Durante la visita-lampo di Barack Obama in Giamaica, a meno di 24 ore dopo il suo arrivo, ieri sera a Kingston, non sono mancati spunti divertenti, così come polemiche e proteste. Cominciando da una visita a sorpresa alla casa-museo di Bob Marley, una fissa che il presidente Usa ha dichiarato portarsi dietro fin da giovane; Obama si è diretto, subito dopo l’atterraggio, a Hope Road, dove ha sede il “sancta sanctorum” dell’icona mondiale del reggae, esibendosi anche in una pregevole interpretazione di alcuni celebri successi del Bob planetario, per la gioia di Rita Marley, moglie e manager instancabile del successo dell’artista, che ne farà sicuramente tesoro per il suo business.

Blacka, Energy, education

La Giamaica ha una simpatia, “di pelle” dobbiamo dire, per lui; una piccola isola, dove però sono concentrati enormi interessi economici e risorse naturali, la cui popolazione, afro-caraibica per circa l’80%, non riesce ancora a emanciparsi dal complesso d’inferiorità nei confronti di chi ha light complexion, pelle chiara. Qui, i soldi li fanno i bianchi, americani, inglesi o spagnoli che siano, e con loro la minoranza dei giamaicani gratificata dalla carnagione pallida, grazie ad unioni e incroci pianificati fin dai tempi della schiavitù. Un nero che è addirittura presidente della nazione più potente della Terra, costituisce una fonte di speranza inenarrabile per i blacka, che in dialetto patois significa “più nero”.

Ieri in prima mattinata, la firma dello storico accordo tra i due ministri dell’Energia, riguardo forniture di gas liquido da autotrazione (Lng) come risorsa alternativa a benzina e gasolio. E’ una novità in assoluto per un Paese che dipende dal petrolio texano, carissimo al dettaglio, circa un dollaro e mezzo al litro, e da quello più a buon mercato del Petro-Caribe venezuelano, fortemente a rischio oggi, a causa della grave crisi che attraversa il paese produttore. Oltre alla Giamaica, anche Saint Vincent & Grenadine, Antigua e Barbuda, St Kitts, St Lucia, Dominica e Grenada, che fan tutte parte del Caricom, la comunità caraibica che unisce i Paesi anglofoni, ricevono crudo dal Venezuela a prezzi scontati con pagamenti dilazionati.

Cruciale l’appuntamento con il presidente a Uwi, l’università delle West Indies, il quale, incontrando i giovani leader delle comunità, ha toccato anche l’altro tasto dolente, l’education, l’istruzione, che vede proprio la Giamaica in fondo alla classifica, con poco più di un centinaio di high schools pubbliche, rispetto a una popolazione di circa tre milioni, di cui solo il 5% ha i mezzi finanziari per accedere al gotha universitario. Barack ha promesso lo stanziamento di 70 milioni di dollari per rafforzare questo settore, nei Caraibi e America Latina. A quali condizioni, non è dato ancora saperlo; sta di fatto che l’economia giamaicana è già strangolata dagli interessi sul debito pubblico che deve al Fmi, e che questi soldi siano a fondo perduto, sono in pochi a crederlo.

Di mattino, l’atmosfera idilliaca era già stata rovinata da una folta protesta di cittadini, diretta proprio a Obama, reo di essere fautore dei diritti dei gay e dell’apertura ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Apriti cielo, uno scandalo che non poteva passare inosservato in uno dei Paesi più omofobi delle Americhe, quale la Giamaica. Preso anche in contropiede dalle domande rasta, che chiedevano la sua opinione riguardo recente introduzione della modica quantità di ganja (marijuana), egli ha messo in guardia i presenti sulle possibili ripercussioni di tale modifica di legge, forse memore della rivolta di cinque anni fa, quando fu proprio lui a chiedere l’arresto di un noto trafficante colluso con l’allora Primo Ministro. (Giamaica, Gomorra dei Caraibi – post del 30 marzo).

Via a Panama!

Oggi a Ciudad de Panama si fa sul serio; Barack dovrebbe incontrare Raul Castro, e suggellare così lo storico disgelo tra Usa e Cuba ribadito ieri all’università. Una mossa cruciale, che si aggiunge all’uccisione di Osama bin Laden nel 2011. Entrambi gli eventi farebbero parte del tesoretto, in campo di politica estera, da affidare al partito alla scadenza del suo mandato. E consegnare lui stesso alla storia.

da Kingston, Giamaica