Ogni persona dotata di un minimo di intelligenza e di onestà dovrebbe oggi ringraziare Tsipras e il popolo greco per aver dato, pagando un prezzo certamente caro, un senso a parole che da troppo tempo ne erano prive.

Intanto alla parola “democrazia, che proprio in Grecia ha avuto origine più di due millenni e qualche secolo fa. Una parola avvilita e umiliata dal governo del capitale che ne fa strame da tempo, specie in Europa. Mascherati dietro la presunta oggettività dei dati economici, i funzionarietti al servizio della finanza intendono perpetuare, spacciandolo per l’unico possibile, un sistema fortemente iniquo e foriero di ingiustizie e di distruzioni di cui dovremmo sbarazzarci al più presto se vogliamo garantire un futuro all’Europa e all’umanità.

Poi alla parola “Europa“. Nata per affermare anche diritti sociali e pace, si è trasformata negli ultimi anni in un mostruoso apparato burocratico asservito alle lobby finanziarie che a Bruxelles fanno il bello e il cattivo tempo. Un’Europa priva di ogni senso di identità comune e di solidarietà come dimostrato anche dall’ignobile scaricabarile sui richiedenti asilo. Un’Europa del genere è destinata a far proliferare, come un verminaio incontrollabile, decine di Salvini, di Le Pen e di membri di Alba Dorata, la quale. come si è saputo di recente, non a caso partecipò, una ventina di anni fa all’orribile massacro di Srebrenica che costituì il momento culminante della  guerra jugoslava che segnò il reingresso a pieno titolo della violenza bellica e dei crimini contro l’umanità nella storia europea.

Poi alla parola “giustizia sociale“. Dalla Grecia vessata dalla finanza, dove la disoccupazione e la povertà di massa raggiungono vette inusitate, si leva la forza di un popolo che proclama la necessità di dire basta a politiche scellerate che stanno provocando devastazioni senza fine anche da noi e in tutta l’Europa, sia mediterranea che continentale.

Certamente anche alla parola “razionalità economica“. Che per essere tale deve valere per la maggioranza del popolo e non per un pugno di usurai. Deve vedere il reinvestimento della ricchezza nell’economia reale, quella in grado di soddisfare le esigenze materiali e ideali delle persone in carne ed ossa, e non essere rinchiusa nei forzieri blindati dei Paperoni autoreferenziali che fanno finta di governarci.

Anche, direi, alla parola “politica“, che da sempre costituisce, come affermò un grande filosofo greco, una caratteristica ineliminabile e nobile dell’essere umano. Ma che l’asservimento alla finanza e ai poteri economici ha ridotto a qualcosa degno di Buzzi e Carminati, dei partiti privi di spina dorsale e di ideali, si chiamino essi Pd, Forza Italia o in altro modo.

E’ per ridare senso a queste parole fondamentali per il genere umano, oggi ridotte a un balbettio senza senso, che il popolo greco si accinge a votare il 5 luglio. Con ogni probabilità il governo Tsipras otterrà la grande maggioranza dei consensi. Un popolo non si piega con le minacce, i ricatti e la violenza, sia essa di tipo bellico od economico. Stupisce che i tedeschi, che dalla Grecia come dal resto di Europa furono scacciati a furor di popolo settant’anni fa, non l’abbiano ancora capito.

Quello che è certo è che con la rottura dei negoziati e il referendum greco finisce per sempre l’Europa in cui abbiamo creduto e si apre una fase storica nuova. Sarebbe opportuno che anche nell’afasica Italia si tengano analoghe consultazioni per capire se il popolo è bovinamente allineato sulle non posizioni del suo governo di decerebrati o, come ritengo, aspira a qualcosa di differente dall’immangiabile zuppa attuale.

Come conclude Tsipras il suo messaggio al popolo greco che indice il referendum, sono in gioco sovranità e dignità. Altri due concetti fondamentali, E non solo per i Greci. Ringraziamoli per avercelo ricordato e per difenderli anche per noi.