I governatori delle banche centrali dell’Eurozona e il presidente Mario Draghi hanno deciso: la Banca Centrale Europea tiene ferma la liquidità di emergenza (Ela) alle banche greche a 89 miliardi di euro dopo la netta vittoria del “no” al referendum. Lo rende noto l’istituto di Francoforte. In ballo c’è il futuro delle banche elleniche, che sono chiuse da lunedì scorso, resteranno con le serrande abbassate di certo fino a mercoledì e, stando a quanto riferito da “quattro fonti bancarie” all’agenzia Reuters, non riapriranno almeno fino a venerdì. In serata è atteso un decreto ad hoc del governo Tsipras che chiarirà fino a quando è prorogata la “bank holiday“. “La Bce sta monitorando attentamente la situazione sui mercati finanziari e tutte le conseguenze che ne potrebbero scaturire per quanto riguarda la politica monetaria e la stabilità del’euro“, ha fatto sapere Francoforte, sottolineando di “essere pronta ad usare tutti gli strumenti disponibili entro il suo mandato”, riecheggiando il famoso “whatever it takes” pronunciato da Draghi nel luglio 2012.

Il consiglio direttivo di Francoforte ha deciso di non chiudere l’unica fonte di finanziamento per gli istituti di credito ellenici, evitando così il collasso totale del sistema finanziario del Paese, ma alla luce dell’esito del referendum e in mancanza di un accordo non ha potuto alzare il tetto, come chiedeva Atene. Le altre banche centrali e il board della Bce hanno respinto le richieste della Banca di Grecia con una maggioranza di due terzi. Al tempo stesso Francoforte ha anche deciso di apportare “una correzione” al rialzo dello sconto (haircut) sul valore dei titoli greci portati in garanzia dalle banche per avere la liquidità di emergenza. Vale a dire che le banche greche dovranno aumentare i titoli forniti come collaterale per avere lo stesso ammontare di prestiti. Ma gli istituti di credito ellenici, si è affrettato a far sapere un funzionario greco, hanno “ancora abbastanza collaterale” per far fronte alle nuove richieste. In serata Draghi e Tsipras si sono sentiti al telefono, con il premier ellenico che ha chiesto di eliminare le restrizioni sui capitali.

In realtà il vice ministro delle Finanze, Giorgos Stathakis, ha spiegato alla Bbc che in caso di congelamento il tetto di 60 euro ai prelievi agli sportelli automatici (di fatto sceso a 50 visto che scarseggiano le banconote da 20) varrà fino alla fine della settimana e ha anche ammesso che senza nuova liquidità gli istituti di credito ellenici potranno restare in piedi solo “uno o due giorni”, auspicando che l’Eurotower al contrario incrementasse i fondi dando ossigeno alle banche per almeno “sette o dieci giorni”, quanto necessario – nello scenario migliore – per consentire il riavvio dei negoziati con i creditori. 

L’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, che in mattinata ha annunciato le proprie dimissioni, aveva promesso che gli istituti avrebbero riaperto i battenti martedì 7. Ma era evidente che non sarebbe stato possibile visto che, come ammesso venerdì dalla numero uno dell’associazione bancaria ellenica Louka Katseli, il cuscinetto di liquidità che avevano a disposizione era di solo 1 miliardo. E visto il continuo stillicidio di depositi, che prosegue nonostante il tetto ai prelievi e i controlli sui movimenti dei capitali, tra poco non ci saranno più soldi in cassa. Non è un caso se la viceministro Nadia Valavani ha annunciato domenica che il denaro custodito nelle cassette di sicurezza non potrà essere ritirato fino a nuovo ordine.

Intanto il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ha teso una mano ad Atene affermando che il Fondo è pronto ad aiutare la Grecia se il governo lo chiederà, anche se tecnicamente la Grecia non può al momento accedere ai finanziamenti del Fmi essendo in arretrato sul rimborso di 1,6 miliardi di dollari all’istituto di Washington.

I listini europei hanno tutti perso terreno. E Piazza Affari è stata di nuovo maglia nera: dopo aver avviato la seduta in rosso del 2,9%, nel pomeriggio ha peggiorato il calo chiudendo a -4,03%. Madrid ha lasciato sul terreno il 2,22%, Francoforte l’1,52%. A Milano pesanti soprattutto i titoli bancari, con Mps sospesa più volte in asta di volatilità e in rosso dell’11,5% a fine giornata.

Limitate rispetto alle attese, invece, le ripercussioni sul mercato obbligazionario: il rendimento dei titoli di Stato dei Paesi periferici, a partire da quelli italiani, sale ma non oltre i livelli della scorsa settimana. Il rendimento dei Btp s è attestato in chiusura al 2,38%, cosa che ha portato il differenziale rispetto ai Bund tedeschi (spread) a 162 punti rispetto ai 145 di venerdì. Anche in questo caso ad aiutare è l’intervento della Bce attraverso il quantitative easing operativo da marzo. Proprio lunedì Francoforte ha fatto sapere di aver comprato, nel mese di giugno, titoli di Stato italiani per 31,6 miliardi, contro i 23,4 di maggio. L’euro si difende, limitando la discesa nei confronti del dollaro Usa: il cambio è a 1,10. La divisa unica era scesa a 1,096 ma si è ripresa dopo le dimissioni di Varoufakis.