TORINO – Qui non è più tempo di sognare. Un volo di andata e ritorno sulla tratta TorinoBerlino in queste ore non supera ancora i 250 euro. Farci un pensiero più che un azzardo folle è un atto di fiducia verso una squadra data quasi per spacciata davanti al Real galattico. Lo merita questa Juventus, capace di mettere sotto i campioni in carica nel risultato (2 a 1) e nel gioco davanti ai 41mila dello Stadium che una notte così se la ricordano bene. Era il 13 maggio di dodici anni fa, e da allora aspettavano di riviverla. Lo fanno alla grande e il gol di vantaggio con il quale Allegri sbarcherà al Bernabeu mercoledì le sta quasi stretto. Perché domina per venti minuti, contiene il ritorno dei blancos che creano appena due occasioni sfruttandone una e poi torna a far la partita. Senza togliere il piede dall’acceleratore anche nel finale, quando dovrebbe essere la squadra di Ancelotti a spingere e invece rischia due volte di beccare il terzo gol. Sarebbe stato il giusto premio per una Juve che dal fischio d’inizio è più convinta del più ottimista tra i suoi tifosi d’avere le carte giuste per far tornare sulla terra i galacticos.

Basta un dato: nei primi otto minuti Casillas è chiamato in causa quattro volte. La colpa è di una squadra che non fa schermo, anzi lascia ampi spazi ai tagli dei bianconeri, assatanati. Il quarto affondo, di Tevez, è quello giusto. L’argentino detta il tempo a Lichtsteiner che lo cerca tra Marcelo e Varane, tutto fuorché ermetici. Casillas ci mette la pezza ma la palla finisce sui piedi di Morata. A due passi dalla porta lo spagnolo ripaga definitivamente l’investimento estivo della Juventus con il più classico dei gol, quello dell’ex. Lo Stadium quasi non ci crede. “Ma dai, stiamo mettendo sotto i campioni davvero?”. Sì, e non è finita. Perché Ancelotti trema ogni volta che la Juventus ha la possibilità di prendere in velocità uno dei quattro difensori madrileni. Anche Sturaro, che Allegri sceglie al posto di Pereyra per proteggere Evra dall’alta velocità Bale-Rodriguez, va a piantare la bandierina dalle parti di Casillas bruciando Carvajal e servendo Tevez. Questa volta la botta di Carlitos è molle.

Ma i bianconeri sono aggressivi, alti nel pressing, ordinati. Belli da vedere. Non concedono mai l’uno contro uno né situazioni di vantaggio numerico a una squadra che ama lanciarsi negli spazi. Nei primi 25 minuti il Real Madrid è tutto in un tiro di Kroos deviato in angolo da Buffon e in un affondo fiacco di Cristiano Ronaldo. Le frecce sono però sempre pronte ad accendersi. E infatti appena Evra deve tenere James Rodriguez accade il patatrac. Il colombiano crea, Ronaldo a due passi da Buffon deve solo spingerla dentro di testa. È un momento cruciale perché la Juventus potrebbe cedere dopo lo sforzo atletico e mentale della prima mezz’ora.

La domanda è: quanto può durare? Rispondono i muscoli e la testa dei bianconeri che ricominciano a ritmo più basso ma sempre con le tende nella metà campo avversaria. Esattamente ciò che serve per non andare fuori giri senza dare la sensazione di aver accusato il colpo. Fanno densità sulla trequarti, dove si abbassa spesso (anche troppo) Tevez e si allunga (poco) Vidal in un gioco d’attesa che butta un occhio a non prestare il fianco alle ripartenze. Il perché era già stato chiaro sulla partenza di James Rodriguez in occasione del gol. Ma il Real lo ricorda anche a quattro minuti dall’intervallo quando ancora Evra va in crisi prima che l’azione si sviluppi a sinistra con l’inserimento di Isco che manda a nozze Rodriguez, capace di colpire la traversa a un metro dalla porta. Sarebbe stata una punizione troppo grande per chi ha prodotto venti minuti di fuoco e ha controllato senza sbavature nella seconda parte del primo tempo, dando l’impressione di poter far male sfruttando il disordine difensivo delle merengues.

L’indizio diventa una prova quando nel secondo tempo il Real si scopre su un calcio d’angolo. La botta di Marcelo rimpallata da Bonucci diventa un assist per Tevez. L’argentino sfreccia per 60 metri costringendo Carvajal a stenderlo in area di rigore. E dal dischetto rompe l’equilibrio faticosamente ricucito dai blancos. Se poteva sembrare una favola il primo strappo, il secondo è la dimostrazione che la serata è davvero magica. Ancelotti è costretto a buttar dentro Hernandez per Isco per alzare la pericolosità offensiva. Tradotto: il Real è in allarme rosso. Non è più una partita da giocare sui 180 minuti. I bianconeri fuggono, padroni di sé stessi. E capaci anche di cambiare in corsa con il 3-5-2 conosciuto a memoria. Dentro Barzagli per Sturaro e la Juventus monta l’assetto da battaglia. Un paio di azioni alla mano sono solo brividi passeggeri che volano via nell’aria frizzante di uno Stadium pieno come un uovo. Preambolo però di quell’assedio che verrà tentato nell’ultimo quarto d’ora. Più di nervi che di classe, controllato da squadra capace di piantonare tutto il talento del Real, impedendo fiammate. Cristiano Ronaldo e Bale non hanno mai un metro. E anche quando la Juve esagera nell’addormentare i ritmi rischiando a centrocampo, la difesa non va mai in sofferenza grazie a un Vidal imperiale. Sono ottime prove generali per il secondo atto al Bernabeu (mercoledì 13 maggio) quando un Real che schiuma rabbia tenterà l’assalto dal primo. Il traguardo è lontano ma un occhio ai voli per Berlino conviene decisamente buttarlo.

Twitter: @andtundo