Il Tesoro fotografa i primi effetti del tetto agli stipendi dei manager delle società pubbliche non quotate e che non hanno emesso obbligazioni. La ricognizione, firmata dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e inviata al Parlamento lo scorso 15 gennaio, è sul 2013, quando erano scattati i primi adeguamenti con il limite massimo di 311mila euro. Interessate, nel 2013, 6 società, quelle che hanno rinnovato i cda, su un totale, si legge nel dossier, di 20: Anas, Rai, Invitalia, Coni Servizi, Consap, Consip, Enav, Eur, Gse, Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, Sogei, Sogin, Arcus, Istituto Luce-Cinecittà, Italia Lavoro, Reta autostrade mediterranee, Mefop, Sogesid, Studiare Sviluppo, Invimit. Nel frattempo con le ultime novità la soglia per gli stipendi è scesa ulteriormente a 240mila euro.

Nel 2013 il vincolo dei 311mila euro, corrispondente al trattamento economico annuale del primo presidente della Corte di cassazione, comprensivo di tutti gli emolumenti spettanti in virtù della carica ricoperta, ha “trovato concreta applicazione esclusivamente nei confronti delle società non quotate, direttamente controllate dal ministero dell’Economia e delle finanze, i cui consigli di amministrazione sono stati rinnovati nel corso del 2013”, ovvero Anas, Invitalia, Coni Servizi, Sogin, Mefop e Invimit. In tutto sei.

Nel dettaglio, Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, ha visto scendere la remunerazione deliberata per l’ad, Domenico Arcuri, da 750 a 300mila euro annui lordi. Lo stesso è accaduto per l’amministratore unico di Anas, Pietro Ciucci, passato da 750 a 301mila euro. Hanno dovuto tagliare per stare nei ranghi anche il Coni, dove al rinnovo del cda per il nuovo ad sono stati previsti 240mila euro (nel triennio precedente erano 320mila euro) e la Sogin (da 551 a 242mila euro).

La vera sforbiciata si vedrà però solo con il 2014, quando è entrato in vigore il decreto che modula i tetti, individuando tre fasce, in base a indicatori dimensionali, per cui c’è chi si è visto abbassare anche di molto il limite massimo (per la terza fascia è dimezzato). E poi c’è stato il dl Irpef, varato sotto il governo Renzi. Il provvedimento ha imposto un nuovo tetto, valido a partire da maggio, pari ad appunto 240mila euro, equivalente all’assegno del presidente della Repubblica. A fare luce sui nuovi tagli sarà il prossimo rapporto, visto che ogni anno ne deve essere stilato uno. Il ministero dell’Economia deve infatti trasmettere alle Camere il rapporto sullo stato di attuazione delle misure di contenimento, in base alle relazioni con cui i consigli di amministrazione delle società interessate riferiscono all’assemblea.