La magistratura ginevrina ha archiviato la procedura per riciclaggio aggravato nei confronti di HSBC Private Bank (Suisse), avviata lo scorso febbraio. L’istituto bancario verserà al Cantone di Ginevra 40 milioni di franchi “per mancanze organizzative commesse in passato”, come ha annunciato il procuratore generale Olivier Jornot. Il 18 febbraio scorso – pochi giorni dopo la pubblicazione dell’inchiesta giornalistica Swissleaks -, il pubblico ministero elvetico aveva aperto un’indagine penale contro la filiale dell’istituto britannico a Ginevra, i cui locali erano stati perquisiti lo stesso giorno alla presenza del procuratore generale e del primo procuratore Yves Bertossa. In seguito a tale perquisizione, il 10 aprile la banca era stata informata dei capi d’accusa e – ha spiegato Jornot – “ha rapidamente accettato il versamento di un importo volto a riparare gli atti illeciti commessi in passato in seno all’istituto”. Sulla base di questa informazione e “dopo aver considerato tutti gli aspetti del procedimento da lui diretto”, il pubblico ministero ha deciso di archiviare l’inchiesta in cambio del versamento da parte della banca a favore del Cantone.

L’archiviazione – precisano le autorità giudiziarie ginevrine – è stata decisa sulla base dell’art. 53 del codice penale, che consente all’autore di un’infrazione di risarcire il danno arrecato. Nel caso particolare, “tenuto conto del versamento della riparazione e delle diverse misure adottate dalla banca per conformarsi alle norme svizzere in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro”, il pubblico ministero si è mostrato favorevole all’archiviazione del procedimento. “Questo accordo – ha rilevato con soddisfazione Jornot – permette a Ginevra di ottenere un importante contributo finanziario“. I 40 milioni in causa “rappresentano una somma largamente superiore alla multa rischiata dalla banca” e “permettono di evitare un procedimento lungo e complesso”.

Contrariamente a quanto indicato dal procuratore generale, HSBC Private Bank afferma in un comunicato che “l’inchiesta non ha dimostrato l’esistenza di infrazioni commesse dall’istituto o dai suoi dipendenti”. L’istituto bancario riconosce invece l’esistenza di  mancanze organizzative commesse in passato. La cultura di compliance e gli standard di diligenza applicati in passato in seno alla banca non erano rigorosi come quelli attuali”, precisa. La banca dichiara inoltre di essersi sottoposta ad una “trasformazione radicale”, promuovendo numerose iniziative “volte ad evitare che i servizi bancari siano impiegati a scopo di evasione fiscale o di riciclaggio di denaro”. Il “riposizionamento strategico”, precisa, ha d’altronde avuto per effetto di diminuire di quasi il 70% il numero dei conti in gestione, sceso da 30mila nel 2007 a 10mila nel 2014.