“Siamo tra di voi, in attesa dell’ora X”, firmato Omar Moktar. Lo Stato Islamico torna a minacciare l’Italia e lo fa pubblicando foto scattate nei luoghi simbolo di Roma e Milano, dal Colosseo al Duomo meneghino, dalla stazione Termini al logo di Expo per le vie del capoluogo lombardo, e raffiguranti foglietti con disegnato il simbolo dell’autoproclamato califfato. La firma, poi, è un omaggio al “Leone del Deserto”, Omar al-Mukhtar, eroe nazionale libico che, negli anni ’20 del Novecento, guidò la resistenza anticoloniale contro l’esercito italiano. Come rileva Rita Katz, direttore del Site Intelligence Group che si occupa di monitorare l’attività dei jihadisti su Internet, da giorni sui profili Twitter legati agli uomini di Abu Bakr al-Baghdadi sono tornate a circolare immagini con minacce nei confronti dell’Italia. “Pura propaganda, è jihad della parola – fanno però sapere fonti dell’intelligence italiana – Non ci sono nuovi elementi che possano giustificare un allarme. Un conto sono i messaggi postati su Internet, un altro i pericoli reali”.

Insieme a foto già circolate mesi fa, come ad esempio quella di fronte a un Colosseo dove si vedono ancora le impalcature dei restauri che, ormai, sono state smontate da tempo, ce ne sono altre comparse per la prima volta sul web, accompagnate dall’hashtag #IslamicStateInRome. A farle circolare è un giornalista di origine palestinese del quotidiano olandese Volkskrant, Sakir Khader, che afferma di esserne entrato in possesso attraverso un profilo Twitter, ora cancellato, che si chiamava We Are Coming to Rome. Un nome che ricorda l’hashtag #We_Are_Coming_O_Rome, lanciato a metà febbraio, con il quale vennero diffuse altre immagini.

Quel “siamo nelle vostre strade. Siamo ovunque. Stiamo localizzando gli obiettivi, in attesa dell’ora X”, scritto in italiano, arabo e francese sui foglietti che compaiono nelle fotografie, non sembra però preoccupare i servizi segreti italiani. “Si tratta di pura propaganda, guerra psicologica, saturazione a buon mercato dei media occidentali – dicono fonti dell’intelligence – Saremmo stupidi a dire che non c’è allerta, soprattutto alla vigilia di appuntamenti importanti come l’Expo, e infatti la vigilanza è ai massimi livelli e nessun segnale viene tralasciato. Ma non ci sono nuovi concreti elementi di allarme: siamo al jihad della parola”.

Gli agenti fanno sapere che non solo il gruppo terroristico, ma chiunque segua le vicende di Isis sui social network sa che un messaggio a firma dello Stato Islamico ottiene immediatamente visibilità sui media internazionali. Ricerca di visibilità e diffusione del terrore che, in questo caso, giocano con il fatto che tra pochi giorni, l’1 maggio, prenderà il via Expo 2015. “Da parte di simpatizzanti dell’Isis o di semplici disturbatori – dicono – c’è la consapevolezza che un qualsiasi messaggio siglato Stato Islamico postato sul web ha un’immediata cassa di risonanza sui media. È quello che sta avvenendo ormai da mesi. Dunque, sicuramente c’è grande effervescenza sui siti, sui social; da parte degli apparati di sicurezza c’è un profondo monitoraggio e nessuna sottovalutazione, ma un conto sono i messaggi postati su internet e un conto i pericoli reali”.

Twitter: @GianniRosini