Pier Carlo Padoan rassicura, ma il Fondo monetario internazionale invita a mantenete alta l’allerta. Se il ministro dell’Economia nella serata di lunedì spiegava che nonostante le turbolenze create dalla crisi greca “non c’è nessun rischio per l’Italia” perché “stiamo facendo le riforme”, l’organizzazione diretta da Christine Lagarde nel rapporto periodico dei suoi tecnici sull’economia della Penisola avverte che “se non combattuti con una forte risposta politica da parte dell’Europa”, “gli avversi sviluppi in Grecia potrebbero avere un sostanziale impatto sull’Italia tramite effetti sulla fiducia, anche se l’esposizione diretta è limitata”, come limitati sono “i rischi di contagio nel breve termine“.

Secondo il Fondo di Washington, l’economia italiana sta emergendo gradualmente da una prolungata recessione, ma la ripresa rimane fragile: il Pil è confermato in crescita dello 0,7% nel 2015 e dell’1,2% nel 2016. Il tasso di disoccupazione, ora al 12,5%, l’anno prossimo inizierà un trend discendente che tra cinque anni lo porterà al 10,7%. Il debito pubblico, definito “sostenibile”, si attesterà al 133,3% nel 2015, per poi calare al 132,1% nel 2016, spiega il rapporto, sottolineando però che un debito sopra il 130% del Pil “è un importante fattore di vulnerabilità” e “limita lo spazio di manovra fiscale”. Un problema non da poco visto che è necessario “ridurre le elevate tasse sul lavoro e il capitale utilizzando i risparmi delle passate e future operazioni di revisione della spesa”.

Il “modesto consolidamento di bilancio” previsto per il 2015 “centra l’equilibrio fra sostegno della crescita e riduzione del debito“, si legge, e “in questo contesto la reindicizzazione delle pensioni in linea con la Corte costituzionale non dovrebbe modificare la posizione fiscale quest’anno”. In ogni caso “ogni impatto permanente dovrebbe essere compensato riducendo la spesa altrove”.

Occorre però, sottolinea il documento, affrontare il “problema di produttività di lunga data” dell’Italia. Un contributo lo può dare la riforma della pubblica amministrazione (il ddl è ora in discussione alla Camera), ma servono anche riforme dei settori fortemente regolati come quello dei trasporti e una strategia di ampia portata per rafforzare il sistema bancario e i bilanci delle aziende. L’Italia, secondo il Fondo monetario, dovrebbe spingere sulle privatizzazioni: un processo più rapido contribuirebbe a ridurre il debito: la recente vendita di azioni di Enel è un passo positivo “ma target più ambiziosi sulle privatizzazioni, in linea con i precedenti piani, godrebbero dei vantaggi delle condizioni favorevoli del mercati”.

Il report si chiude con un resoconto firmato dall’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, che come è noto ha lasciato l’incarico dopo mesi di tensione con Palazzo Chigi ed è tornato a Washington come direttore esecutivo dell’Fmi. Mentre i mercati guardano alla situazione greca e solo gli acquisti della Bce frenano l’aumento dei tassi di interesse sui titoli di Stato italiani, Cottarelli dà un giudizio positivo sulle riforme messe in campo dal governo Renzi: “Il Fondo a volte dà l’impressione che alcune delle nostre riforme strutturali siano ancora nella fase di pianificazione. Non è vero, non si tratta soltanto di piani, azioni chiave sono già state intraprese per tradurre in pratica queste riforme” e “gli sforzi stanno ripagando”.