Il midazolam è legale. Le iniezioni letali con cui si uccidono i prigionieri nel braccio della morte possono andare avanti. E’ la decisione che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha preso dopo che quattro condannati alla pena capitale in Oklahoma avevano messo in discussione l’uso del medicinale. “Non stordisce il condannato, non lo rende inconsapevole prima della morte”, sostenevano i quattro, e quindi viola l’Ottavo Emendamento, che proibisce una punizione “crudele e inusuale”. “Non c’è alcuna prova che il condannato sperimenti dolore”, ha stabilito la maggioranza dei giudici.

Dopo due sentenze “storiche” – quelle sulla riforma sanitaria e sui matrimoni omosessuali – risolte in senso progressista, la Corte Suprema si allinea questa volta sulle posizioni più conservatrici. I cinque giudici conservatori – contro il parere dei quattro liberal – hanno infatti dato ragione allo stato dell’Oklahoma, che vuole continuare a praticare le sue esecuzioni per iniezione letale usando un cocktail di tre medicinali. Il primo, il midazolam, servirebbe a generare uno stato di “quasi coma, e di profonda incoscienza”. Un secondo avrebbe un effetto paralizzante. Il terzo, iniettato nelle vene del condannato, servirebbe a bloccare il battito cardiaco e uccidere.

Questo cocktail, nei mesi passati, è sembrato non funzionare. Tristemente celebre è l’esecuzione di Clayton Darrell Lockett, il 29 aprile 2014. Lockett, cui fu somministrato proprio il midazolam, cominciò a dimenarsi, urlare, parlare. A un certo punto, in preda alle convulsioni, cercò anche di alzarsi e liberarsi dai lacci che lo tenevano fissato al tavolo dell’esecuzione. Fu dichiarato morto 43 minuti dopo l’iniezione. Il suo caso non è isolato. In Ohio e in Arizona altri condannati hanno avuto convulsioni e si sono pesantemente lamentati prima di morire.

Sulla base di una procedura che sembra non rispettare il dettato costituzionale, che vuole che la pena non causi un dolore insopportabile, quattro condannati hanno chiesto quindi che la Corte sospendesse le pene. I quattro – Richard Glossip, John Grant, Benjamin Cole e Charles Warner – sostenevano che “il midazolam non può mantenere quell’incoscienza simile al coma che è necessaria per non provare gli effetti dolorosi provocati dalle altre due droghe del protocollo”. Di qui quindi la richiesta di sospensione, che avrebbe riguardato i sei Stati che usano il midazolam: Alabama, Arizona, Florida, Louisiana, Oklahoma, Virginia.

La maggioranza dei giudici ha però detto no. Scrivendo per i conservatori, Samuel Alito ha spiegato che “i prigionieri hanno mancato di identificare un’alternativa conosciuta e disponibile come metodo di esecuzione, che possa implicare un minor rischio di dolore”. Per i giudici, inoltre, non c’è prova che il midazolam provochi “alcuna vera sofferenza”. Il parere dei quattro liberal è stato invece scritto dalla giudice Sonia Sotomayor, che rileva come la sentenza dica soltanto che “non sono state trovate alternative”, e non se il midazolam provochi davvero l’effetto di un “tortura a morte”. Due dei giudici liberal, Stephen Breyer e Ruth Ginsburg, hanno anche aggiunto una postilla. Non vale la pena concentrarsi su questioni particolari, come l’uso o meno del medicinale. Quello che dovrebbe essere in discussione è “se la condanna a morte non viola comunque, sempre e in ogni modo, la Costituzione”.

L’Oklahoma, nel difendere l’uso del cocktail di medicinali, ha sottolineato la gravità dei crimini dei condannati. Glossip ha organizzato il pestaggio e l’assassinio del suo capo; Grant ha pugnalato un’impiegato della prigione; Cole ha spezzato la colonna vertebrale della figlia di nove mesi. “Una dose di 500 milligrammi di midazolam li renderà sicuramente incoscienti”, al momento dell’esecuzione, ha detto l’avvocato dello Stato.

Le polemiche sul modo di somministrare l’iniezione letale sono comunque destinate a continuare. L’Oklahoma, come altri Stati americani, è stato costretto a provare il midazolam dopo che le aziende farmaceutiche europee e americane, temendo boicottaggi dei loro prodotti, hanno bloccato la fornitura dei medicinali tradizionalmente utilizzati nelle iniezioni letali. Proprio questa minaccia di boicottaggi è stata duramente condannata dal giudice conservatore Alito, che nella sentenza scrive: “Cerchiamo di essere onesti… i gruppi contro la pena di morte stanno conducendo una vera e propria guerriglia per impedire agli Stati di ottenere i medicinali per le iniezioni letali”.