C’è chi decide di cambiare vita e mette in gioco le proprie certezze per seguire le proprie passioni. Tra chi l’ha fatto c’è anche Marco Nannini, classe 1978 ed ex bancario, che ha lasciato un impiego da manager per seguire il sogno di diventare un velista professionista. La sua storia, che lui stesso ha raccontato nel libro “Dalla banca all’oceano” (Longanesi), è iniziata come quella di tanti giovani: dopo gli studi superiori, nel 1997 si è trasferito a Londra per laurearsi in Economia Politica. Dopo qualche tempo ha trovato lavoro come bancario nella City, cuore finanziario della città. L’ambizione era quella di fare carriera e guadagnare bene. E l’obiettivo l’aveva raggiunto: era riuscito a ritagliarsi una buona posizione in istituti prestigiosi, diventando responsabile di cinque persone e gestendo grandi somme di denaro.

“Nella City ho lavorato per undici anni, di cui sette nella sede inglese dell’Unicredit – ha raccontato Nannini a ilfattoquotidiano.it – Ho fatto un’ottima carriera ma ho sempre avuto l’impressione che qualcosa mancasse nella mia vita. Non ero felice. Forse anche la crisi, che ha destabilizzato il sistema bancario, ha reso l’ambiente ancora più sterile di quanto fosse prima, ed è cresciuta in me l’insofferenza per un mondo caratterizzato da pochezza intellettuale e spirituale”.

“Non ero felice. Forse anche la crisi, che ha destabilizzato il sistema bancario, ha reso l’ambiente ancora più sterile di quanto fosse prima”

Intanto Marco coltivava la passione per la vela, trascorrendo il proprio tempo libero in mare, e nel 2006 ha partecipato alla sua prima regata. Trascinato dall’entusiasmo e dalla passione, nel 2009 ha compiuto la sua prima traversata transatlantica, prendendo tutte le ferie in blocco. “Ho finito la regata il martedì e il giovedì ero a lavoro – continua Nannini – Ma dentro di me cresceva la voglia di fare il velista per davvero. Così è nato il progetto molto ambizioso di cimentarmi nel giro del mondo. All’inizio pensavo di essere sponsorizzato, poi il finanziamento è venuto meno, quindi ho dovuto fare leva sui miei risparmi“.

In concomitanza è arrivato quello che considera un episodio chiave: “Per inseguire il mio sogno – prosegue – avevo fatto domanda di un anno sabbatico e l’ufficio risorse umane della banca per cui lavoravo me lo aveva accordato, ma il mio capo si oppose, nonostante fosse un diritto acquisito grazie alle buone performance che avevo ottenuto negli anni precedenti. Allora ho preso carta e penna e mi sono dimesso. Quello è stato un momento di svolta nella mia vita. Mi sono licenziato e ho fatto il giro del mondo”.

“Ho preso carta e penna e mi sono dimesso. Quello è stato un momento di svolta nella mia vita. Mi sono licenziato e ho fatto il giro del mondo”

Con la sua barca, la Financial Crisis, nome scelto per esorcizzare la difficile congiuntura economica e per il fatto di essere un ex bancario, il 25 settembre 2011 è partito per la Global Ocean Race, una regata intorno al mondo in barca a vela. Un’avventura durata più di otto mesi, salpando da Palma di Maiorca e facendo tappa a Cape Town, Wellington, Capo Horn, Punta del Este, Charleston, Les Sables-D’Olonne, per poi rientrare in Inghilterra il 20 giugno 2012. Nel corso di questa impresa è stato anche nominato Velista dell’anno.

“Finita questa esperienza non riuscivo a immaginarmi di nuovo nella City a fare questo lavoro, nonostante non mancassero le proposte interessanti da altre banche. Ero arrivato a compiere il giro del mondo grazie ad alcune amicizie inglesi che mi avevano insegnato tanto, così ho pensato di fare altrettanto tornando in Italia e creando un centro di apprendimento della vela d’altura. Ho continuato a fare regate nel Mediterraneo e insieme ad altre persone ho fondato un’associazione e un Centro Italiano Vela d’Altura che ha sede a Cecina”.

“Io sono tornato in Italia nel 2012, mancavo dal 1997, non avevo nessun contatto e mi sono dovuto inventare da zero, però ho seguito il mio sogno e ora sono felice”

Ovviamente la vita di Marco Nannini è cambiata: oggi c’è la gioia e l’entusiasmo per aver realizzato il proprio sogno di fare il velista a tempo, ma anche l’incertezza e le preoccupazioni di chi vive ormai da libero professionista. “In banca avevo uno stipendio d’oro, contributi, assicurazione medica garantita – ha concluso – Vivevo in un mondo di sicurezze e in qualsiasi momento a Londra potevo andare a fare un colloquio e trovare un lavoro migliore del precedente. In Inghilterra questo tipo di lavori ben retribuiti vengono chiamati ‘lavori dalle manette d’oro’, proprio perché è difficile lasciarli. Io sono tornato in Italia nel 2012, mancavo dal 1997, non avevo nessun contatto e mi sono dovuto inventare da zero, però ho seguito il mio sogno e ora sono felice”.

Aggiornato da Redazione Web il 6 luglio alle 16.47