La Corte d’appello di Roma ha confermato le condanne per Cesare Geronzi – ex presidente della Banca di Roma – e Sergio Cragnotti – ex patron di Cirio -, entrambi puniti in primo grado nell’ambito del processo sul crac finanziario da 1,125 miliardi di euro del gruppo Cirio, in relazione alla cessione di Eurolat alla Parmalat di Calisto Tanzi avvenuta nel 1999.

I giudici hanno confermato la condanna a Cragnotti per bancarotta distrattiva, riducendo a otto anni e quattro mesi la pena di nove anni che gli era stata inflitta in primo grado. Confermata per Geronzi la condanna a quattro anni di reclusione inflitta il 4 luglio 2011 in primo grado per concorso in bancarotta. Per il figlio di Cragnotti, Andrea, la pena è stata ridotta a due anni e quattro mesi, mentre per gli altri due, Massimo ed Elisabetta, le accuse che avevano portato alla condanna in primo grado di tre anni ciascuno sono state dichiarate prescritte. Ridotta a tre anni e dieci mesi anche la pena al genero dell’imprenditore, Filippo Fucile. La moglie di Cragnotti, Flora Pizzichemi, è stata assolta. Confermata anche l’assoluzione per Giampiero Fiorani, ex amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi. Assolto con la formula “per non aver commesso il fatto” il collegio sindacale di Cirio Holding – composto da Franco Scornaienchi, Gianluca Marini e Annunziato Scordo – , che in primo grado erano stati condannati a tre anni di reclusione. Agli ex funzionari della Banca di Roma i giudici hanno abbassato a due anni la condanna per Piero Locati – tre anni e sei mesi in primo grado – e Antonio Nottola, mentre hanno assolto Michele Casella. Molte delle accuse sono state eliminate per prescrizione e le assoluzioni decise in primo grado per altri 13 imputati sono state confermate.

Il 12 gennaio scorso la pubblica accusa aveva chiesto nove anni di reclusione e una multa di 10 mila euro a testa per Cragnotti e Geronzi, cinque anni di reclusione e 4 mila euro di multa per Riccardo Riccardi Bianchini – ex consigliere di amministrazione della Cirio –, tutti imputati di bancarotta per distrazione ed estorsione. Secondo la procura di Roma i tre imputati esercitarono pressioni su Tanzi perché acquistasse Eurolat, società del gruppo Cragnotti, ricavando così oltre al prezzo reale della società anche 200 miliardi di lire. Se l’operazione non fosse andata in porto – secondo l’accusa – Tanzi si sarebbe visto ridurre dalla Banca di Roma i finanziamenti per l’attività di Parmalat. I 200 miliardi vennero pagati – sempre secondo l’accusa – per saldare i crediti vantati dalla Banca di Roma verso la Cirio. Durante la requisitoria l’accusa, ricordando che il prezzo di vendita di Eurolat fu di 829 miliardi di lire, aveva sottolineato che né Geronzi né Cragnotti avrebbero potuto usufruire delle attenuanti generiche “per la gravità dei fatti e per il ruolo rivestito nella vicenda”.