, ma la base già raccolta su Facebook è importante. Sul gruppo vengono postati quotidianamente decine di commenti, appelli, post di protesta. E la recente esperienza del referendum in Grecia – seppur su ambito e in un contesto completamente diverso – potrebbe contribuire ad alimentare l’entusiasmo.

Anche il ministro Stefania Giannini ha annunciato di voler aprire al dialogo sui social network: “”Cari amici – ha spiegato la titolare di viale Trastevere – da oggi inizia per me un nuovo percorso su Facebook. Il mio profilo privato diventerà una pagina pubblica su cui riprenderanno il dialogo e il confronto con tutti voi sui provvedimenti che stiamo approvando in materia di Istruzione e sulle innovazioni a cui lavoriamo nel settore della Ricerca e dell’Università”. #Staytuned, conclude il ministro, con tanto di hashtag in stile Twitter. Peccato che il percorso del ddl sia ormai in fase conclusiva. E che sul suo account ufficiale negli ultimi mesi siano arrivati solo “cinguettii” negativi. “

Twitter: @lVendemiale