Qui a Diyarbakır fino a tarda notte nelle strade è risuonata l’incontenibile allegria di centinaia di migliaia di giovani. La vittoria elettorale dell’HDP (Partito democratico dei popoli) che superando la soglia del 10% entra nel Parlamento turco con ben 78 deputati, ha completamente scompaginato i piani autoritari di Erdogan.

Si è registrato un afflusso alle urne pari all’86.49% degli elettori il che da un lato da’ una lezione di democrazia a tutti, anche a noi italiani e dall’altro dimostra che quando le poste in gioco sono serie e si scontrano modelli effettivamente alternativi la gente va a votare anche nei più sperduti villaggi. La Turchia resta un sistema parlamentare e dovrà sempre più ispirarsi ai principi del federalismo democratico.

Questo, nonostante le gravissime provocazioni che hanno costellato e funestato la campagna elettorale, la più grave delle quali, cui ho assistito in diretta, è stata la duplice bomba che è esplosa durante il comizio finale dell’HDP qui a Diyarbakir cui stavano assistendo un milione di persone, facendo purtroppo quattro morti e varie centinaia di feriti. Ma anche vari assalti alle sedi del partito con in alcuni casi vittime.

Si temevano brogli e anche per questo l’HDP aveva fatto appello alla solidarietà internazionale. Appello cui abbiamo risposto in qualche centinaio di osservatori provenienti da Italia, Germania, Danimarca, Svezia, Svizzera e altri Paesi europei. Personalmente ho visitato durante le operazioni elettorali numerosi seggi situati nel magnifico altipiano intorno a Bitlis, nei pressi del lago Van, stringendo centinaia di mani di presidenti di seggio, scrutatori ed elettori.

Ho stretto perfino alcune mani appartenenti ai cosiddetti guardiani di villaggio, le milizie paramilitari organizzate dal governo per contrastare la guerriglia del PKK. Grande è l’aspirazione di tutto il popolo, nessuno escluso, alla pace, e tutti capiscono molto bene che solo la vittoria dell’HDP può garantire la pace. Nella zona di Bitlis, come in tutte le aree kurde, il risultato dell’HDP è stato attorno al 75%. Nella zona di mia competenza non si sono registrati brogli o violazioni della legge elettorale.

Nell’intervento effettuato ieri sera in televisione subito dopo l’annuncio dei risultati, il leader dell’HDP Selahattin Demirttas ha svolto alcune fondamentali considerazioni. Ha affermato che è stato sconfitto il progetto presidenzialistico/dittatoriale, che hanno vinto i poveri e gli esclusi, che è stato sconfitto chi si ostinava a negare l’esistenza del problema kurdo, ma anche che i destini dell’HDP e della Turchia sono indissolubilmente e reciprocamente legati.

I Kurdi, insieme agli altri popoli del Paese, in particolare ai settori pıù vessati dalle politiche fin qui seguite, si tratti degli operai sottopagati e costretti a lavorare in condizioni insicure o delle donne che, secondo Erdogan, è meglio non ridano in pubblico, devono oggi costruire la pace e una vera democrazia. Con le elezioni di ieri è cominciata una nuova tappa della storia della Turchia e di tutta l’area mediterranea.
Il popolo kurdo, in prima linea nella difesa della libertà e della civiltà contro i banditi fondamentalisti dell’ISIS, lo è anche sul piano della sperimentazione e sviluppo di nuovi modelli democratici e partecipativi universalmente validi.