Un altro provvedimento (l’ennesimo) ha riconosciuto questa cosa – nella quale io sono dentro da anni – che è la famiglia omosessuale. Altri politici ci hanno analizzato; hanno studiato chi siamo, ci hanno messi al microscopio e stabilito che esistiamo! Abbiamo un nuovo riconoscimento, quello del Parlamento europeo di Strasburgo che per la prima volta, in maniera esplicita, parla di “famiglie gay”, approvando a larga maggioranza un rapporto sull’uguaglianza di genere valido per il vecchio continente. “Il Parlamento – si legge nel testo – prende atto dell’evolversi della definizione di famiglia” e stabilisce che si tenga conto, nell’ambito dei diritti delle famiglie di fenomeni come i nuclei monoparentali e l’omogenitorialità”.

Che cosa cambia? Per la sottoscritta ben poco. Per quanto mi riguarda si parla di ovvietà; si scopre l’acqua calda. Ma è passata sulle prime pagine dei quotidiani ed è tra le notizie della settimana. E allora mi compiaccio di questa straordinarietà, pur nella routine e nella normalità della mia vita quotidiana.

Una vita, che passo da anni assieme alla mia compagna, in un nido. E non c’è niente di più naturale, ai miei occhi, dello nostra consapevolezza di aver messo su famiglia. Non occorre trovare giustificazioni complicate o fare ragionamenti filologici. Ad un certo punto la nostra vita da singoli è cambiata, e siamo diventati una coppia. Nel bicchiere sopra il lavandino è comparso improvvisamente, oltre al mio, un altro spazzolino e da quel momento quei due affarini vivranno per sempre in coppia. “Finché morte” non li separi. A tavola bisogna immancabilmente preparare per due e il letto si gonfia, si ingrandisce come guardato attraverso una lente concava, e diventa un lettone: un bel lettone matrimoniale.

Ho sempre sentito crescere in me la voglia di costruire qualcosa. Sento il bisogno di dare un fine al mio esistere e visto che sono un essere umano, questo disegno ha sempre avuto due pilastri: l’amore e la volontà di generare nuova vita. Due cose, ripeto, molto semplici, facili da comprendere ed in fondo in fondo anche da attuare…Ma ci vuole lavoro e fatica!

Eccolo il segreto! O più semplicemente il “senso” di quello che tentavo di spiegare: banalissimo lavoro. Per costruire un rapporto di coppia bisogna lavorarci sopra. Intuitiva, ma al tempo stesso precisa e ricercata, attività artigianale, sulla materia grezza rappresentata dal nostro cuore, dalle sue pulsioni, dalle passioni e dai sentimenti.

Tempo fa sono andata alla ricerca dell’etimologia della parola “famiglia”. Ne ho scoperte delle belle. Dal latino ho appreso che i termini “famulus” e “famulatus”, che presentano delle assonanze evidenti, significano rispettivamente: servizio e servitù. Quindi il significato originario della parola “famiglia”, in un certo senso approda proprio a qualcosa che ha a che fare col lavoro, ma inteso soprattutto come “dedizione”: servitù a favore di qualcuno.

Altre persone, più milanesi di me, mi hanno fatto poi notare che il termine dialettale “famel” è rimasto nel vernacolo lombardo per individuare quella persona dedita soprattutto al lavoro nei campi; priva di particolari virtù, ma molto ferrata, appunto, nell’attività agreste, di cura degli animali e delle culture. Di solito era il “braccio” della cascina, la tipica azienda agricola lombarda, a servizio del “fittavolo” e quindi del padrone o del conduttore dei poderi. Insomma, anche qui, un qualcosa che ha a che fare con un’occupazione, una “servitù”; più precisamente con una “coltura”: una crescita e di conseguenza la generazione di nuova vita.

Anche nell’antichità la parola “famiglia”, in riferimento soprattutto al cosiddetto “padre di famiglia”, ha sempre avuto quell’accezione che richiama al concetto di dominio, verso una moglie, dei figli e degli schiavi. Ma leggo: “Non secondo un principio di “alterità”, tra le figure di padre, madre e figli, ma attraverso un’idea di ‘unità’ profonda tra gli stessi; ‘dominio’ sì, ma su una pluralità posta al servizio del nucleo originario”.

Insomma, trasferendo tutto nella modernità, in una famiglia gli “uni” devono essere al servizio “degli altri”, legati da un vincolo di affetto reciproco. Quindi anche oggi il significato etimologico del termine famiglia ci parla di una dimensione che mette in rapporto persone che si servono a vicenda, perché si donano le une alle altre in mutuo amore.

Detto questo mi sembra ci sia poco che faccia riferimento al sesso dei genitori. La famiglia è un qualcosa che come principi cardine ha l’impegno, la dedizione, la serietà…In una parola: la responsabilità. La “famiglia” non è un uomo più una donna con uno o più figli. Sono persone che hanno stretto un patto tacito ma indissolubile, che li rende comuni compagni di un viaggio, con l’amore come elemento trainante.

Quindi, che novità incontriamo nel voto del Parlamento europeo? Nessuna, “filosoficamente parlando. Ma una fondamentale, da un punto di vista pratico: il riconoscimento che anche la famiglia omogenitoriale possa avere gli stessi diritti di quella eterosessuale.

Italia svegliati!