“Lo sviluppo ordinato di una civile società pluralistica postula che non si pretenda di confinare l’autentico spirito religioso nella sola intimità della coscienza, ma che si riconosca anche il suo ruolo significativo nella costruzione della società, legittimando il valido apporto che esso può offrire”. È il messaggio che Papa Francesco ha voluto affidare al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, nella sua prima visita di Stato in Vaticano. Per Bergoglio “lo sviluppo ordinato di una civile società pluralistica postula che non si pretenda di confinare l’autentico spirito religioso nella sola intimità della coscienza, ma che si riconosca anche il suo ruolo significativo nella costruzione della società, legittimando il valido apporto che esso può offrire”. 

DISOCCUPAZIONE – Al centro del discorso del Papa il dramma della disoccupazione. “La carenza di lavoro per i giovani diventa un grido di dolore che interpella i pubblici poteri, le organizzazioni intermedie, gli imprenditori privati e la comunità ecclesiale, perché si compia ogni sforzo per porvi rimedio, dando alla soluzione di questo problema la giusta priorità”. Bergoglio ha sottolineato che “per un’ordinata crescita della società è indispensabile che le giovani generazioni, tramite il lavoro, abbiano la possibilità di progettare con serenità il loro futuro, affrancandosi dalla precarietà e dal rischio di cedere a ingannevoli e pericolose tentazioni”. Mattarella ha risposto citando lo stesso Francesco e la sua visita a Scampia: “Il dramma della disoccupazione e delle nuove povertà – che affliggono le periferie della vita, raffigurate nelle periferie urbane, condizione emblematicamente da lei toccata a Scampìa – rischia di inghiottire il futuro di intere generazioni. Si impone una visione dello sviluppo economico e sociale che sappia rimettere al centro la persona e la famiglia”.

MIGRANTI – Francesco non ha mancato nemmeno di rivolgere un appello in favore degli immigrati: “Non dobbiamo stancarci nel sollecitare un impegno più esteso a livello europeo e internazionale”. Un incontro, quello tra il Papa e Mattarella, segnato da “eccellenti relazioni tra la Santa Sede e l’Italia”, come ha sottolineato Francesco, in uno spirito di “rinnovata collaborazione, finalizzata a unire le forze per il bene di tutti i cittadini, che hanno il diritto a tale concordia, da cui derivano innumerevoli benefici”. Si tratta della prima visita in Vaticano di un presidente di tradizione cattolica dai tempi di Oscar Luigi Scalfaro, dopo le due presidenze dei laici Ciampi e Napolitano. 

Nel suo discorso Mattarella, che ha ricordato che il primo viaggio di Francesco è stato a Lampedusa proprio per sottolineare il dramma degli immigrati, ha affermato che “le istituzioni e la società italiane sono impegnate, con generosità, per fronteggiare questa emergenza e l’Italia invoca da tempo un intervento deciso dell’Unione Europea per fermare questa continua perdita di vite umane nel Mediterraneo, culla della nostra civiltà. Con quelle vite spezzate si perde la speranza di tante persone e si compromette la dignità della comunità internazionale. Rischiamo di smarrire la nostra umanità”. Sintonia piena anche sul tema della disoccupazione: “Governo e Parlamento italiani sono impegnati ad adottare misure che consentano al nostro Paese di lasciarsi alle spalle una crisi che è stata lunga e dolorosae da cui solo ora si inizia a intravedere l’uscita”. Mattarella, che ha invitato il Papa al Quirinale, ha ribadito, infine, che “il dialogo tra le grandi tradizioni religiose appare tanto più urgente nel momento in cui si avverte, anche nel nostro Paese, la minaccia del terrorismo internazionale, che, spesso, si nasconde dietro inaccettabili, e pretestuose, rivendicazioni religiose”.

IL CERIMONIALE – Quello che si è svolto in Vaticano è stato il primo faccia a faccia tra i due leader. Bergoglio aveva fatto gli auguri a Mattarella subito dopo la sua elezione al Quirinale, il 31 gennaio 2015, esprimendo la speranza che il nuovo capo dello Stato fosse “al servizio dell’unità e della concordia del Paese, per una illuminata azione di promozione del bene comune nel solco degli autentici valori umani e spirituali del popolo italiano”. Immediata fu la risposta di Mattarella nel suo discorso di insediamento, il 3 febbraio 2015, riprendendo anche i duri moniti di Bergoglio contro la corruzione. “L’attuale Pontefice, Francesco, che ringrazio per il messaggio di auguri che ha voluto inviarmi, – aveva detto in quella occasione il capo dello Stato – ha usato parole severe contro i corrotti: ‘Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini’“.

Nella sua prima visita di Stato in Vaticano Mattarella, oltre alla figlia Laura e da cinque nipoti tra i 10 e i 18 anni, è stato accompagnato, tra gli altri, dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, dal neo ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Daniele Mancini, e dal segretario generale della presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti. Oltre alle tredici persone del seguito, insieme ai rispettivi consorti, all’incontro col Papa c’erano anche cinque nipoti del capo dello Stato: Manfredi, Maria Chiara e Costanza Comella insieme a Sergio e Piergiorgio Mattarella. Al presidente della Repubblica Francesco ha donato una copia della Evangelii gaudium e la medaglia del secondo anno di pontificato. Mattarella ha ricambiato consegnando al Papa un disegno originale di Pericle Fazzini che riproduce il Cristo coronato di spine. Dopo lo scambio dei doni con Bergoglio, l’incontro del presidente della Repubblica con il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, a cui ha preso parte anche il segretario per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher. Successivamente Mattarella ha salutato il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e, prima di tornare al Quirinale, ha visitato la Basilica di San Pietro accompagnato dal cardinale arciprete Angelo Comastri.