Il giudice ferma il presidente delle Ferrovie Nord Milano che avrebbe creato all’azienda pubblico-privata un danno di oltre 600mila euro. Fino al prossimo 18 novembre, Norberto Achille, le cui spese folli con la carta di credito aziendale sono state svelate nelle scorse settimane da un’inchiesta del Fatto Quotidiano, non potrà esercitare “gli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese”. Cioè non potrà fare l’amministratore, il sindaco, il liquidatore, il direttore generale o il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari. Lo stabilisce un’ordinanza del Gip di Milano eseguita lunedì sera a valle di una complessa indagine condotta dalla Procura di Milano con i Carabinieri del Comando Provinciale di via Moscova.

Il manager a capo del gruppo quotato controllato dalla Regione Lombardia (58%) e partecipato dalle Ferrovie dello Stato (14%) oltre che dai Gavio, è indagato per i reati di peculato e truffa aggravata ai danni dell’ente pubblico. Nel mirino degli inquirenti sono appunto finite le spese effettuate da Achille nel periodo 2008-2014 e, in particolare, l’acquisto con i fondi della società di beni di natura personale come un abbonamento alla pay tv, capi d’abbigliamento, pasti non di lavoro, scommesse sportive e materiale elettronico per circa 110mila euro. Non solo: al manager è contestata anche la cessione alla moglie e a un figlio di due schede telefoniche intestate alla società, che ne sosteneva i costi per quasi 125mila euro. Un affare di famiglia anche la cessione in uso esclusivo a un figlio di ben due autovetture aziendali noleggiate per circa 220mila euro, senza contare le multe per 125mila euro. Achille ha anche chiesto il rimborso in contanti di 22mila euro di spese effettuate utilizzando la carta di credito aziendale. Il danno, quantificano gli inquirenti al termine dell’elenco, è di oltre 600mila euro.

Contestualmente all’interdizione di Achille, al presidente del collegio sindacale della società, Carlo Alberto Belloni, è stato notificato un avviso di garanzia “per tentato favoreggiamento per aver omesso di assolvere agli obblighi di controllo conseguenti al ruolo rivestito e, invece, adottato condotte attive finalizzate a nascondere le distrazioni di beni” riconducibili allo stesso Achille.