Vincenzo De Luca aveva ragione. Lo disse nell’intervista da Lucia Annunziata: “Vedrete che Renzi mi sosterrà”. Così è stato. Quando i gesti valgono più di mille parole. Renzi non si limita ad approvare la candidatura alla Regione Campania del condannato (in primo grado per abuso d’ufficio) di Salerno. Fa di più. Lo abbraccia. Ci passeggia a braccetto. E’ successo sabato, tra le rovine di Pompei: qui sono state scattate quelle che i critici considerano le foto della rovina della questione morale nel Pd. Ben riassunta in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno dalla senatrice Rosaria Capacchione, la giornalista costretta a vivere sotto scorta per le minacce del clan dei Casalesi, chiamata in Parlamento per dare una ripulita dell’immagine dei democrat sul versante della legalità: “Il Pd in Campania è un partito che accoglie tutti perché pensa solo a vincere. Anche alleandosi con gentaglia. Abbiamo fatto parecchi passi indietro. C’è una disinvoltura imbarazzante”. Basta togliere “in Campania” e l’analisi è riproducibile su tutto lo stivale. Il sociologo Isaia Sales commenta così l’abbraccio di Renzi a De Luca: “E’ l’immagine del cedimento del centro ai satrapi di periferia”. Ma forse bisognerebbe declinare ‘satrapo’. Al singolare. L’abbraccio di Renzi a De Luca è ‘ad personam’. A primarie campane appena concluse, il premier dichiarò all’Espresso: “Se fai le primarie devi accettare il risultato. Io ho lasciato libero il partito di fare come voleva. Non esiste un renzismo applicato ai territori, ognuno fa quello che gli pare, anche troppo, dicono i miei”. Le recenti vicende di Napoli lo hanno smentito. Clamorosamente.

Infatti – ecco perché “ad personam” – il segretario-premier ha abbracciato il sindaco di Salerno decaduto ma si è tenuto alla larga, nella stessa occasione, da altre questioni spinose. E il Nazareno non ha accettato il risultato delle primarie di Giugliano e le ha annullate, perché le ha vinte un rinviato a giudizio per associazione a delinquere e tentata truffa. Reati più gravi del suo, certo, ma per i quali Antonio Poziello è solo imputato, non condannato. Ed ancora: da Roma hanno commissariato il circolo di Ercolano per impedire lo svolgimento delle primarie: il circolo locale le vorrebbe indire il 26 aprile, ma esistono pesanti sospetti di inquinamento camorristico sul tesseramento. Insomma, per Renzi ci sono satrapi di serie A e di serie B. Di serie A è sicuramente De Luca: a dicembre, condannato e sospeso da sindaco, chiese e ottenne immediatamente dai dem solidarietà contro gli eccessi della legge Severino. Il Pd fece quadrato. Lo stesso partito che tre mesi prima voleva da de Magistris le dimissioni a Napoli. Due pesi e due misure. Satrapi di serie A e di serie B. I pesci piccoli di Giugliano ed Ercolano sono buoni da friggere e dare in pasto all’opinione pubblica. De Luca no, è uno squalo. Con i suoi “squaletti fedeli”. Tra cui il sindaco di Agropoli Franco Alfieri, un deluchiano di ferro, imputato di corruzione nell’inchiesta Due Torri sulla spartizione degli appalti in provincia di Salerno. Alfieri si dice sicuro che il Pd lo candiderà lo stesso alle regionali. Infatti si è lasciato decadere da primo cittadino per non avere rispettato il divieto del doppio incarico (sindaco e viceministro) col pretesto del ricorso a una multa. Ha aperto un comitato elettorale. E all’inaugurazione c’erano due costruttori coimputati con Alfieri in ‘Due Torri’, che hanno patteggiato la condanna. Ne hanno scritto i quotidiani locali. Articoli di routine. Non fa più notizia. E’ tutto normale. Renzi abbraccia De Luca il condannato. Perché dovrebbe fare un passo indietro Alfieri se non gli viene ordinato? Male che vada, si candiderà nella civica ‘Campania Libera’ e poi confluirà, se eletto, nel gruppo consiliare Pd.

Insomma, quello che appare chiaro a chi in questi giorni ha criticato la mossa del premier, è che Renzi “il rottamatore” avrebbe fatto strame di un sindaco che a Salerno ha gestito città e potere per un ventennio facendo accordi persino con Nicola Cosentino pur di vincere le amministrative. Renzi il rottamatore però a Salerno non si è mai visto. Venne invece un Renzi assai più morbido e pragmatico, alla ricerca di improbabili alleanze per le primarie contro Bersani. Era il 5 giugno 2012. Il sindaco di Firenze presentò il suo libro al Salone dei Marmi. Al suo fianco, un ancora più pragmatico De Luca: bersaniano, all’epoca, ma con la mano tesa verso il rivale, non si sa mai. “Io e Renzi abbiamo una formazione, una storia, anche alcune visioni diverse. Ma ci accomuna questa caratteristica: siamo uomini liberi, amministratori di una comunità senza correnti né padroni. E quello che abbiamo conquistato lo dobbiamo solo alle nostre mani”. La storia è nota. Alle primarie del 2012 Bersani ottenne a Salerno percentuali coreane. Le stesse di Renzi alle primarie successive, grazie a De Luca renziano dell’ultimo minuto. Verrà premiato con il ruolo di viceministro delle Infrastrutture nel governo Letta. E pazienza se poi Renzi depennerà in extremis De Luca dal suo governo, sottraendogli uno strapuntino da sottosegretario alla Coesione Territoriale che pareva certo fino a dieci minuti prima del consiglio dei ministri.