La destra si è ricompattata su Luigi Brugnaro, Felice Casson ha perso per strada un po’ di elettori tra primo e secondo turno e soprattutto i Cinque Stelle non hanno votato il senatore candidato del Pd. E’ la sintesi dell’analisi dei flussi elettorali sul ballottaggio di Venezia, che dopo oltre vent’anni non avrà una giunta di centrosinistra. L’esito del secondo turno è stato un ribaltamento rispetto al primo turno quando il candidato di Forza Italia e Nuovo Centrodestra (l’imprenditore Brugnaro) era costretto a rincorrere anche perché quest’ultimo si era presentato separato da altri esponenti del centrodestra: Gian Angelo Bellati rappresentava infatti la Lega Nord e Francesca Zaccariotto era a capo di una coalizione con Fratelli d’Italia e una lista civica, ma anche lei arriva dalla Lega e è stata tra l’altro presidente della Provincia. Dunque nella sfida finale Brugnaro ha portato via il 5 per cento dei voti di Bellati e il 3,5 di quelli della Zaccariotto recuperando perfino dal non voto (1 per cento), segno che qualche “disilluso” di centrodestra è stato convinto a un voto “anti” (anti Casson).

Ma il “gioco” principale del ballottaggio è stato il rapporto tra il candidato del Pd e il bacino elettorale del Movimento Cinque Stelle. Il totale dei voti per Casson conta poco sul sostegno grillino, solo l’1,5 per cento. Mentre il 5,7 per cento degli astenuti al primo turno avevano votato il M5s. Per contro l’ex pm ha perso proprio in direzione del non voto (2,6 per cento) e quanto raccolto dagli altri candidati di liste civiche minori (Pizzo, Seibezzi, Busetto e D’Elia) è troppo poco per fare da tampone, solo lo 0,7 per cento.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Elezioni, Istituto Cattaneo: “Centrosinistra non è pronto per affrontare ballottaggi”

prev
Articolo Successivo

Regionali Liguria, ecchissenefrega della politica

next