Celere ed efficiente, il prefetto di Napoli Gerarda Maria Pantalone ha notificato già stamane al consigliere regionale anziano Rosetta D’Amelio il decreto governativo che dispone la sospensione del presidente della Campania Vincenzo De Luca secondo i dettami della legge Severino. Sarà una giornata lunghissima per De Luca e i suoi consulenti politici e legali, in riunione permanente per decidere il da farsi. Non ci sono precedenti. Non c’è giurisprudenza a cui attingere. E’ il primo caso di politico eletto con addosso una causa di sospensione per legge Severino, non intervenuta dopo l’elezione.

De Luca fa sapere che tirerà diritto: “Vado avanti, andrò in consiglio regionale. L’unica legge ad personam è la Severino, che tutela il privilegio della casta parlamentare. Come vedete, non c’è alcuna legge ad personam per me” ha detto a Repubblica. La D’Amelio aveva infatti già convocato per lunedì mattina alle 10 la seduta di insediamento del nuovo consiglio regionale. Quattro i punti all’ordine del giorno: presa d’atto della proclamazione dei consiglieri, elezione del presidente dell’assemblea regionale campana, elezione dell’ufficio di presidenza, esposizione del programma di governo da parte del presidente della giunta regionale (ovvero De Luca) e discussione. L’ultimo punto riguarda direttamente De Luca, che secondo lo Statuto della Campania, può nominare vice presidenti ed assessori soltanto dopo aver esposto in aula le linee programmatiche. Sospeso da presidente (e quindi anche da 51esimo consigliere), De Luca in punta di diritto non potrebbe entrare in aula perché, afferma l’avvocato Severino Nappi, ex assessore Ncd di Caldoro, rischia di commettere “il reato di usurpazione di potere politico previsto e punito dagli articoli 287 e 347 del codice penale, che dispone dai 6 ai 15 anni di carcere”.

Nappi invita la D’Amelio a rinviare la seduta inaugurale, citando un precedente simile del Molise riguardante il presidente Michele Iorio. De Luca però è di altro avviso. Vuole esercitare i suoi poteri. In questo momento ha due appigli. Il primo è il parere dell’Avvocatura di Stato, citato ieri da Renzi in conferenza stampa, secondo cui la sospensione non può tramutarsi in una ineleggibilità di fatto e non può condurre alla paralisi della Regione e alla decadenza del consiglio regionale. Dunque, De Luca, forte di un parere che però ha il limite di non essere una legge, procede con la nomina del vice presidente, in pole il deputato Pd Fulvio Bonavitacola, che ne prenderà il posto durante la sospensione e assicurerà continuità politica e amministrativa in Campania. L’atto però è a rischio impugnazione davanti al Tar perché viola lo statuto regionale.

Il secondo appiglio è la sentenza favorevole strappata giovedì dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris, anche lui condannato in primo grado, che ha ottenuto la “sospensiva della sospensione” ed è rimasto in carica. L’ovvio ricorso del Governatore sospeso sarà assegnato alla stessa sezione che ha trattato il caso de Magistris, la Prima Sezione Civile di Napoli. De Luca potrebbe così anche decidere di non nominare la giunta, di far rinviare il consiglio regionale, e di ricorrere subito alla magistratura civile per chiedere un provvedimento d’urgenza ex articolo 700. Confidando in tempi rapidissimi, vista l’eccezionalità della situazione e la necessità di non paralizzare il legislatore regionale.