La firma in calce alla prima richiesta di finanziamenti è di Andrea Peruzy, il fund-raiser, cioè il procacciatore di fondi per Italianieuropei, la fondazione di Massimo D’Alema. Il destinatario della perorazione è un capo della Cpl Concordia, la grande cooperativa rossa dello scandalo di Ischia, sospettata dai magistrati di aver unto le ruote del sindaco isolano del Pd e di altri soggetti in cambio di lavori per la metanizzazione. Siamo alla fine di marzo 2011. La somma richiesta non è stratosferica, ma nemmeno una bazzecola: 20 mila euro per la fondazione più 25 per la rivista (5 pagine di pubblicità a 5 mila euro la pagina). Nella prima parte della lunga lettera (3 pagine) si magnificano le mille benemerenze di Italianieuropei e si elencano le tante personalità della politica, della cultura, della pubblica amministrazione e delle imprese, che con D’Alema illustrano la fondazione: Giuliano Amato, Anna Finocchiaro, Luciano Violante, Miguel Gotor, Enrico Letta, Nicola Zingaretti, Franco Marini. Dulcis in fundo arriva la richiesta di quattrini accompagnata dalle delucidazioni sulle agevolazioni fiscali connesse alla gradita elargizione liberale sollecitata per la fondazione.

In quella parte si legge anche un’annotazione a mano: “In pagamento il 10/6”, postilla da cui si arguisce che la richiesta dalemiana non è stata distrattamente infilata in un cassetto. Anzi, è stata presa in bella considerazione e soddisfatta in tempi ragionevolmente spediti, considerate le burocrazie aziendali. In sostanza il dirigente Pd, un tempo definito il lìder Massimo e nelle intercettazioni dello scandalo indicato volgarmente come uno che non disdegna di “mettere le mani nella merda”, si mette in bella mostra e chiede, anche se per interposta persona del fund-raiser. E la coop dello scandalo sollecita esaudisce. Probabilmente gratificata dall’essere destinataria della perorazione di un politico di quella fatta, convinta così di averlo agganciato acquisendo o almeno credendo di aver acquisito crediti e benemerenze nei suoi confronti.

Tanto da poter poi dire nelle sedi giuste e al momento opportuno: “D’Alema è nostro amico”. La conferma dell’incasso da parte di Italianieuropei è contenuta in una seconda lettera sempre a firma Peruzy del 4 maggio 2012. Questa volta il destinatario è proprio il numero uno della coop, quel Roberto Casari che è stato presidente per quasi 40 anni. Il testo questa volta è di appena una paginetta. Dopo i ringraziamenti per l’aiuto economico ricevuto l’anno precedente, Peruzy bussa di nuovo a denari: sarebbero graditi altri 20 mila euro. Di seguito il numero di conto corrente su cui indirizzare il bonifico. Poi, a mano, appare una postilla: “Ok conferma di Casari” e una data, 15 ottobre 2012. Il che lascia supporre che tra la coop e Italianieuropei di D’Alema ci sia effettivamente stato un secondo passaggio di denaro.

Le due missive sono la dimostrazione che tra il politico primo presidente del Consiglio ex comunista e la cooperativa rossa dello scandalo ischitano c’era un solido rapporto di finanziamenti e non solo un feeling enologico culminato in uno scambio commerciale per l’acquisto di spumanti e vini pregiati prodotti nella grande azienda agricola dalemiana, La Madaleine in Umbria condotta dallo stesso D’Alema insieme alla moglie Linda Giuva. Acquisto di vini (2 mila bottiglie) che peraltro sarebbe stato sollecitato al presidente della coop Cpl in prima persona da D’Alema, stando almeno a quel che avrebbe fatto mettere a verbale Francesco Simone, ex collaboratore di Craxi e responsabile delle relazioni istituzionali della stessa coop. Sempre la Cpl avrebbe acquistato le copie dei libri di D’Alema da Italianieuropei che a sua volta li aveva comprati dall’editore. Il fund-raiser Andrea Peruzy è una figura importante della fondazione dalemiana almeno quanto lo è Roberto De Santis nelle faccende economiche più intime dell’ex capo del governo. Come, per esempio, l’acquisto dell’azienda agricola umbra dove D’Alema produce vino o della barca Ikarus.

De Santis è l’uomo ombra, un signore alto quasi 2 metri originario di Martano (Lecce) che conobbe D’Alema quando quest’ultimo fu spedito dal Pci a farsi le ossa in Puglia e che poi riapparve alla guida di una merchant bank, la London Court di piazza Navona, propaggine della dalemiana “merchant bank Palazzo Chigi”. Peruzy è legato ad Alfio Marchini e il link tra D’Alema e il potere capitolino, cioè Francesco Gaetano Caltagirone. Quando quest’ultimo spadroneggiava all’Acea (acqua e luce della Capitale) Peruzy era nel Consiglio. Idem a Grandi Stazioni dove le Fs hanno la maggioranza (60 per cento) e Caltagirone solo il 20. Ma comanda.

Da Il Fatto Quotidiano di sabato 4 aprile