“Ci accusano di avere fatto un colpo di stato. Invece questa si chiama democrazia”: firmato Alexis Tsipras. Anche i voti di Alba Dorata hanno permesso al Parlamento ellenico di far passare la proposta del premier di indire un referendum sulle misure dei creditori internazionali: i 179 sì infatti sono il frutto dei voti di Syriza, degli alleati al governo dell’Anel e dei xrissìavghites ancora sotto processo per l’omicidio del rapper Pavlos Fyssas. Contrari in 120. Nella notte il voto, dopo un dibattito infuocato durato tutto il pomeriggio di ieri.

Votate no al referendum – ha arringato il leader di Syriza – combattiamo contro pratiche di cui l’Europa dovrebbe vergognarsi”. E ancora: “Non chiederemo il permesso a Schaeuble o a Dijsselbloem per fare il referendum, perché proprio questa è la patria della democrazia”. Gli ha replicato il leader dell’opposizione di Nea Dimokratia, Antonis Samaras: “Non ti permetteremo di sciogliere il Paese”. Quest’ultimo si è anche scontrato con la presidente della Camera accusandola di partigianeria (è la fedelissima di Tsipras, Zoì Kostantopoulou) che proprio per evitare strumentalizzazioni ha lasciato lo scranno al suo vice Alexis Mitropoulos, pare su consiglio direttamente giunto dal premier. Subito dopo il voto e l’annuncio del risultato, la Konstantopoulou si è recata al palazzo presidenziale per consegnare al Presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos il verbale del voto: oggi dovrà infatti firmare il decreto presidenziale per attivare l’iter procedurale del referendum che si terrà fra sette giorni.

Tsipras nel suo lungo e appassionato intervento ha chiarito la dinamica delle ultime trattative. Ha sostenuto di aver negoziato con un atteggiamento cooperativo e non a carte coperte, con l’obiettivo di un compromesso equo. “Voglio assicurarvi che personalmente ho fatto quello che potevo. Alla fine hanno prevalso le voci estreme tra i partner e le istituzioni”. Ogni cittadino ellenico, è stata la sua tesi, sappia che la Grecia ha fatto un vero e proprio sforzo di negoziare: “Fin dai primi giorni della nostra elezione ho lottato duramente per il popolo e il nostro Paese: abbiamo negoziato con le spalle al muro e in condizioni di asfissia senza precedenti”.

E ha concluso sottolineando che la decisione del governo di far esprimere il popolo sovrano non significa rompere con l’Europa, ma rompere con le pratiche che interessano l’Europa. “Sono fiducioso che il popolo greco rimarrà nella storia e dirà no a un ultimatum. Invieremo un messaggio di democrazia e di dignità in tutta Europa”.

Che non si strumentalizzi il referendum ad appannaggio di banche e lobbies, ammonisce sul suo blog il giornalista Kostas Vaxevanis, arrestato e processato nel 2012 per aver pubblicato tutti i nomi della Lista Lagarde degli illustri evasori ellenici. Il referendum, scrive, è stato additato come antidemocratico, incostituzionale e dannoso. “Si cerca disperatamente di sostituire il dilemma del sì o del no alle misure con un un sì o un no all’euro per spaventare la gente e per risvegliare il grilletto fobico”, osserva. “Il referendum ridimensionerà il ruolo degli istituti di credito che non hanno nulla a che fare con una squadra negoziale destabilizzata dalle lobbies. Sono queste – secondo Vaxevanis – che dipingono il sostegno dei nostri interessi nazionali come pericoloso antieuropeismo”.

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