Altro che rilancio dell’economia reale attraverso la riapertura dei rubinetti del credito. Nonostante l’avvio, il 9 marzo, del programma di acquisto di titoli di Stato (quantitative easing) messo in campo dalla Banca centrale europea, in aprile i prestiti concessi dalle banche a famiglie e imprese italiane hanno continuato a calare. La diminuzione, stando ai dati diffusi martedì da Bankitalia, è stata dell’1,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un dato identico a quello registrato in marzo. In particolare, i prestiti alle famiglie sono scesi dello 0,2% (contro il -0,3% di marzo) e quelli alle imprese del 2,2%, come il mese prima.

L’immissione di liquidità nelle casse degli istituti della Penisola, da cui la Bce compra i Bot e Btp che hanno in portafoglio al ritmo di 7 miliardi di euro al mese, non si è quindi affatto tradotta in uno scongelamento del credito. Questo a dispetto del fatto che in gennaio, dopo l’annuncio del piano dell’Eurotower, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan si premurasse di spiegare: “Il punto non è quello di intervenire in aiuto dei debiti pubblici sovrani ma di immettere liquidità nel sistema e liberarla per il credito e l’attività produttiva”. Al contrario, nulla di fatto. Eppure, nonostante l’immobilismo delle banche, il governo di Matteo Renzi continua a far di tutto per ottenere dalla Commissione europea il via libera al piano per la bad bank, il veicolo a partecipazione pubblica che dovrebbe facilitare il risanamento e recupero dei crediti deteriorati (difficili o impossibili da recuperare) che appesantiscono i loro bilanci. Sempre secondo via Nazionale, sono arrivati a valere oltre 190 miliardi di euro, il 10% del totale dei prestiti alla clientela. La settimana scorsa Padoan ha detto che misure ad hoc saranno approvate “nelle prossime settimane”, a dispetto del fatto che finora l’esecutivo Ue ha bocciato le proposte italiane bollandole come aiuti di Stato.

Mentre il governo studia garanzie pubbliche per le banche, le associazioni dei consumatori attaccano. Massimiliano Dona, segretario dell’Unione nazionale consumatori, ha definito i dati sui prestiti “scandalosi“: “E’ incredibile che le banche continuino a tenersi i soldi, invece di farli circolare, specie se si considera che dal 9 marzo la Bce sta immettendo liquidità nel sistema grazie al quantitative easing. Unico dato positivo è la discesa dei tassi (quelli sui mutui sono passati dal 2,95 al 2,86%, ndr), ragione per la quale stanno aumentando le surroghe. Quello che serve, però, per rilanciare gli investimenti, è l’aumento dei prestiti a famiglie ed imprese”.

Anche secondo il Codacons “l’ennesima riduzione dei prestiti è incomprensibile” alla luce, appunto, della partenza del quantitative easing: “Con l’immissione di liquidità sul mercato finalizzata proprio a sostenere il credito, ci si attendeva a partire dal mese di aprile una inversione di tendenza nel settore dei prestiti”, sottolinea la nota. “I dati di Bankitalia, invece, dimostrano che il quantitative easing non si è concretizzato in un beneficio diretto per le tasche di imprese e famiglie, e che le banche continuano a non concedere credito. Chiediamo pertanto alle autorità europee di verificare dove finiscono i soldi immessi dalla Bce e l’uso reale che viene fatto della nuova liquidità”.

Dal canto suo Comitas, l’associazione delle piccole e microimprese, annuncia iniziative legali contro le banche italiane dopo i dati “inattesi e sconcertanti” sui prestiti di aprile. “Mentre timidi segnali di ripresa arrivano da più parti, nel settore bancario nulla è cambiato”, afferma il coordinamento. “Gli istituti di credito continuano a non concedere prestiti, creando una zavorra pesantissima per le imprese di piccole e piccolissime dimensioni, che risentono più di altre realtà della contrazione del credito”.

Il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti e quello di Federconsumatori Rosario Trefiletti ricordano infine in una nota che le banche europee hanno anche ricevuto “prestiti Bce per 129,8 miliardi di euro a tassi super-agevolati dello 0,15% nell’ambito del nuovo piano di maxi finanziamenti (Tltro) avviato nel settembre”, soldi “finalizzati, teoricamente a rilanciare il credito all’economia reale”. Ma invece, sostengono, “le banche italiane continuano ad imbottire il loro portafoglio di Btp, Cct, Bot e altri certificati del Tesoro, pari ad aprile 2015 al valore di 415,498 miliardi di euro, 15 miliardi di euro in più di fine dicembre 2014”. Di conseguenza, “ritenendo che il quantitative easing, l’allentamento quantitativo promosso da Draghi, non riuscirà a trasmettere il credito auspicato all’economia reale” e “ritenendo non più tollerabili gli usi ed abusi bancari, chiedono al governo maggiore attenzione per lenire i soprusi quotidiani a danno della clientela, che sono la palla al piede per la ripresa economica e produttiva, un vero e proprio gap per uscire dalla crisi sistemica”.