Firme, foto, tweet e tradizionale taglio del nastro: la Gallura porta d’accesso per il business made in Qatar. Dopo la sanità d’eccellenza che punta a far rivivere, con un’alleanza col Vaticano, l’ex incompiuta del San Raffaele lasciata sul campo dal crac della Fondazione Monte Tabor di don Verzè, è già tempo di alzare lo sguardo. E tendere mani laddove serve: anche alla compagnia aerea Meridiana che da tempo naviga a vista. Quindi via all’inaugurazione del cantiere, con prevista prima apertura dell’ospedale entro l’anno, e spazio ai nuovi dossier. L’orgoglio dell’investimento da 1 miliardo e duecento milioni di euro in dieci anni della Qatar Foundation è rilanciato alla presenza del premier Matteo Renzi come una vittoria italiana e dell’isola. L’ospedale alle porte della città, ribattezzato Mater Olbia, funzionerà in regime di convenzione con una spesa annua della Regione pari a 55 milioni di euro. Ricerca internazionale e posti letto in deroga, 290 a regime, concessi dallo stesso Esecutivo pur di avvallare l’operazione.

Qatar salva tutti – E così spuntano dossier da studiare, già sottoposti ai potenziali investitori del petrodollaro. Primo tra tutti quello di Meridiana, di proprietà del fondatore della Costa Smeralda, Karim Aga Khan: tra licenziamenti (oltre mille) e cassa integrazione appena rinnovata per un altro anno. Un settore appetibile quello del vettore aereo con base nel Nord Sardegna per affinità e posizione strategica, a caccia di un socio. E così già da tempo si parla di interesse, tra spinte in avanti e dietrofront. E una conferma che le carte siano arrivate nei tavoli giusti arriva proprio dai manager del Qatar presenti in Sardegna, tra tutti, ovviamente il ceo di Qatar Airways, la compagnia di bandiera. Così Akbar Al Baker ha confermato l’interesse e l’analisi degli affari: “Abbiamo studiato Meridiana con attenzione, stiamo in fase di due diligence (analisi dei conti, ndr). Se riterremo che ci siano sinergie saremo più che contenti di aiutare Meridiana, anche per creare posti di lavoro in Italia”. Al momento, quindi, i qatarioti stanno analizzando i conti, prima fase di un’eventuale e più concreta proposta. E se non si tratta di una diretta acquisizione, potrebbe esserci sul piatto il controllo, anche di altre società del principe Aga Khan tra cui la Geasar che gestisce l’aeroporto Costa Smeralda di Olbia ed Eccelsa, ramo dei voli privati e di lusso. Le parole scelte dal ceo “aiutare” e “creare posti di lavoro” aiutano a costruire il contesto. E non è un caso che durante la cerimonia di giovedì abbiano fatto capolino sia un gruppo di cassintegrati Meridiana, sia un gruppo di lavoratori Alcoa, la fabbrica di alluminio del Sulcis, chiusa da anni al centro di una trattativa estenuante e di fatto ferma.

Business is business: turismo d’élite e gas –  D’altronde Al Baker ha ribadito: “Qatar Airways studia qualsiasi opportunità per far crescere il proprio business”. E ancora: “Non siamo interessati alle compagnie in base a come sono state gestite, ma se investiamo lo facciamo per creare una cultura aziendale simile alla nostra”. Per questo ha ricordato la partecipazione in Iag, società nata dalla fusione di British Airways con Iberia. Il business prima di tutto, dunque. Anche perché nel nord dell’isola il Qatar, attraverso l’attuale emiro Al Thani, ha preso in mano l’intera Costa Smeralda nel 2012: alberghi di lusso e un marchio nel turismo d’élite. Un’acquisizione dalla Colony Capital di Tom Barrack sotto la lente della Procura di Tempio Pausania per una presunta evasione fiscale milionaria. Non solo: c’è un altro campo d’interesse che unisce il ricco Qatar alla Sardegna: il gas. Dopo l’addio definitivo al metanodotto Galsi dall’Algeria, la Regione è a caccia di una soluzione alternativa. E anche qui domanda e offerta potrebbero incontrarsi: appena un mese fa la Ras Gas, compagnia del Qatar che occupa la seconda posizione mondiale nella produzione di gas liquefatto ha di fatto lasciato trapelare di essere al lavoro su un progetto (completo di rigassificatore da costruire) che riguarda il Mediterraneo, anzi proprio l’isola. La sua mancata metanizzazione, di cui si parla da decenni, potrebbe essere il vero trampolino di lancio degli affari dal Medio Oriente. Una porta sull’Italia e sull’Europa, quando ormai la stagione dei metanodotti e dei grossi investimenti strutturali pare superata dalla diplomazia ballerina.