Pasqua 2015, Firenze invasa dai turisti: code ai musei e file in autostradaProseguono le buone notizie sul fronte del turismo. L’ultima delle quali è arrivata ieri da Federalberghi. L’associazione degli albergatori ha stimato che in questo Ponte, da sempre termometro delle previsioni per l’estate, ben 6,14 milioni di italiani (il 6,6% in più sul 2014), si sono concessi un primo assaggio di vacanza.

Ma è soprattutto l’attrattività internazionale del Belpaese a rafforzarsi sempre di più. È quanto emerge da una serie di analisi ed indagini condotte degli ultimi mesi. A partire dai dati elaborati dalla Banca d’Italia, secondo cui nei primi due mesi del 2015 la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia, pari a 3.454 milioni di euro, è cresciuta del 4,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (si tratta di 152 Mln di euro in più). Un incremento, questo, ben maggiore (il 7,1%), se si considera la vacanza come unico indicatore della spesa. E che fa il paio con la crescita registrata dall’Istat sul versante dei flussi turistici stranieri in Italia: nel mese di gennaio 2015 sono infatti aumentati sia gli arrivi (8,5%) che le presenze (6,7%), rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

I prodromi di questi positivi risultati erano peraltro già apparsi chiari a dicembre del 2014, quando Enit, attraverso una indagine condotta tra i tour operator dei principali mercati, aveva fotografato una tenuta della destinazione Italia sui mercati internazionali.

A confortare un trend positivo per l’industria turistica italiana, sono poi giunti, nelle scorse settimane, gli ultimi dati del World Tourism Barometer, elaborati dal WTO, l’organizzazione mondiale del turismo. Cosa ci dicono i numeri del WTO? Che nella graduatoria 2014 delle destinazioni turistiche mondiali più frequentate dal turismo straniero, l’Italia si conferma al 5° posto per gli arrivi e al 6° posto per gli introiti. Con 48,6 milioni di arrivi, che valgono 34,3 miliardi di euro di ricavi (contro i 33,1 del 2013), siamo decisamente lontani dalla Francia (83,7), dagli Stati Uniti (74,7) e dalla Spagna (65). Ma rimaniamo comunque più attrattivi di Germania (33milioni di arrivi) e Gran Bretagna (32). Paesi, questi, che peraltro possono contare ciascuno su ben due aeroporti (noi abbiamo solo Roma al 19° posto) nella classifica mondiale dei 20 scali più utilizzati al mondo.

Dalla lettura delle più recenti osservazioni statistiche relative al comparto del turismo emerge dunque un bilancio fatto finalmente di qualche luce.

Le ombre continuano a connotare invece i ‘giochi’ della politica sul turismo. Come dimostra il balletto, che dura da mesi, sul possibile accorpamento tra Enit ed Ice e che fino a qualche settimana fa avrebbe dovuto coinvolgere anche il carrozzone Invitalia. Un tira e molla inconcludente, che è ancora più intollerabile se consideriamo che questo è l’anno di Expo, ossia della vetrina mondiale per il made in Italy.

Cosicché della rivoluzione annunciata da Dario Franceschini per migliorare “l’offerta turistica, anche in occasione di EXPO 2015”, si sono perse definitivamente le tracce. Al netto della figuraccia planetaria per verybello.it – che come ha spiegato negli scorsi giorni Corriere Comunicazioni, ha una pessima web reputation ed una popolarità da blog di provincia – sul turismo regna sempre più il caos: dai radar dell’agenda politica è scomparsa l’attesa approvazione dello statuto per la ‘nuova Enit’, a cui ha lavorato per un anno Cristiano Radaelli: Enit è stata di fatto svuotata di capacità operativa; il portale di promozione turistica Italia.it è nel limbo; la promozione all’estero del brand Italia è da tempo in stallo.

Una situazione insostenibile, insomma, che ha addirittura indotto i dipendenti di Enit, come ha raccontato l’Espresso, a scrivere una accorata lettera al premier Renzi nella quale si chiede di porre fine all’agonia dell’ente, integrandolo con ICE e archiviando così una volta per tutte la grigia stagione del commissariamento di Radaelli: l’ingegnere sponsorizzato da Confindustria e prestato al turismo risulta così essere stato bypassato dai suoi stessi dipendenti sulle strategie da adottare, dopo essere stato marginalizzato nelle trattative politico-istituzionali sul futuro del turismo. Che, va detto, potrà pesare più dell’attuale 10,3% del Pil, nella misura in cui verranno destinate maggiori risorse pubbliche alla promozione internazionale. Perché il confronto con paesi nostri competitors è impietoso: il budget pubblico italiano è pari a 18 milioni, quello spagnolo è di 62,5milioni, quello della Gran Bretagna ammonta a 61,2, mentre quello della Germania è di 28,2 milioni.

Se oltre a ciò consideriamo che l’80% del budget italiano serve a pagare gli stipendi, si comprende bene come la promozione turistica del Paese sia una chimera.

@albcrepaldi