Vincenzo De Luca ha una visione double face del Tar e di quel che rappresenta in un sistema di equilibri di poteri dello Stato. Il Tar è garanzia contro “una legge demenziale” quando provvede ad accettare il suo ricorso sulla legge Severino e consentire il (temporaneo) reintegro, ieri a sindaco di Salerno, domani, chissà, a Governatore della Campania. Il Tar è complice invece dell’Italia “della cialtroneria, del parassitismo, della sottocultura della mummificazione” quando si permette di dare ascolto una delle 77 associazioni ambientaliste giuridicamente riconosciute per legge, e ne accoglie il ricorso contro la realizzazione del Crescent, il colosso edilizio che stravolge il lungomare di Salerno, per il quale è finito sotto processo. Ospite a In Mezz’Ora su Rai Tre per un’intervista a tutto campo su Pd, Renzi e legge Severino, il vincitore delle primarie del centrosinistra in Campania dice di aver scovato associazioni riconosciute dai nomi più curiosi: “Associazione Giubbe Rosse, Associazione Giubbe Verdi, l’associazione Radici e Germogli, l’associazione Umana Dimora che pensavo fosse una ditta di pompe funebri”. In precedenza la conduttrice Lucia Annunziata aveva ricordato che il ricorso al progetto del Crescent porta la firma di Italia Nostra. De Luca risponde: “Italia Loro”.

E’ un uomo del fare, De Luca, e lo ha ribadito in diretta. A condizione che sia lui a farlo, come insegna la vicenda del termovalorizzatore di Salerno. Favorevole, fino a quando ne è stato commissario su designazione del governo Prodi e mise in piedi la struttura che avrebbe dovuto predisporre il bando di gara. Contrario, non appena il governo Berlusconi ne trasferì la competenza alla Provincia di Salerno, e da sindaco di Salerno preparò una modifica al piano urbanistico comunale per modificare la destinazione dei suoli dove avrebbe dovuto sorgere. Ovviamente il termovalorizzatore fa capolino in trasmissione perché la nomina del project manager dell’impianto è la ragione della condanna per abuso d’ufficio che gli impedirebbe, salvo Tar, di insediarsi a Governatore: “Sono stato condannato per una questione linguistica, per aver scritto project manager invece di coordinatore di progetto. Una demenzialità giuridica”. La Annunziata sottolinea che lui nominò il suo capo staff per cui c’è una questione di sostanza. Ma il botta e risposta non decolla, il tempo è tiranno, è un peccato che i telespettatori non siano edotti che l’accusa della Procura di Salerno non era grammaticale, ma circostanziata: l’aver nominato una persona priva dei titoli per ricoprire quel ruolo, peraltro non previsto dalla legge commissariale.

Sulla legge Severino, De Luca ripete concetti già espressi nel post vittoria: “Quando scatta la legge immediatamente interviene il Tar che ripristina le funzioni dell’amministratore decaduto. La Severino deve avere due obiettivi: cacciare i ladri e garantire le persone perbene. Ma attualmente presenta un problema: il comma 64 è ad personam, perché viene applicato per gli amministratori pubblici. Io sto rispettando tutte le leggi dello Stato, sono candidabile ed eleggibile. Che poi alcune leggi siano fatte in modo demenziale non è responsabilità mia”. Perché il Parlamento non dice nulla? “E’ invigliacchito”. Sull’opportunità di candidarsi da condannato quando in altre regioni candidati Pd si sono ritirati da semplici indagati, De Luca risponde: “Mi sono mosso dentro il Pd e dentro il suo codice etico, non ho imbarazzo, ho voluto che si entrasse nel merito e si accendesse un riflettore”. Renzi? “Ha fatto bene a non esporsi sulla Severino, spetta al Parlamento”. De Luca afferma di stare con Cantone: “Ha detto che l’impianto della legge è buono e  qualcosa va corretto”. Ma la cambieranno prima delle amministrative? “Secondo me non faranno niente”. Renzi imbarazzato? “Non ci sono problemi, mi sono sentito con lui e la sua segreteria”.

Ma l’unica dichiarazione del premier sul caso De Luca è stata: “Se fai le primarie devi accettarne il risultato, io ho lasciato libero il partito di fare come voleva, ognuno fa quel che gli pare, anche troppo, dicono i miei”. Sembra un modo di prendere le distanze dall’accaduto. “E le pare poco? Renzi ha espresso fiducia totale nei cittadini e nei militanti”. Ma così non rischia di sentirsi solo? “Io da solo sono in buona compagnia”. Perché è passato, due anni fa, da Bersani a Renzi spostando tutti i voti a suo favore nelle primarie 2013? “La classe dirigente del Pd era diventata sclerotica. Renzi ha fatto bene a rottamarla”. A domanda sull’appello astensionista di Roberto Saviano, l’ex sindaco di Salerno parte all’attacco: “Ha invitato i campani a non votarmi? E’ un errore dare un’immagine generalizzata di camorra in Campania. Deve anche imparare a fare sempre nomi e cognomi”.

Tra borsettate in faccia durante i controlli antiprostituzione e le ronde per stanare chi conferisce i rifiuti senza rispettare le regole (“senza repressione non arrivi al 72% di differenziata in una grande città”), inevitabile una domanda sulle similitudini tra lui e Salvini: “Non trovo offensivo il paragone ma io sono tutt’altra cosa rispetto al sistema dei valori e al tema della solidarietà e della sofferenza dei popoli condannati alla pulizia etnica o allo sterminio. Ma la sinistra deve imparare a governare il tema della sicurezza in maniera seria e non ideologica, altrimenti faremo un grande regalo a Salvini e alle spinte reazionarie e razziste”. Chiusura di nuovo sulla legge Severino: “Per me può essere impacchettata con la nocca”. Fine delle trasmissioni.